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I dolori dei giovani Huber e Vaccarino

28 Ottobre 2018

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I dolori dei giovani Huber e Vaccarino

Forza Italia e PD. Due Partiti, Due concetti di politica. Due visioni del mondo. Veltroni e Berlusconi. Bersani e Berlusconi. Renzi e Berlusconi. Due filosofie di pensiero in contrasto da sempre, oggi però assai vicine a livello nazionale quanto locale. Lo dice chiaramente Luca Vaccarino, consigliere comunale di FI a Bronzolo, quando ammette “Serve una svolta, visi nuovi, persone da altri ambiti”. Dall’altra il mantra non è dissimile. Sono ore di turbolenza in casa PD, il giovane segretario Alessandro Huber si trova a dover gestire fronde interne, che ne chiedono la testa (politica). Huber e Vaccarino vivono storie (e dolori) paralleli in contesti diversi quanto simili. Entrambi sono impegnati in partiti di tradizione in piena crisi, che non hanno saputo rinnovarsi e stare al passo con la società liquida del 2018. Forza Italia, legata alla figura di Berlusconi, non riesce a proporre altro che il “Capo” in mille salse diverse, il PD invece, dilaniato da fazioni interne per antonomasia, non riesce a darsi unità d’intenti se dall’esterno almeno, sembra sempre sul punto di schiantarsi in mille pezzi. Vaccarino e Huber hanno un sogno in comune: ricostruire il partito di militanza partendo dai principi storici, con volti diversi e forse un modus alternativo di comunicazione. I risultati elettorali locali hanno lasciato il segno, in primis un PD diviso che attende il 29 ottobre per serrare i ranghi in assemblea. Forza Italia ha fatto un tonfo in termini percentuali e sembra che suoi figli politici, come il consigliere Vaccarino, abbiano in mente un partito diverso, più “sul pezzo” e legato con un filo più sottile ai big storici, oggi in piena crisi. Il compito è arduo, perché entrambi pagano indirettamente una filosofia politica applicata da vecchia Repubblica con i senatori che in un modo o nell’altro incidono sul quotidiano. Il PD paga la liquefazione generale della sinistra storica, raccoglie qualche deluso ma non arriva quasi più all’elettore medio. Localmente è rimasto lo zoccolo duro elettorale, non proprio di primo pelo ma è bastato a far un consigliere. Cronico il problema comunicativo per la sinistra, incapace d’esser tra la gente come all’epoca del PCI. La mancanza di un leader positivo fa il resto, Renzi non convince più e la bollitura di molti esponenti (esterni ed interni, dalla critica perseverante e perpetua) è talmente evidente da far quasi bruciare la pentola. Alessandro Huber poco avrebbe potuto fare per invertire la tendenza ed il risultato raggiunto non deve imbarazzare più di tanto i “frondisti”: Sicuri che si potesse far meglio? Difficile ma sarebbe stato possibile far peggio, serve una squadra unita in vista delle Comunali (lo spauracchio Bianchi è in agguato…) o la partita rischia d’esser veramente complessa, sempre sperando (per il PD) il nazionale non trascini (come succede in questi casi) in negativo anche il buono fatto localmente. Lo scenario del dopo Repetto in Comune è delicato e va gestito con la massima cautela onde rischiare cappotti ed interpretazioni molto vicine al politichese da Cencelli. Da valutare anche la spendibilità di un partito sconfitto in sede di consultazione per la Giunta provinciale. Chi rappresenta il gruppo italiano ad oggi? Forzare la mano potrebbe portare ad una campagna 2020 infernale, va fatta una seria analisi prima di qualsiasi mossa. Per Forza Italia si tratta di partire quasi da zero. Rifondare la classe dirigente locale, riprendere contatti con il territorio, andare più tra la gente come ai tempi d’oro ma senza il salvagente Berlusconi. Da non sottovalutare la questione social, mondo sempre più decisivo (si stima quasi al 60% entro il 2020) nelle campagne elettorali. Berlusconi fu un precursore della comunicazione politica in televisione ma pare rimasto al palo riguardo quella social, di fatto inaugurata da Trump nel 2016 e ben traslata da Lega e Salvini sul panorama italiano, anche più dei 5 Stelle, che sul virtuale puntano moltissimo per vocazione ma localmente appaiono tiepidi. Esistono quindi degli spazi di manovra, ma urge per questi partititi muoversi con progetti concreti. Fallire significherebbe estinguersi? Possibile in questa società particolare e senza ancore, ma in questo contesto è possibile passare dall’1% al 13% come scivolare dal 40% al 20% in una tornata. La politica liquida non perdona, i dirigenti quasi quarantenni lo sanno e spingono i senatori a cambiare tattica ma il processo sembra lentissimo. Dai “dolori” un po’ alla Goethe, che sembrano accomunare Luca Vaccarino ed Alessandro Huber, al manzoniano “ai posteri” per comprendere “la sentenza”, più ardua che mai.

In foto: Alessandro Huber e Luca Vaccarino.  

 

 

 

 

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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