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Bolzano, caso dei bimbi rapiti: sono in Tunisia

28 Aprile 2018

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Bolzano, caso dei bimbi rapiti: sono in Tunisia

Antefatto

Rosa Mezzina, 28 anni di Bolzano, si rivolge alle forze dell’ordine domenica scorsa perché il marito, 33 anni e tunisino si ha il dubbio sia scappato con i due bimbi della coppia. Yasmine e Yassine, 2 e 4 anni risultano quindi scomparsi con il padre, che in procinto di separazione pare volesse portare i bambini nel paese natio per farsi aiutare dalla propria famiglia. Scattano le ricerche, si tengono sotto controllo porti ed aeroporti oltre che il suolo italiano. L’uomo pare abbia caricato la prole sul proprio furgone e sia partito.

Il ritrovamento

Dopo sette lunghi giorni: «I bambini mi hanno detto che sentivano la mia mancanza e che stavano giocando. Comunque erano contenti, mi mandavano dei baci», ha detto Rosa. «La cosa più importante che mi hanno detto è che stavano bene», aggiunge fra le lacrime. I bambini si trovano quindi in Tunisia, stanno bene. Il padre è riuscito a portarli fuori dall’Italia. Quello che pareva quasi impossibile è diventato possibile.

L’appello della famiglia

«Facciamo un appello al papà, al suo buon senso, per poter risolvere la cosa in modo pacifico, non traumatico per i bambini, perché questi sono problemi che si possono risolvere, non sono gravissimi. Rosa è qua e l’aspetta», ha concluso il legale. L’avvocato di Rosa. «La cosa positiva – ha continuato l’avvocato – è che sappiamo che i bambini stanno bene. Ora vanno verificati i prossimi passi per vedere come fare, per far sì che la mamma li possa riabbracciare», queste le dichiarazioni dell’avvocato della famiglia al Messaggero.

Parla l’avvocato

Se l’uomo tornasse in Italia si troverebbe a dover affrontare una non facile situazione giudiziaria visto che potrebbero esser imputati reati quali la sottrazione di minore od il sequestro. Ma tutto questo potrebbe esser evitato, come illustra Nicodemo Gentile, legale della famiglia. “Tutto si può risolvere in presenza di segnali di conciliazione” afferma l’avvocato lasciando una porta aperta. La linea morbida in questi casi.

Un precedente (da “Il Giorno”, 2016)

Per questo nell’aprile del 2015, un tunisino 40enne, operaio in una impresa di pulizie, ha preso il loro figlio di pochi mesi dall’abitazione della donna, come faceva tutte le settimane, con il consenso dell’ex consorte. Ma questa volta non lo riporta dalla madre: rapisce il piccolo, s’imbarca sul traghetto e raggiunge la Tunisia, stabilendosi a casa del padre. Da allora la mamma non ha più potuto vedere il piccolo in Italia, ma solo un paio di volte in Tunisia. Si è anche rivolta alla giustizia del Paese nordafricano, che le ha dato ragione, disponendo la misura degli arresti domiciliari nei confronti del magrebino e la restituzione del bambino alla mamma. Ma l’uomo non ha rispettato la decisione dei giudici, ha abbandonato l’abitazione del papà e si è reso irreperibile. Ancora oggi non si sa dove sia finito. Ieri, da latitante, difeso dall’avvocato Paolo Botteon, è stato rinviato a giudizio dal gip Bianca Maria Bianchi con le accuse di sequestro di persona e sottrazione di minore.

Legislazione tunisina, c’è speranza?

L’originalità del Codice tunisino sta nell’aver posto l’uomo e la donna su un piano di parità in materia di divorzio, mentre la schari’a riconosce solo al marito il diritto del ripudio privato unilaterale e non lascia alla donna che il ricorso al divorzio giudiziario in determinati casi. La Mağalla abolisce il ripudio, concedendo ai due sposi lo stesso diritto al divorzio ammesso soltanto in via giudiziale. Il divorzio può essere richiesto indifferentemente da uno dei due coniugi: – per danno, in questo caso l’istanza di divorzio viene presentata da uno dei coniugi che si ritiene danneggiato dal comportamento dell’altro; la parte lesa deve produrre delle prove del danno, materiale o morale, subito; – per reciproco consenso, – senza motivo, o come viene definito dalla giurisprudenza tunisina “per capriccio” in quanto il coniuge che richiede lo scioglimento del legame non è tenuto ad addurre giustificazioni alla decisione di divorzio, con l’obbligo per il congiunto richiedente di assumersi tutte le responsabilità, accollandosi l’onere di pagare i danni e indennizzare il coniuge dal quale vuole separarsi Quando subisce il divorzio, la donna è in diritto di domandare la riparazione del pregiudizio subito sotto forma di una rendita vitalizia che il coniuge, il quale ha avviato il procedimento di divorzio, deve erogare. È un’innovazione giuridica molto importante che non trova precedenti né legami con la tradizione classica che prevede il mantenimento solo nel periodo di tutela della moglie. La recente riforma della Costituzione parifica la donna in vari aspetti tale da far risultare lo stato tunisino tra i più avanzati dell’area africana mediterranea

NOTE AL CODICE DELLO STATUTO PERSONALE TUNISINO (STP) di Gabriella Friso

Conclusioni

Questa storia che parte da Bolzano e si conclude (auguriamoci positivamente, speriamo questo padre sia conciliante ed anteponga l’interesse per i bimbi in primis) in Tunisia ha però creato una certa fibrillazione a livello mediatico. Ovviamente ai più appare alquanto strano come sia piuttosto semplice recarsi in paesi extra Ue dall’Italia e viceversa. Esistono quindi reti costruite e percorsi rodati in uscita quanto in entrata, in Italia come in Europa. Come non ricordare l’attentatore di Berlino? Nel caso specifico trattasi di motivi legati agli affetti ma inquieta parecchio questo movimento da e per l’Italia con il paese nordafricano. Tunisia da non sottovalutare a livello geopolitico, non è un caso molti terroristi provengano da li. In loco è presente una filiera attiva dalla guerra d’Algeria, molto efficiente. La filiera da tempo si è convertita alla causa Stato Islamico in chiave anti occidentale. S’addestrano soldati pronti per il Sinai (altra terra di nessuno che l’Egitto non controlla) la Libia, la Siria e perfino l’Iraq. Lo stato tunisino non controlla i propri confini orientali e fatica con quelli marittimi, zone in cui il traffico d’esseri umani è l’attività principale per foraggiare i gruppi estremi in loco. Il tutto spaventa se si pensa come questa filiera s’appoggi a reti ben collaudate su suolo europeo. Come operare in futuro? Non è esclusa più sinergia tra Tunisia e Nato (ma sarebbe auspicabile una missione Ue). L’Italia dovrebbe nella prossima legislatura metter in sicurezza porti ed aeroporti, aumentare la sicurezza marittima e pretendere un presidio congiunto nelle zone che più la riguardano da vicino come Tunisia o Libia. Con un sistema integrato, creato e gestito in simbiosi non sarebbe stato possibile espatriare dal suolo italiano verso paesi a rischio. Non sempre queste reti sono utilizzate da padri con prole.

 

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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