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Südtirol Jazzfestival Alto Adige, Exploring the North

22 Maggio 2018

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Südtirol Jazzfestival Alto Adige, Exploring the North

Progetti in esclusiva, riflettori puntati sui Paesi nordici, nuove location e tante sorprese: anche l’edizione 2018 del Südtirol Jazzfestival Alto Adige, in programma dal 29 giugno all’8 luglio, si annuncia all’insegna di nuovi paesaggi sonori e di ardite fughe musicali.

Il jazz è movimento, ma anche il jazz stesso è in perenne movimento. Un esempio? Il Südtirol Jazzfestival Alto Adige, che anche nel 2018 caracollerà per tutta la provincia tra città e montagne, strade e piazze, teatri e capannoni. A proposito di capannoni: sarà proprio l’enorme deposito della TopHaus Spa di Bolzano, azienda che commercia in materiali edili, ad ospitare il concerto inaugurale del 29 giugno. Nella nuova zona produttiva del capoluogo gli spettatori potranno assistere ad un progetto esclusivo, guidato dal sassofonista finnico Pauli Lyytinen, che raggruppa musicisti dell’Euroregione Tirolo-Alto Adige-Trentino e altri artisti “ospiti” targati Finlandia, Islanda, Svezia e Norvegia. L’ennesimo progetto insomma capace di unire il vecchio continente da nord a sud, esprimendo un sound pregno di tradizioni, culture e stili musicali diversi.
Tra l’altro, parecchi degli artisti coinvolti nel concerto inaugurale suoneranno assieme per la prima volta e questa è una delle prerogative del Jazzfestival, che all’insegna del motto “Nuove sonorità, guardando al futuro” rinuncia deliberatamente ai grandi (o presunti tali) nomi del panorama internazionale per puntare su artisti che amano sperimentare. Da qui quella benefica contaminazione tra jazz, pop, classica, rock e noise che fa della rassegna altoatesina un unicum nel panorama festivaliero europeo. Il Jazzfestival Alto Adige – e i suoi protagonisti – non amano le autostrade ma preferiscono i sentieri poco battuti, i cammini in salita, e più sono ripidi e frastagliati, più si divertono. Il compitino insomma non fa per loro. Questo è un festival che va spavaldamente incontro all’ignoto, all’inaudito, un festival che non segue le tendenze ma le crea.
Anche quest’anno, come nelle ultime edizioni, il grosso dei musicisti arriva da una determinata area geografica. Negli anni scorsi sono sbarcati in Alto Adige artisti provenienti da Francia, Gran Bretagna, Austria, Italia e Stati del Benelux. E come l’anno scorso, anche nel 2018 tanti protagonisti sono originari di una zona multinazionale che in questo caso – come dice il sottotitolo del festival “Exploring the North” – comprende Scandinavia e dintorni, per la precisione Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Islanda e Repubbliche Baltiche. Assieme a questi artisti ne arriveranno altri che parlano francese, tedesco e italiano, sia in formazioni originali che in gruppi allestiti per l’occasione. “Quando ascoltiamo un brano di jazz nordico contemporaneo – spiega il direttore artistico del Jazzfestival, Klaus Widmann – ci aspettiamo delle sonorità sferiche, in grado di riprodurre gli sconfinati paesaggi scandinavi. Tuttavia durante le nostre ricerche abbiamo scoperto che esiste una giovane generazione di musicisti che noi dell’Europa meridionale non conosciamo e che non corrisponde affatto al nostro immaginario. Questi gruppi fanno jazz mescolando pop, folk e rock, dando vita a un sound per certi versi potente e trasversale”.
L’edizione 2018 del festival altoatesino avrà una forte componente femminile, rappresentata sia da sidewomen che da leader di progetti musicali. Tra queste ultime segnaliamo Maria Faust (sax, Estonia), Hanna Paulsberg (sax, Norvegia), Kadri Voorand (voc, Estonia), Natalie Sandtorv (voc, Norvegia), Hannah Tolf (voc, Svezia) e Anni Elif Egecioglu (voc, Svezia). Il massimo della femminilità è rappresentato dalla band germanica SiEA, composto esclusivamente da musiciste.
Europa settentrionale protagonista, si diceva. E in effetti, sui 55 concerti previsti nei dieci giorni di festival, ben 39 vedranno sul palco solisti o gruppi dei Paesi nordici. Tra i tanti nomi che animeranno l’estate musicale altoatesina citiamo il talentuoso trombettista finlandese Verneri Pohjola, il batterista danese Kalle Mathiesen (che mette in scena uno stravagante one man show con tanto di loop station, palloncini colorati, basso elettrico e addirittura un trapano), il trio francese “Ikui Doki” che combina virtuosamente le “pitture sonore” dell’impressionismo musicale con elementi di free jazz, l’irresistibile “Fellini del jazz svedese” (Rolling Stone) Nils Berg, che arricchisce i concerti del suo Trio Cinemascope con video di musicisti di tutto il mondo o ancora la band finlandese “Immediate Music”, che una volta sul palco dimentica (se esistono) i confini stilistici e utilizza diverse percussioni, sintetizzatori, effetti vari e persino lo jouhikko, un’antica lira finnica-carelica.
Nelle dieci giornate di festival, con la gran parte dei concerti a ingresso libero, saranno ben 46 le location coinvolte tra strade e piazze, antichi palazzi e parchi, alberghi e la terrazza della Cooperativa Bressanone Turismo, malghe e baite, musei e negozi. Anche quest’anno l’arte incontrerà il jazz al Museion e sui prati del Talvera a Bolzano, il NOI Techpark ospiterà tre gruppi dal forte carattere innovativo e su in cima, davanti al Rifugio Comici ai piedi del Sassolungo, si esibiranno contemporaneamente sette batteristi nordici. E non è finita: il Parkhotel Laurin sarà teatro di uno strabiliante jazz party, la cantina-spettacolo Sudwerk del Ca’ de Bezzi offrirà ai tiratardi ben cinque concerti late night, sui sentieri del Passo delle Erbe musicisti e spettatori intraprenderanno una camminata all’insegna del jazz e della gastronomia, al Pacherhof di Novacella il pianista ewine composer svedese Tuomas A. Turunen “tradurrà” in melodie jazz la complessa aromaticità dei grandi vini della Val d’Isarco.
Il jazz fa muovere, dicevamo all’inizio. E non solo i piedi del pubblico durante i concerti. Gli spettatori infatti potranno spostarsi tra una location e l’altra utilizzando la funivia di San Genesio o quella di Monte San Vigilio sopra Lana, raggiungere a piedi la cava Lieg di Castelrotto e la cava di marmo di Covelano, salire a bordo dell’ascensore che porta alla terrazza del Bar Grifoncino di Bolzano, scarpinare fino al Rifugio Feltuner sul Corno del Renon, camminare nei centri storici di Bressanone e Brunico, passeggiare in piazza Terme a Merano o visitare il Messner Mountain Museum di Solda. Chi ama veramente il jazz insomma, è tutto tranne che sedentario. E proprio per venire incontro agli spettatori itineranti, quest’anno per la prima volta il Jazzfestival Alto Adige ha organizzato 8 jazz tour e un jazz pass. Come funzionano? I tour permettono ai partecipanti di seguire tutti i relativi concerti senza l’utilizzo di mezzi privati. Il jazz pass invece prevede una serie di vantaggi come biglietti a prezzo ridotto, utilizzo gratuito dei bus navetta, sconti alle degustazioni di vino e ingresso gratuito al Museion.
Il grande concerto d’apertura del 29 giugno, come detto, sarà “diretto” dal finlandese Pauli Lyytinen, che avrà anche l’onore di chiudere l’edizione 2018 del Jazzfestival. Il sassofonista scandinavo infatti si esibirà l’8 luglio al Ca’ de Bezzi con il suo quartetto “Laser”. Questo gruppo multinazionale scandinavo si destreggia abilmente lungo il confine tra jazz e rock, non disdegnando ardite improvvisazioni e occasionali incursioni nella tradizione bandistica dei Balcani. Musica oltre le etichette insomma, come d’altronde è nello spirito di tutto il Südtirol Jazzfestival Alto Adige 2018.

Info & Biglietteria
www.südtiroljazzfestival.com
Jazz Music Promotion
Portici 46, Bolzano
Lun – Ven: ore 9-17

In foto: la conferenza stampa Südtirol Jazzfestival Alto Adige 2018, il Presidente del Jazzfestival Klaus Widmann, la direttrice del Museion Letizia Ragaglia e l’Assessore Philipp Achammer. 

 

 

 

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