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Cristo (o l’Italia?) si è fermato (a) a Macerata

4 Febbraio 2018

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Cristo (o l’Italia?) si è fermato (a) a Macerata

#macerata: hashtag più cliccato delle ultime ore, tranquilla città che nel giro di una settimana è balzata alle cronache, più nere, d’Italia. La settimana era iniziata con un nigeriano (spacciatore ed irregolare) che aveva fatto a pezzi una ragazza giovanissima. Questione immediatamente strumentalizzata, la campagna elettorale non perdona. La matrice? L’immigrazione incontrollata. Tema delicato, numeri alla mano, una vera e propria bomba sociale e politica divisa da tifo ideologico da stadio. Politici che giocano a far i capi ultrà, tra urlate e negazionismo illogico, sembra quasi aspettino nella tana certi orrendi fatti di cronaca per scatenarsi. A destra d’ogni fatto se ne fa una moltiplicazione di pani e pesci, connessioni spesso tirate per i capelli e si batte sull’insicurezza. A sinistra invece si tende ad evitare il discorso e nei casi più estremi s’arriva alla negazione del problema. In mezzo movimenti e partiti che oscillano in base al grado di consenso. In mezzo gli italiani, esasperati, stanchi e frustrati. Non bastava? No, sabato 4 febbraio 2017 alle ore 10.50 arriva un certo Traini d’anni 28 (ex candidato Lega, zero preferenze, non ha avuto il coraggio di votarsi…) e si mette a sparare contro sei ragazzi di colore (tutti richiedenti asilo). La decenza del paese d’esaurisce nel botta e risposta tra Saviano e Salvini. Il primo parla del leghista “come mandate morale”, il secondo commenta “a caldo” un fatto che forse sarebbe stato il caso di lasciar fuori dalla bagarre politica. In realtà in Europa attacchi di questo tipo (di matrice razzista) sono frequentissimi, in Germania lo scorso anno ben 3500, segue la Grecia e non è esente nemmeno la tanto decantata Svizzera. In Polonia, Ungheria e altri stati dell’Est le aggressioni sono frequenti. L’impennata ha raggiunto anche la Francia, dopo Svezia e Norvegia. L’ Italia attualmente è ancora distante da certi numeri, ma la degenerazione è dietro l’angolo. Nelle stesse ore spunta sul web un fotomontaggio che ritrae la Boldrini (che è di Macerata) decapitata. Cattivo gusto e scempio. Si scatenano quindi le bacheche politiche a colpi di post, hashtag ed accuse incrociate. Colpa di lassismo e buonismo, da destra, colpa dei seminatori d’odio, da sinistra. Qualcuno invita al silenzio ma rimane inascoltato. Traino, il ragazzo che ha sparato, era in cura da uno psichiatra, quindi si torna alla follia degli attentati islamici? Qualcuno a destra ci prova, ma a sinistra ci tengono: non è pazzo, era candidato con Salvini, di fatto mettendosi sullo stesso piano del “è islamico quindi…”. Due schieramenti che si combattono allo stesso modo, ideologicamente e la Boldrini infatti in queste ore parla di “terrorismo”. La macchinazione infernale è scattata, l’eterna lotta tra destra e sinistra è partita. Ma oltre alle vittime materiali ci sono altre vittime indirette, ovvero gli italiani. Innegabile la popolazione italiana sia sull’orlo di una crisi di nervi, bacchettata, vessata da tasse, arriva da anni di disoccupazione altissima. A questo aggiungiamo le molte famiglie italiane che hanno in casa figli disoccupati (ricordatevi che la disoccupazione giovanile è altissima) che hanno iniziato a perdere la speranza di crearsi un futuro. Puoi far figli se non hai reddito? Lo sciacallaggio politico a cosa mira? A non farci pensare ai reali problemi del paese, che lamenta tante assenze più o meno illustri. La classe intellettuale di fatto non esiste, di Pasolini nemmeno l’ombra. Una pletora di mestieranti molto spesso intrecciati a questo o quel giornale, nessun pensiero indipendente, solo fotocopia e taglia e cuci.  Le istituzioni? Appaiono ai più vuote, i partiti spesso blaterano senza aver nemmeno una sede ed i sindacati sono visti dalla maggioranza degli italiani come obsoleti, fuori tempo e perfino dannosi. Amazon testa braccialetti sui lavoratori e la notizia sconvolge meno d’altre. Macerata ha scoperchiato il Vaso di Pandora e messo a nudo una campagna elettorale vuota, senza cultura e soluzioni, portando a galla i veri problemi. Qualcuno vi ha raccontato che l’Italia si sta giocando la propria industria pesante sui tavoli della difesa europea prossima? No. Qualcuno vi ha fatto leggere un piano industriale con annesse coperture per rilanciare il paese? No. Qualcuno vi ha detto che produciamo il 67% del naviglio da crociera e fa risolto il problema Ilva? No. Qualcuno vi ha illustrato eventuali riforme per modernizzare il paese? No. Qualcuno vi ha sviscerato per bene i bilanci statali e cosa si possa fare realmente? No. Nessun partito lo ha fatto. Del resto per spiegarvi ciò non basta un post su Facebook, un portavoce o due articoli di giornale, molto meglio occuparsi di bagarre. Nel frattempo c’è chi sbuffa odio e lo esprime un giorno su internet, l’altro magari con una pistola in mano. Gentiloni e Minniti negli ultimi giorni hanno messo “una pezza” al flusso migratorio mediterraneo, nuova missione a trazione italiana e più controllo. Ma pare tardi. L’elettore medio si fida ancora del sistema, dei media, degli intellettuali? Questi sono i risultati della politica social, da salotto e da balera, dai colpi di video per scaldare colla (periferie, etc.) alla negazione (quasi comica) di più problemi, in realtà esistenti. (Esempio? Esiste un problema inerente l’immigrazione incontrollata e gestita male? Esiste) A questo aggiungiamo il tifo da stadio (che a livello intellettuale è mascherato da sermoni filosofici) prestato alla politica nostrana, urla da una parte e bagarre, efori autoreferenziali che si credono depositari delle verità assolute dall’altra. In mezzo gli italiani, esasperati, stanchi, senza prospettive e forse annebbiati (in troppi sui social hanno elevato lo sparatore di Macerata ad eroe…in troppi ormai vedono “l’ordine” nelle dittature). La politica come risponde? Ovviamente a colpi di post, accuse incrociate, veti e buffonate di tutti i tipi, con l’unico scopo di raccattare qualche consenso in più e screditare questo o quell’altro in nome “della giusta ideologia”. Nessuno statista. Zero intellettuali. Nessun Pertini e nessun Pasolini. Gli italiani che faranno? Come reagiranno? Quelli delusi (la maggioranza) diserteranno le urne, altri in buona fede (da destra a sinistra) proveranno a votare e qualcuno protesterà (i normali a parole, i folli si vedrà). Chi vincerà (o pareggerà) avrà una percentuale relativa, votando il 50% della popolazione rappresenterà la metà della metà, un consenso effimero. Dal 1992 ad oggi l’Italia politica ha vissuto di rendita su quello che fu costruito prima, ma non durerà ancora a lungo e pare che la governance non abbia le idee chiarissime. Ora, con Macerata, andranno avanti giorni, una melina politica per evitare argomenti, bilanci, proposte concrete e tanto altro. Più comoda la gazzarra, più semplice gestirla, basta un portavoce, un post od (mal che vada) una nuova gazzarra. Parteciperete a questo circo? Non vi sentite spettatori passivi (purtroppo paganti…) di uno spettacolo di basso livello?

In foto: Monumento ai Caduti in Macerata, Italy (Cesare Bazzani, 1932)/Abraham Sobkowski OFM

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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