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Merano. Nel cuore d’Europa il 52° Congresso Nazionale dell’AIS

31 Ottobre 2018

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Merano. Nel cuore d’Europa il 52° Congresso Nazionale dell’AIS

Si terrà per la prima volta in riva al Passirio, dal 1° al 4 novembre 2018, il Congresso Nazionale dei Sommelier AIS.   

Merano, giardino dell’Alto Adige dal clima mite, oasi di benessere e acque termali, da sempre è il punto di riferimento per l’intera area mitteleuropea grazie alla sua posizione strategica sull’asse nord-sud Europa. Ha ospitato imperatori e re, e dopo essere stato luogo prediletto della principessa Sissi e di Franz Kafka, si prepara ad accogliere l’Associazione Italiana Sommelier per il suo 52° Congresso Nazionale.
In ogni edizione, da oltre mezzo secolo, il congresso è il momento di sintesi del lavoro svolto dall’Associazione e dai suoi sommelier nell’anno trascorso, a livello locale, regionale, nazionale e internazionale.
“Il passaggio da Taormina, sede del Congresso 2017, a Merano – dichiara il Presidente Nazionale Antonello Maietta – rappresenta lo spirito e la forza dell’AIS, presente capillarmente su tutto il territorio nazionale.”

Durante i quattro giorni saranno in programma, accanto ai lavori congressuali riservati ai soci, momenti dedicati alle degustazioni, visite a cantine storiche e banchi d’assaggio aperti al pubblico, oltre ai consueti e apprezzatissimi spazi conviviali.
Il Congresso è anche sede deputata alle fasi finali dei concorsi, banco di prova e confronto tra sommelier, la cui preparazione si rivela costantemente in crescita.
I vincitori delle selezioni regionali si affronteranno per il titolo di Miglior Sommelier d’Italia “Premio Trentodoc”, secondo la nuova formula che prevede prove incrociate tra i finalisti in lotta per strappare il titolo al campione in carica: Roberto Anesi, sommelier e ristoratore in Canazei.
Non meno ambiti i premi Bonaventura Maschio: una borsa di studio per il Master sull’acquavite, offerta a tre giovani sommelier (in rappresentanza di Nord, Centro e Sud d’Italia), distintisi per la propria preparazione sui distillati, e il Premio Surgiva, riconoscimento riservato alla delegazione AIS che più si è distinta nel proprio territorio di appartenenza.
“L’organizzazione di questo congresso – secondo la Presidente di AIS Alto Adige, Christine Mayr – è stata per la nostra sede motivo di forte impegno e orgoglio. Un lavoro che ci ha permesso, a otto mesi dall’evento, di avere un programma praticamente definitivo.” Merano si accinge dunque ad accogliere dirigenti, delegati e molti dei quarantamila soci che animeranno il raffinato e accogliente centro dai portici medievali e dagli edifici Liberty, i giardini e le terrazze di Castel Trauttmansdorff, ma soprattutto i luoghi legati alla cultura enoica.

Un campione

Ristoratore, wine writer, blogger ma soprattutto sommelier. E che sommelier. Un campione. Miglior Sommelier AIS 2017, per la precisione. Intervista a Roberto Anesi.

Roberto Anesi: Il patron del ristorante El Paèl di Canazei (Trento), si èguadagnato il grande riconoscimento al congresso Nazionale di Taormina dello scorso ottobre. Un riconoscimento che segue non solo un lungo e difficile allenamento ma corona, anche una vita, o quasi dedicata al mondo del vino. Non solo nella sua Canazei. Dalle montagne del trentino la sua presenza si è imposta in tutto il mondo della sommelerie da molti anni grazie alla stima conquistata tra i colleghi negli anni. Il colloqui per DIONYSOS non può quindi che partire dalla nota biografica e dalla scintilla da cui è divampata la sua passione.

DIONYSOS: Come hai cominciato a interessartial vino?
Roberto Anesi: È una bella domanda: sono nato in un albergo e quindi ho cominciato sin da ragazzino a lavorare nell’ambiente aiutando i miei genitori a spinare le birre la sera o portare le bottiglie del vino. Poi, un po’ alla volta, quando ho cominciato ad assumermi la responsabilità del ristorante nel 1994, ed avevo poco più di 23 anni ho cominciato a rendermi conto quanto fosse importante la professionalità nel mestiere di ristoratore. Ho cominciato, quindi, a fare un sacco di corsi tra cui quello di sommelier.

Come fu l’impatto con il mondo dei sommelier di quegli anni?
Molto positivo, perché lo vivevamo in un ambiente molto piccolo all’interno della delegazione della Val di Fassa. Poi man mano ho cominciato ad avere altri incarichi e altre responsabilità prima regionali e poi nazionali, attraverso i concorsi ho avuto confronto con fuori regione.

Ne ha fatti parecchi?
Parecchi, dal 2008 al 2010 quando hanno messo il limite di età a 38 anni. Poi nel 2013 lo hanno tolto e ho ricominciato anche a causa di un grave infortunio in bicicletta ho dovuto aspettare due anni.

Come ci si avvicina e come si prepara un concorso così importante?
Con tantissimo, tantissimo sacrificio, studio e dedizione. Io ho studiato quasi 9 mesi tutte le mattine, quando ero ancora fresco, e poi ho fatto molto affidamento all’esperienza fatta negli anni precedenti con viaggio degustazioni.

Tecnicamente quanto influisce la degustazione nel concorso?
Sicuramente molto, ma i tempi sono molto brevi e l’esperienza entra in gioco. Hai solo tre minuti e devi inquadrare e descrivere il vino. A me è andata bene nelle selezioni. C’era un nebbiolo che ho descritto come del nord ed invece era un barbaresco. L’atro era un Soave e c’ero arrivato. L’ho riconosciuto. Poi durante le finali avevamo un Bramaterra, mentre il bianco era un blend friulano che avevo intuito anche se poi ho detto Greco di Tufo. Poi ci sono molte altre prove pratiche e teoriche, Con abbinamento con cocktail e the. Un concorso molto complesso.

E hai vinto. Ma qual è il tuo rapporto con il Trentino e l’Alto Adige?
Per il Trentino, che è la mia terra, ma anche per l’Alto Adige, ho sempre un occhio di riguardo. In Trentino riconosco il grande sforzo e il lavoro dei piccolo produttori che negli ultimi anni si sono imposti e il Trento Doc che attualmente è il punto di riferimento per il mercato italiano. Poi in Alto Adige ci sono delle cose che mi piacciono particolarmente come certi Pinot Nero e dei bianchi molto importanti.

Cos’è oggi il lavoro del sommelier?
E’ un lavoro che richiede moltissima psicologia per capire in pochissimo tempo le esigenze del cliente e cosa vuole. Se desidera un vino poco impegnativo, se vuole stare attento alla spesa, se vuole, invece, coccolarsi e fare un’esperienza diversa.

Da quando hai vinto il concorso com’è cambiato il rapporto della clientela con te?
Il cliente tende a fidarsi o richiedere di più, anche se ho sempre avuto una clientela che faceva affidamento su di me. Ma ultimamente percepisco questa fiducia molto di più.

Quale vino va meglio nel suo ristorante?
Un vino che ha un successo particolare è il Lagrein.

Cosa proporrà al congresso di Merano?
Al congresso condurrò una piccola masterclass con Trentodoc particolari, fuori commercio, caratterizzati da una sosta sui lieviti ben più lunga di quella solita dell’uscita sul mercato.

Foto/c-Damian Pertoll.  

 

 

 

 

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