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Bolzano. Corrarati,“luoghi intermedi”, ricuperare il rapporto diretto tra istituzioni e la base

30 Marzo 2018

Bolzano. Corrarati,“luoghi intermedi”, ricuperare il rapporto diretto tra istituzioni e la base

Tra i problemi emersi anche a livello locale che le recenti elezioni politiche hanno messo in luce, Claudio Corrarati, presidente regionale dell’Unione Artigiani e Piccole Imprese, rileva il profondo mutamento che i cittadini avvertono nei rapporti con le organizzazioni democratiche in generale. Quei luoghi come partiti, sindacati, organizzazioni di categoria ove si elaborano i processi decisionali politici. Con una parola, i “luoghi intermedi” tra la società e la politica. Chiediamo a Corrarati come dal suo osservatorio privilegiato, interpreta questa trasformazione della comunicazione politica.
“Ho percepito questa sensazione a livello nazionale – risponde Corrarati – in riferimento ai corpi intermedi. In questo momento la società è cambiata notevolmente al punto tale che i cittadini si aspettano che sia cambiata anche la metodologia della comunicazione moderna. Il rapporto diretto che essi si aspettano comporta però il rischio di scavalcare “i corpi intermedi” che di fatto sono il termometro di fatto della società. Parliamo di sindacati, di associazioni datoriali, anche di associazioni di riferimento culturali e di volontariato che sono quella fascia intermeda, lo zoccolo forte, dove in realtà perdere questa possibilità di confronto vuol dire perdere, cioè annullare tutto quello che abbiamo costruito in tanti anni.
Il problema è oggi cosa si possa fare per salvare questo rapporto diretto prezioso e al tempo stesso salvare le strutture democratiche che sono frutto di secoli di maturità e di maturazione, strutture intermedie, democratiche che sono filtri culturali e politici in senso ampio insostituibili. Come si opera il rinnovamento?
“Sostanzialmente occorre ritornare a quello che è stato fatto quando sono state fondate queste strutture tanti anni fa. Cioè aprirsi agli altri, ascoltare gli altri. Negli ultimi 15-20 anni queste strutture si sono chiuse su se stesse. Abbiamo fatto sì che le persone dovessero venire nelle nostre strutture per rivolgersi a chi dovesse risolvere i loro problemi. Noi oggi dobbiamo nuovamente uscire da queste strutture. La chiusura cui mi riferisco è quanto che è successo a quei partiti che in qualche modo hanno avuto una perdita elettorale in questa ultima tornata. I partiti che si sono chiusi, hanno impiegato più tempo a risolvere i loro problemi piuttosto che ad ascoltare quelli della gente con il risultato di perdere credibilità e affezione.
La stessa cosa si verifica nei corpi intermedi. Se vivono all’interno e si autodefiniscono rispetto a quelle che possono essere le loro peculiarità e capacità solo all’interno delle loro strutture, le persone non vengono più a casa loro. Sono i corpi intermedi che devono tornare dalla loro gente. I social hanno spezzato i muri cresciuti in questi ultimi anni, instaurando un rapporto diretto ma purtroppo nella comunicazione diretta dei social manca la comunicazione“non verbale o paraverbale”. Bisogna ritornare a rapportarsi anche coi gesti, con le sensazioni, con le emozioni, cosa che i social non riescono a trasmettere”.
Nella sua esperienza si è rivelato un episodio dirompente da cui emergono con chiarezza queste considerazioni?
Basta guardare i numeri. I numeri dicono che oggi l’associarsi, il fidelizzarsi a delle associazioni o ad un partito con una tessera sta diventando un qualcosa sempre più in calo. È più facile che una persona abbia nel portafoglio la tessera dello sconto “prendi tre paghi due” che non la tessera del partito o la tessera della associazione di categoria. Perché questi numeri sono in calo? Qual è il motivo? Quando io come Presidente del CNA vado in un’azienda e capisco i problemi, questa si sente assistita e sente che finalmente un’organizzazione competente ha compreso quello che deve portare avanti per lei. Se invece il corpo intermedio, non dico legifera, ma dice le cose dall’alto del suo pulpito, c’è il rischio che la sua voce si perda per strada.”
Capita che un artigiano venga da voi e vi faccia la richiesta esplicita di un vostro maggiore coinvolgimento?“Sì capita sempre più spesso che il rapporto venga cercato quasi direttamente con il Presidente in modo tale da raffrontarsi e rappresentare i propri problemi,e quando si sente ascoltato e si rende conto che c’è una struttura – perché evidentemente non c’è solo il Presidente – ci sono anche gli uffici e i funzionari che collaborano, a questo punto si sente protetto da un sistema a cui lui si rivolge per ricevere un aiuto.
Noi dobbiamo capire oggi che l’economia non è più né di destra né di sinistra, ma i problemi standard, la paura dell’altro, quelli di perdere il proprio bene, sono emozioni che devono essere raccolte, veicolate filtrate dai corpi intermedi affinché non diventino populismo che portino ad agire in modo esagerato o da una parte o dall’altra. Gli artigiani vivono oggi un momento di grossa difficoltà, vittime di una crisi che è durata tanto, troppo, in un Paese che non ha mai vissuto una crisi così a lungo. La situazione si sta riprendendo, però è chiaro che in questo senso si può essere pronti a dare supporti innovativi a queste aziende che si ritrovano ad essere uscite da un letargo ma possono subire ancora dei venti freddi. Questi pericoli non sono ancora passati perché ci sono ancora delle situazioni che non si sono modificate.
Quali le sue considerazioni specifiche rispetto all’Alto Adige?
Abbiamo un’economia in questa Provincia che ha vissuto la crisi in maniera meno impattante. Mi riferisco a quelle che possono essere alcune zone di valle dove il turismo ha retto e alcune zone del fondovalle tra cui anche la città di Bolzano e i grossi centri, come Merano o Laives, dove invece l’economia ha avuto un tracollo forte, non determinato solo dalla crisi economica, ma partito prima da scelte politiche come agevolazioni, contribuzione e sostenibilità che hanno dimenticato il fondovalle e hanno concentrato l’attenzione alla sostenibilità dell’economia di valle. Cosa che va molto bene nella nostra provincia perché a 1800 metri troviamo il macellaio, l’elettricista, l’imbianchino, troviamo la vita in montagna. Ma d’altra parte, paradossalmente i quartieri delle città vedono chiudersi i negozi. Un problema questo di natura sociale, perché un’economia viva nei quartieri crea anche garanzia di presenza, sicurezza, compartecipazione, condivisione, socialità. Invece la città che percepisce l’insicurezza dei cittadini nasce anche dallo svuotamento dell’economia della città. Un cambio radicale a Bolzano si è verificato in zona industriale che è diventata zona di servizio. Zona che non deve perdere quella sua caratterizzazione del manifatturiero, del saper fare anche industria piccola o media perché questo è un punto chiave anche per i prossimi anni.

In foto, Claudio Corrarati, presidente regionale CNA

 

Giornalista pubblicista, scrittore.
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