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Uil Scuola Rua Bolzano: un sindacato 4.0 con un occhio alla realtà tedesca

22 Luglio 2018

Uil Scuola Rua Bolzano: un sindacato 4.0 con un occhio alla realtà tedesca

A Bolzano il sindacato della Uil Scuola ha rinnovato la propria squadra di lavoro ad aprile. Abbiamo raggiunto il docente Marco Pugliese, ora segretario regionale (e nell’esecutivo nazionale) a tempo pieno di una struttura completamente nuova, un mandato che durerà fino al 2022.

La scuola è un settore importante, cosa si prova a rappresentarlo, sono pochi i dirigenti sindacali giovani…

Sono entrato in Uil Scuola nel lontano 2005 come semplice iscritto. Diciamo che ho sempre dato una mano ai colleghi, il ginepraio di graduatorie, punti, titoli rischi di far impazzire. Sono un docente prestato alla causa, ho varie idee d’approccio. Cercherò di metterle in pratica da qui al 2022, ho stilato un piano strategico, i temi sono tanti. Non abbiamo la bacchetta magica, ma qualche risultato lo porteremo a casa, intanto saluto i miei alunni che mi mancano tanto…

Il più urgente?

Senz’altro il nostro contratto, ci sono problemi nella transizione tra nazionale (firmato) e locale (non recepito). Ai colleghi contiamo di dare una risposta a settembre, i nostri tecnici hanno fatto dei calcoli, esistono delle norme, conto di parlare con qualche assessore il prima possibile.

C’è unità sindacale su questo?

Qualcuno sosteneva “chi ci ama ci segua”, ecco lo spirito è questo…

Che significa sindacato 4.0?

Significa utilizzare tutti gli strumenti tecnologici esistenti per far conoscere il nostro lavoro. Oggi il sindacato spesso è ritenuto inutile, le persone si sentono abbandonate. In realtà vanno raggiunte, noi investiamo per i nostri iscritti tutto il tempo necessario. Tralasciando il nome, forse pomposo, è proprio un proposito, esser chiari, fruibili, veloci e preparati. Il nostro sito, visitatelo: www.uilscuola.bz.it, siamo anche su FB.

Serve una preparazione particolare per far questo lavoro?

Io tengo moltissimo alla formazione, che non è fatta solo di corsi. Ho moltissimi testi e manuali nell’ultimo anno e ho partecipato a vari corsi e workshop, anche se certe contrattazioni mi hanno dato moltissimo. Molte volte la ricostruzione di una trattativa è complessa, ci sono equilibri delicati. Durante il primo anno, tranne che su qualche tema, abbiamo studiato la macchina, nel dettaglio, oggi siamo pronti ad agire, iniziando dal contratto.

Si parla di scuola statale ovviamente…

Si anche se Infanzia e Provinciale sono un mio cruccio. Non sono seguite direttamente da noi e credo sia un errore. Questi docenti meritano più rispetto, molti mi scrivono o chiamano, vedo appartenenza non corrisposta. Su questo punto il nostro sindacato qualcosa dovrà fare, sono una parte consistente di popolazione scolastica. Pensavo a delle assemblee congiunte con i colleghi del settore.

Liceo quadriennale, cosa ne pensa?

Lo trovo inutile. Mi spiego, sono scelte che non portano ad un livello d’istruzione più elevato, anzi…Motivo? Si tagliano piani di studio, pensare che si criticarono le vecchie magistrali ed invece si è tornati indietro.

E l’area tedesca? Notate differenze?

Ben un quinto dei nostri iscritti è di madrelingua tedesca, investiremo di più nella scuola tedesca, cercheremo d’esser più presenti. I colleghi hanno gli stessi bisogni, andremo di più nelle scuole, manca il contatto umano.

Contatto umano, ma il sindacato è in crisi?

(Ride) La Uil, dati alla mano è l’unica sigla in crescita a livello nazionale. Certo esiste una crisi profonda, quando il sindacato più rappresentativo è formato in larga maggioranza da pensionati, ma non è il nostro caso. Noi, siamo primo sindacato scolastico a Trento e quarto a Bolzano, la regionalizzazione ci ha resi più forti e sinergici e contiamo d’aumentare, comunque siamo rappresentativi, per ora ci teniamo stretto questo risultato non scontato. Poi il sindacato lo fanno le persone, quindi è tutto relativo.

Non scontato?

In alcuni settori, tra cui il nostro, non è scontato potersi sedere a pieno titolo ai tavoli di trattativa, noi possiamo farlo, anche per il lavoro di chi ci ha preceduto.

Avete in cantiere dei ricorsi?

Si un paio, contiamo di preparare i pacchetti per settembre, cercheremo di ridar ai colleghi qualche diritto che si è perso per strada.

Ma la scuola altoatesina è in salute?

In parte si, ma credo si possa far di più a livello culturale e di progetti.

Scuola bilingue?

Quello è un mantra, spesso comodo e strumentalizzato dalla politica. In realtà per attuare il progetto serve cambiare lo Statuto, articolo 19 per esser precisi. Senza questo siamo alla chiacchiera. Mi auguro in campagna elettorale qualcuno c’inviti per spiegare effettivamente la quaestio. La scuola mi pare non centrale, i docenti spesso poco ascoltati.

Avete partiti di riferimento?

Assolutamente no, a noi interessa il benessere dei lavoratori. Interessa funzioni la macchina nel rispetto dei ruoli, interessa la politica sindacale per creare opinione, l’altra politica esiste, ci coinvolga pure ma noi saremo inflessibili e non faremo sconti a nessuno. Chi ha qualche idea riguardo la scuola alzi la cornetta e ci chiami, cosi ne studiamo la fattibilità.

Cosa si sente di dire ai suoi colleghi?

Di tener duro, credo certi venti stiano cambiando e noi abbiamo cambiato il nostro sindacato appunto per andar incontro alle nuove esigenze. Conosco i sacrifici che si fanno a scuola, nonostante l’età anagrafica non elevatissima, insegno da quasi quattordici anni, in pratica un mese dopo la laurea ero già in classe.

Le altre passioni sono il giornalismo, la storia e l’economia…

In realtà la prima veicola le altre due. La storia la ritengo fondamentale, forma e fa ragionare. Spesso chi ci ha preceduto ha adottato soluzioni ancora oggi spendibili. D’economia ci scrivo e la scintilla è scoccata nel 2005 circa, mi sono reso conto di quanto questa materia sia un collante incredibile. Ho studiato l’economia da manuali, testi, articoli e anche tramite vari confronti avuti dal vivo con personaggi come Nino Galloni o Borghi Aquilini, che idee a parte, hanno esperienza da vendere. A breve intervisterò l’economista Rinaldi, insomma una passione coltivata. Il mio modello è Keynes.

Sogno nel cassetto?

Sto ancora costruendo il cassetto…

In foto a sinistra: Marco Pugliese.  

 

 

 

 

 

 

 

Giornalista pubblicista, scrittore.
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