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Alto Adige, “ampliare la prevenzione del suicidio per salvare vite”

27 Giugno 2018

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Alto Adige, “ampliare la prevenzione del suicidio per salvare vite”

Il grande interesse e la partecipazione attiva al convegno “Prevenzione del suicidio in Alto Adi-ge”, al quale la “Rete di prevenzione del suicidio” ha recentemente invitato a partecipare, hanno reso chiaro che l’elevato numero di vittime e tentativi di suicidio in Alto Adige richiedono misure concrete in diversi settori. Grazie al convegno sono stati mossi i primi passi in questa direzione.
La “Rete di prevenzione del suicidio”, che raccoglie più di 20 diverse associazioni e istituzioni pubbli-che, ha organizzato recentemente, il 10 maggio a Bolzano, un convegno per contrastare al meglio il fenomeno del suicidio e trovare le strategie migliori per fornire risposte adeguate a persone cosiddette a rischio e ai loro familiari. Hanno partecipato al convegno più di 200 persone, appartenenti prevalentemente al settore educativo, del sociale, della sanità e diverse organizzazioni e associazioni di volontariato, che hanno approfondito in una mattinata di discussione e confronti la tematica.
“Il convegno è stato un primo passo nella giusta direzione. Siamo riusciti a centrare già diversi obiettivi: parlandone apertamente abbiamo contrastato il tabù del suicidio in maniera significativa, partner di diversi settori e gruppi linguistici si sono in secondo luogo confrontati in maniera approfondita e, infine, i servizi e punti di appoggio esistenti sono diventati più visibili”, spiega Guido Osthoff, responsabile d’area della Caritas e coordinatore della rete. “Siamo riusciti inoltre con questo convegno ad individuare numerose opportunità di miglioramento. Ora, si tratta di approfondire e avviare passi concreti, per promuovere ulteriormente la prevenzione del suicidio in Alto Adige” aggiunge Sabine Cagol della cooperativa EAAD-EOS.
Altri componenti della rete riassumono in questo modo i risultati dei vari gruppi di discussione: “Prima di tutto, al convegno, è emerso chiaramente che la società deve assolutamente cambiare il suo atteg-giamento etico nei confronti del valore della vita. Perché solo se accettiamo i suoi alti e bassi, i lati positivi e negativi, possiamo essere in grado di affrontare la nostra vita e sostenere, anche, persone in situazioni di crisi”, spiega Roger Pycha, primario del Servizio Psichiatrico dell’ospedale di Brunico.
Peter Koler, direttore del Forum Prevenzione, sottolinea: ”Vi è un ampio consenso sulla necessità di un piano specifico di prevenzione del suicidio nella nostra provincia, per garantire l’applicazione in maniera efficiente e puntuale delle singole misure. In Alto Adige esistono già molti servizi e punti di contatto per persone a rischio, purtroppo spesso le loro competenze sono poco chiare o semplicemente i loro tempi di accesso sono troppo lunghi”. “Servono urgentemente offerte di servizi di prevenzione facilmente accessibili, personale meglio formato e attività di sensibilizzazione più mirate. L’ultimo punto riguarda soprattutto i media locali, ai quali chiediamo di affrontare la tematica con un approccio più responsabile”, aggiunge Marlene Kranebitter, responsabile provinciale del Supporto umano nell’emergenza.
“La formazione del personale specializzato è un altro fattore essenziale per un miglioramento della prevenzione del suicidio” sottolinea Julia von Spinn, del Centro consulenza pedagogica Bolzano. Gli insegnanti, in particolare, hanno bisogno di maggiori competenze e sostegno per essere in grado di reagire correttamente in situazioni di crisi. “In generale è fondamentale per tutti i servizi che le compe-tenze acquisite non vadano perse. Inoltre devono essere sfruttate al meglio tutte le sinergie e cono-scenze, a prescindere dalle barriere linguistiche esistenti”, aggiunge Harald Moser di Telefono Amico.
“Contro i tabù più diffusi non dobbiamo smettere di lavorare, soprattutto in occasione di un suicidio o un tentativo di suicidio. Per questo servono offerte di sostegno, anche a bassa soglia, durante la fase acuta di crisi, come anche un accompagnamento costante delle persone colpite. Tuttavia, prevale l’im-pressione che al momento non siano sufficienti né le risorse umane né quelle finanziarie, né la coope-razione tra servizi pubblici e privati”, afferma Irene Volgger, coordinatrice e collaboratrice Hospice della Caritas.
“Persone a rischio suicidio o persone a loro vicine, hanno soprattutto bisogno di interlocutori compe-tenti e disponibili, che si occupino di loro, li accompagnino o almeno li possano indirizzare alle istitu-zioni competenti. Un compito della Rete sarà dunque quello di offrire alla fetta più ampia possibile della popolazione i diversi interventi ‘salvavita’ che dovrebbero essere usati in situazioni di emergenze psichiche in modo simile alle misure del primo soccorso, una specie di primo soccorso psichico. Oltre a questo serve una sensibilizzazione mirata di gruppi professionali specifici: medici di famiglia, insegnanti e giornalisti svolgono un ruolo importante in questo frangente. Confidiamo che la Rete possa in futuro contare sul sostegno della politica”, concludono Sabine Cagol e Guido Osthoff.

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