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Psicologia. Sempre connessi ma fuggiaschi, di Giuseppe Maiolo

22 Luglio 2018

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Psicologia. Sempre connessi ma fuggiaschi, di Giuseppe Maiolo

Li puoi chiamare fuggiaschi ma sono teenager isolati dal mondo che non vedi perché si nascondono, si ritirano in casa e rifiutano i contatti reali. In genere sono maschi e possono avere dai 14 anni in su. Li riconosci perché sono determinati a starsene lontano dalla realtà e con una qualsiasi scusa si fanno da parte e si isolano. Si tratta di ritiro sociale vero e proprio che però non ha niente a che vedere con la fobia scolare di un tempo che esprimeva difficoltà a scuola e particolari dinamiche familiari. C’entra piuttosto con la paura delle relazioni e del coinvolgimento fisico e soprattutto interessa il corpo dell’adolescente che emerge d’un colpo mutato e spavaldo. Un corpo che imbarazza e che le nuove tecnologie di oggi ti permettono di sottrarre alla realtà e lasciarlo solo nel mondo virtuale.
Questa è la lettura da fare di un fenomeno giovanile preoccupante. Comportamento che mette in luce paura e panico quali ingredienti consueti della crescita in adolescenza a cui però adesso stiamo dando poche o vaghe risposte. Allora i fuggiaschi che si ritirano nelle relazioni virtuali, sono quei ragazzi spaventati che tentano di arrangiarsi da soli e trovano una soluzione: sostituiscono il virtuale più rassicurante a quel reale ansiogeno. Grazie ad un PC collegato a internet, rimangono attaccati al mondo mentre allo stesso tempo si allontanano. Questa sorta di fuga ha motivazioni varie e complesse che vanno rintracciate nei grandi mutamenti sociali e culturali che stiamo vivendo. Ma non è la dipendenza da Internet che fa scappare. Ci si rifugia in rete e si trova riparo nel web perché questo ti offre la possibilità di sostituire le interazioni virtuali a quelle reali, problematiche o insufficienti. In fondo ai giovani stiamo consegnando un universo di relazioni povere, precarie e instabili e proponiamo rapporti educativi, un tempo severi e colpevolizzanti, ora sempre più permissivi, silenziosi o addirittura assenti.
E poi c’è una mutata relazione con il corpo che in adolescenza ha sempre portato scompiglio. Oggi il corpo adolescente è più esibito che vissuto, narrato come oggetto di culto in una quantità innumerevole di immagini. Corrispondere ai modelli proposti è difficile se non impossibile. Cosa c’è di meglio allora del mostrarsi e nascondersi allo stesso tempo o raccontarsi in un andirivieni di illusorie rappresentazioni personali grazie agli infiniti avatar che puoi inventare? La rete ti offre la possibilità di esistere anche senza un corpo che peraltro senti inadeguato e di cui ti vergogni. La tecnologia ti permette di far vivere narcisisticamente quel tuo corpo nuovo e pulsante ma anche ingombrante o inadeguato, amato e biasimato allo stesso tempo. Ritirarsi significa sottrarsi ai pericoli ma pure eliminare dalla realtà il corpo dolente e, almeno illusoriamente, tentare una via d’uscita per sopravvivere.
Ma che fare con i fuggiaschi? Come aiutarli? Ancora una volta, per chi sta negli immediati dintorni dell’adolescenza è meglio intervenire il più presto possibile. Osservare bene i comportamenti dei giovani in crescita è la prima cosa da fare. Caso mai annotare i progressivi segni di distanza dagli amici reali, dallo sport, dalla scuola e dalla vita. E poi non trascurare quel dormire di giorno e star svegli di notte. Ma questo in sostanza significa conoscere bene l’adolescente e i suoi interessi, soprattutto quelli on line, le sue passioni e le sue preoccupazioni. Poi però ci vogliono anche gli interventi specialistici.

Giuseppe Maiolo – Università di Trento

in foto, Giuseppe Maiolo

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