Cultura & Società Ultime Notizie

Psicologia. Blackout, il morire per gioco dei teenager, di Giuseppe Maiolo

16 Settembre 2018

author:

Psicologia. Blackout, il morire per gioco dei teenager, di Giuseppe Maiolo

Manca la prevenzione da parte degli adulti, che non significa vietare ma responsabilizzare.

Un’ennesima tragedia si compie tra i giovani e sconvolge perché scopri che si muore per “gioco”. È una pratica occulta ma non nuova, anzi conosciuta da tempo tra i giovani, inebriante ed eccitante, per qualche verso erotica che ora la rete contribuisce a diffondere e che negli Stati Uniti ha già fatto numerose vittime. Si chiama “Blackout” o anche “Passing out game” e si sostiene che sia un gioco. Vuol dire provare a vedere fino a quanto si riesce a resistere senza respirare, in apnea. Su Youtube di video ce ne sono già molti e assolutamente espliciti, dove vedi ragazzini che provano a “soffocarsi” e poi svengono per mancanza di ossigeno. Scopri che nel web ci sono guide che ti insegnano questo “gioco” e ti dicono come si resiste fino a perdere la coscienza. Tutto questo, non vi è dubbio, per un adolescente può essere eccitante. Ma è mortale, non solamente pericoloso. E va detto a chiare lettere, anche perché in questi giorni le visualizzazioni di questi siti sono aumentate.Si è saputo ora, ma è accaduto agli inizi di settembre che un ragazzo di 14 anni venisse trovato morto con una corda stretta al collo, alla periferia di Milano. Era un giovane dicono solare e coraggioso, appassionato arrampicatore e con buone doti fisiche e promettente come sportivo. Temerario, forse, al punto da lasciarsi “affascinare” da quel piacere del rischio che sembra dominate nei ragazzi di oggi, i quali sono portati ad andare oltre il limite conosciuto. A Milano si indaga per capire se è stato suicidio, ma da quello che ha riferito la famiglia appare quasi certo che non si è trattato di un gesto estremo, quanto piuttosto di una “prova estrema” e di quella ricerca di sensazioni forti che ai ragazzi dà un livello di eccitazione incredibile. In fondo li attrae il rischio, anzi li affascina proprio e non tanto per trasgredire alle regole poste, quanto per provare che si è veri e propri supereroi.
C’è anche la gara con gli altri e il confronto con i pari perché c’è la voglia di essere popolari e diventare leader di un gruppo o quanto meno ammirati per le proprie doti. Ma ciò che prevale è il sentirsi invincibili e di non correre pericoli. I nuovi adolescenti pensano di avere sempre tutto sotto controllo mentre non è così per ragioni biologiche ed evolutive. Le neuroscienze confermano che le aree cerebrali deputate al controllo del proprio comportamento si sviluppano tardivamente. Nel contempo, sul piano emotivo, i teenager di oggi non sono stati fin da piccoli attrezzati a riconoscere le emozioni per quello che sono, né a gestirle come segnali che aiutano a comprendere ciò che accade fuori e dentro di te. Noi come “nuovi adulti”, sempre in altre faccende affaccendati, non stiamo dando loro la possibilità di sviluppare quelle mappe emotive che devono servire poi da grandi a governare le emozioni. In carenza di questo strumento, tutto si confonde e il limite sfuma o si perde. E appunto, prima del gioco perverso, è davvero blackout della coscienza.
Torna allora in campo, ancora una volta, la sfida che ci attende come adulti di riferimento: fare prevenzione di tutti questi nuovi ed emergenti pericoli vuol dire dare agli adolescenti sia le norme necessarie al viaggio della crescita che stabilire confini e limiti. Non serve vietare Internet che non c’entra nulla con queste azioni, ma è fondamentale che essi sviluppino un loro pensiero critico e autonomo, che è lo strumento necessario per cogliere la pericolosità di alcuni comportamenti e percepire i rischi connessi a tutte le pratiche eccessive. Meno li responsabilizziamo e li rendiamo consapevoli di ciò che fanno e più li lasciamo in balia delle tante suggestioni della rete che affascinano e sono pervasive.

In foto, Giuseppe Maiolo – Doc. Psicologia dello sviluppo – Università di Trento

 

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *