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Come si possono gestire meglio le traduzioni nella pubblica amministrazione?

2 Ottobre 2018

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Come si possono gestire meglio le traduzioni nella pubblica amministrazione?

I linguisti di Eurac Research hanno elaborato alcune proposte per gli uffici provinciali altoatesini.

Per legge, molti documenti ufficiali prodotti dalla Provincia autonoma di Bolzano devono essere bilingui. Non sempre però i testi sono chiari e a volte contengono errori. I linguisti di Eurac Research hanno studiato i processi di traduzione nella pubblica amministrazione per capire da dove nascano questi problemi di comunicazione. Dallo studio esplorativo è emerso che a tradurre sono gli impiegati pubblici, che quasi mai sono traduttori professionisti. Secondo i ricercatori, una gestione sistematica dell’attività di traduzione semplificherebbe il lavoro degli impiegati e la comunicazione con i cittadini.
Per contratto tutti gli impiegati pubblici devono tradurre testi. Tanti di loro effettivamente lo fanno, più o meno regolarmente, ognuno secondo le proprie competenze e capacità. Lo ha verificato Flavia De Camillis, linguista di Eurac Research, che ha messo sotto la lente di ingrandimento otto ripartizioni provinciali, intervistando venti impiegati. Di questi nessuno è assunto come traduttore, in pochi hanno una formazione linguistica, più della metà traduce verso la seconda lingua.
“Qualcuno vive questi incarichi come un diversivo, ma tanti si sentono inadeguati, come il collaboratore che ha commentato: ‘Mi sento come un cuoco che deve costruire una casa’”, spiega De Camillis. Eppure secondo la ricercatrice non è indispensabile assumere altro personale: “L’esperienza degli impiegati si può valorizzare attraverso formazione specifica, procedure standard e tecnologia di supporto”. Una gestione uniforme dei processi di traduzione ridurrebbe infatti tempi e costi e migliorerebbe la comunicazione con i cittadini.
I linguisti di Eurac Research hanno avanzato qualche proposta, suggerendo, ad esempio, che gli impiegati traducano solo verso la lingua che conoscono meglio e che usino software di traduzione assistita. Andrebbero poi creati glossari con definizioni e banche dati con traduzioni condivise, usando però i testi tradotti in passato solo se di qualità, per non ripetere vecchi errori. Inoltre, secondo i ricercatori, i tempi e il flusso di lavoro dovrebbero essere chiari sia per i committenti che per gli esecutori; spesso infatti il tempo a disposizione è troppo poco e il processo di revisione viene sottostimato.
Dopo questa prima fase esplorativa, a partire da domani (3 ottobre) lo studio verrà esteso a tutte le ripartizioni provinciali attraverso un questionario compilabile on-line.

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