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Psicologia. Ragazzi violenti, prof non autorevoli e relazioni familiari deteriorate

19 Aprile 2018

Psicologia. Ragazzi violenti, prof non autorevoli e relazioni familiari deteriorate

di Giuseppe Maiolo – Doc. Psicologia dello sviluppo – Università di Trento

Non è bullismo quello che si vede nel video diffuso sul web dove un ragazzo minaccia, umilia e deride un prof. Diciamolo a chiare lettere: è sconcertante vedere intimare a un professore di mettersi in ginocchio e dire a gran voce che deve capire chi comanda a scuola. Ma non si tratta di bullismo quanto di esercizio sprezzante del potere e della violenza sia verbale che fisica.
Di certo questo comportamento fa parte delle caratteristiche specifiche del bullismo, ma la differenza è che per bullismo si intende un comportamento violento tra pari e qui l’aggressione è nei confronti di un adulto. È un capitolo apparentemente nuovo ma in realtà fenomeno presente e sommerso. Solo in alcuni paesi europei è già stato avvistato e sono stati attivati dei servizi di consulenza e aiuto on line per gli adulti minacciati o picchiati dai minori.
Fatti come quello di Lucca che vengono messi in rete dagli stessi protagonisti, però, indicano che le forme striscianti di odio esplicito hanno bisogno di essere viste ed esibite davanti a un pubblico che guarda, ride e non dice nulla. Questo è l’aspetto preoccupante. Mette in evidenza il comportamento divertito dei compagni che riprendono l’abusante e allo stesso tempo sottolineano lo spaventoso deterioramento delle relazioni educative in famiglia e a scuola.
Perché se è vero che il video diffuso in maniera virale dai compagni che hanno ripreso la scena, potrebbe essere stato creato apposta per quei bisogni di visibilità che hanno gli adolescenti, è altrettanto vero che sono gli adulti, a partire da quel professore che nel video non sembra reagire e più ancora, a quanto se ne sa, non segnala il fatto a chi di dovere. Ora che il video è invece di dominio pubblico, la burocrazia scolastica non può trascurarlo e deve cercare misure punitive esemplari. Ed è giusto che sia così.
Ma siamo sicuri che questa sia l’unica la strada? Siamo certi che non vi sia altro da fare che trovare sanzioni esemplari per punire i teenager che si comportano male? Non dovremmo invece provare a osservare meglio e con più attenzione i vari comportamenti di prevaricazione o di dileggio che i bambini mettono in atto già alla scuola primaria e dell’infanzia e arginarli subito? Mi sembra che agli adulti spetti il compito di fare gli adulti e non gli adultescenti, ovvero gli “educatori Bonsai” che fanno i compagnoni e sono incapaci di porre limiti. Per crescere servono educatori attenti ai bisogni dei minori e che si rendano conto di cosa loro combinano senza giustificarli sempre. Necessitano insegnanti che non colludano con i loro allievi, che non urlino quando questi urlano e non tacciano quando dovrebbero dire a gran voce la propria riprovazione per tutti quei comportamenti inaccettabili.
Siamo sicuri che quel ragazzo di Lucca che vuol far inginocchiare ai suoi piedi il prof, non abbia dentro di sé uno dei tanti modelli di adultità genitoriale carente e violenta che svaluta e delegittima l’insegnante nelle sue funzioni educative? Non può essere che abbia già sentito più volte offendere e umiliare apertamente via Whatsapp un docente? Crediamo che trasmettano senso di responsabilità e diano valore al rispetto reciproco, quelle madri che aggrediscono le maestre o quei padri che mandano all’ospedale un insegnante? Fatti come questi si ripetono in continuazione e le cronache giornalistiche le segnalano poco. Forse che ci stiamo già abituando?

In foto, Giuseppe Maiolo

Giornalista pubblicista, scrittore.
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