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Bolzano. Giro di vite sull’accoglienza, preoccupati Caramaschi e Bianchi

29 Settembre 2018

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Bolzano. Giro di vite sull’accoglienza, preoccupati Caramaschi e Bianchi

Le conseguenze dello stop allo Sprar non possono essere scaricate sui Comuni, sindaci allarmati.
La limitazione all’accesso allo Sprar imposta dalle restrizioni del decreto Salvini potrebbero scaricare conseguenze pesanti sui comuni del fondovalle. Dopo l’apertura dei centri Sprar in provincia che avevano assorbito anche sui comuni periferici l’accoglienza dei profughi, si riapre il problema sul fondovalle e in particolare sul capoluogo. In futuro al sistema Sprar potranno essere accolti soltanto i profughi cui sia stato riconosciuto lo status di protezione umanitaria. Anche i profughi che ancora non hanno ottenuto l’asilo restano tra” color che sono sospesi” e inevitabilmente si riverseranno sul fondovalle. “Attualmente ci sono a Bolzano circa 400 profughi, dopo che molti avevano trovato sistemazione grazie alla apertura dei centri Sprar in periferia. “- spiega il sindaco di Bolzano Caramaschi – “Ora però dobbiamo occuparci di ciò che succederà a coloro che non ottengono l’asilo o la protezione umanitaria. Un buona parte dei 1700 richiedenti asilo accolti in provincia si vedrà notificare l’espulsione. E quindi cosà accadrà?– si chiede il sindaco. È evidente che i profughi non si recheranno spontaneamente alla frontiera per tornare nel loro Paese d’origine, e quindi, dopo la cacciata dai centri Sprar la conseguenza non può che essere la loro permanenza nelle città, Bolzano in primo luogo. “È lo Stato – precisa Caramaschi – che deve occuparsi del rimpatrio di queste persone perché non è certo sufficiente consegnare loro un foglio di via e pensare che se ne vadano. Salvini deve dare adeguate risposte – è la conclusione del sindaco.
Situazione analoga anche a Laives dove la struttura con 60 posti allestita in città sarà presto insufficiente per ospitare tutti gli sprovvisti di asilo che si riverseranno nel fondovalle. Anche il sindaco Bianchi ritiene che le conseguenze del decreto Salvini non possano essere scaricate sui Comuni.

foto, Renzo Caramaschi

 

 

 

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