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Trento. Nel regno dagli occhi chiusi

7 Dicembre 2017

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Trento. Nel regno dagli occhi chiusi

Giovedì, 7 novembre alle ore 18.00, proiezione del film allo spazio SAT di Via Manci. 

 Il cortometraggio “Nel regno dagli occhi chiusi“, realizzato nel 1953 alla grotta di Castello Tesino (TN), dà lo spunto per poter gettare uno sguardo ai metodi di divulgazione scientifica, in momenti diversi della nostra storia recente, nel campo degli scavi stratigrafici in grotta, sia nell’ambito della paleontologia che in quello dell’archeologia.

L’incontro è ripartito in tre momenti relativi a tre diversi filmati, di poco più di dieci minuti ciascuno.

Il primo film, che dà anche il titolo alla serata, permette di avere una visione dal sapore amarcord, della ricerca e soprattutto, della divulgazione scientifica in un passato ormai abbastanza lontano, con una narrazione dallo stile enfatico e romanzato mirata al coinvolgimento del pubblico del secondo dopoguerra. Il film si apre col gruppo di ricerca alle prese con lo scavo e la raccolta sul campo di resti di orso speleo per poi diventare più specificatamente speleologico nel seguire lo snodarsi dei cunicoli della caverna, senza tralasciare spunti naturalistici a carattere zoologico.

Il secondo cortometraggio realizzato nel 2000 è incentrato sulle ricerche relative all’Ursus spelaeus effettuate nell’anno 1998 nella cosiddetta “Grotta dei pipistrelli” ad Avio (TN), a seguito della fortuita e straordinaria scoperta dei resti di un orso delle caverne da parte degli speleologi del Gruppo Grotte “Emilio Roner” di Rovereto. Gli scavi hanno in seguito coinvolto una decina di esperti, sotto il coordinamento dello stesso direttore del Museo Civico Franco Finotti e della paleontologa milanese Renata Perego, estendendosi allo studio dei pollini e di quant’altro potesse fornire informazioni riguardo il paesaggio, la flora e la fauna della valle dell’Adige più o meno 24.350 anni fa.

L’ultimo documentario, realizzato nel 1998, dal titolo “L’avventura dell’archeologia“, prende in considerazione alcuni siti archeologici indicativi del cammino culturale umano in Vallagarina. Si passa dagli anfratti naturali di Castel Corno a Isera (TN), generati da un’enorme frana, al sito dell’Età del Bronzo dei Pizzini di Castellano a Villalagarina (TN), delimitato dalla suggestiva spaccatura tettonica denominata la “Zolina”, fino ad arrivare a fare un accenno alla Villa Romana d’Isera, presa quale esempio di quella che in definitiva è stata la naturale evoluzione dei ripari naturali ossia la casa, la nostra “caverna artificiale”.

Stefano Marconi
 è naturalista, responsabile dei laboratori di Archeozoologia e di Dendrocronologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. È impegnato nell’ambito della ricerca nella Sezione di Archeologia e in particolare, nell’applicazione delle Scienze Naturali alle indagini archeologiche, in collaborazione spesso con altri istituti culturali sia italiani che stranieri. Ha all’attivo quasi una trentina di articoli, riguardanti l’archeozoologia e la datazione dendrocronologica di siti sia regionali che extraregionali. Dal 2000 è socio dell’Associazione Italiana di Archeozoologia AIAZ. Nel 2006 è stato uno degli organizzatori del 5° Convegno Nazionale di Archeozoologia svoltosi a Rovereto, di cui ha curato gli Atti.
http://www.fondazionemcr.it/caves/caves_home.jsp

In foto: le grotte di Castello Tesino/c-Andrea Coliselli/Archivio Apt Valsugana

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