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Matteo campione di semplicità

22 Agosto 2017

Matteo campione di semplicità

Questo non è un semplice articolo, è una dedica ad una persona che ho conosciuto ed apprezzato, un ragazzo che merita queste poche righe e che nella sua tragica fine e nel suo sorriso lascia un ricordo splendido della propria persona. Matteo, un ragazzone dagli occhi azzurri, lineamenti e fisico da spiaggia californiana più che da Alpi.  Eppure, il suo amore per la montagna era autentico. “Matteo Giordani, 26 anni di Bolzano, è morto l’altro giorno ai piedi del Dent de Mesdì sul Sella dopo essere caduto nel vuoto per una settantina di metri. Con lui, ad affrontare la via Rizzi Tomasson, c’era anche l’amico Andrea Battocletti rimasto gravemente ferito” quando ho letto ciò da “Il Dolomiti” mi si è raggelato il sangue. Avevo distrattamente letto questa tragica notizia, senza rendermi conto di conoscere molto bene la vittima: Matteo Giordani. L’attentato in Spagna e la miriade di fatti annessi mi hanno fatto perdere di vista la realtà locale. Conobbi Matteo in palestra, nel 2014. Uno dei tanti ragazzi che seguivo come istruttore presso la palestra Energym di Bolzano. Con lui però il rapporto andò oltre lo sport e le tabelle di lavoro: si chiacchierava molto, di montagna, di sci e di tanto altro. Appassionato di preparazione, sempre pronto a saperne di più. Da insegnate ci andai a nozze, ma diede molto anche lui a me. Non conto le volte in cui Matteo mi faceva compagnia in fase di chiusura, raccontandomi i suoi progetti futuri e le sue imprese in montagna. Non era un esaltato Matteo, era atleta scrupoloso, preciso, maniacale nei dettagli. Aveva una mentalità da professionista, s’impegnava a fondo, dando il massimo. Al centro dei suoi discorsi sempre il lavoro, al speranza d’averne uno fisso. La montagna vissuta con semplicità, le vie e le arrampicate raccontate sempre in chiave naturalistica. “Che bella la montagna a quell’ora “, “dovessi vedere che luce “. Di Matteo mi colpirono l’educazione, la costanza e la semplicità. Una semplicità positiva ovviamente, un valore, il saper trovare qualcosa di buono, perfino in un orario di lavoro pesante. Era uno da bicchiere mezzo pieno, Matteo. Lo ricordo allenarsi tra un lavoro e l’altro, sempre sorridente. Un ragazzo che oltre alla montagna era impegnato nella pallanuoto, oltre che bagnino. Insomma un ragazzo mai fermo, sempre in movimento, con in testa progetti e sogni. Sogni che a 26 anni non dovrebbero essere spezzati. La montagna è cosi, traditrice, in un certo senso ha dato a Matteo la possibilità di gioire ma gli ha tolto la vita e soprattutto lo ha tolto dai suoi cari. La famiglia non la conosco, ma credo che sia ottima famiglia, di sani principi e valori, trasmessi a Matteo. Da lassù forse queste quattro righe ti faranno sorridere, forse ricorderai quelle chiacchierate, quelle ore passate insieme che mi porterò sempre nel cuore.

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