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L’algoritmo di Facebook: ogni maledetto post!

7 Agosto 2017

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L’algoritmo di Facebook: ogni maledetto post!

Facebook ormai è un vero e proprio mondo virtuale. La realtà passa dal Social o è il Social che passa dalla realtà? Prima l’uovo o la gallina? In questo caso l’uovo (virtuale) delle nuove relazioni (anche internazionali) è stato creato dalla gallina (il genere umano). Trump ci ha vinto le elezioni, Amazon ci guadagna e personaggi che sarebbero sconosciuti come Vacchi ci hanno costruito una carriera (vedremo quanto effimera). In Usa qualcuno inizia a mettersi “il numero dei like” sul biglietto da visita. La Us Army, esercito che non ha eguali in comunicazione e formazione di portavoce in aree di crisi ha indetto corsi per “social manager”. Cosi le più grosse aziende al mondo, dalla Microsoft alla Apple. Perfino il Vaticano ha dovuto adeguarsi al nuovo Social World. Tramite Facebook spesso si scelgono viaggi, oggetti, si cambia l’intenzione di voto. Perché piace Facebook? Perché segue la logica del capo del caseggiato. Hai un potere minimo ma nel tuo caseggiato sei il re (non ridete troppo, Mussolini ci ha governato l’Italia per 20 anni, una vivisezione del potere), cosi in Facebook (o preferite Matrix?). Nel reale balbetti? Conosci poco o a metà argomenti? Online e sulla tua bacheca comandi (magari crei pure un gruppo) banni e dai giudizi. Il tuo commento è uguale a quello del giornalista, del medico o del presidente della Repubblica, se non del Papa. Con buona pace di Umberto Eco che aveva bollato il tutto come spazzatura. Ma Facebook è regolamentato da formule (matematiche…), da numeri, i famosi algoritmi, al plurale. Sono più algoritmi che interagiscono tra loro e portano il tuo profilo ad essere interessante e letto, quindi popolare, oppure no, oblio e zero like. Like e condivisioni sono linfa, l’originalità pure ma poi ci pensa Facebbok. Gli algoritmi di Facebook non sono altro che lo strumento attraverso il quale il social network seleziona, dalle migliaia di combinazioni possibili, il ranking delle notizie che l’utente vede appena entra nel proprio account, il diario comune. Come?  L’esatto funzionamento, ovviamente, non è spiegato dal social network, tuttavia il responsabile dello sviluppo del News Feed di Facebook, ha spiegato quanto più possibile la logica di funzionamento dell’algoritmo. Gli algoritmi sono stati spiegati come un metodo naturale attraverso il quale si possono prendere delle decisioni basandosi sulla storia precedente e sui dati a disposizione, facendo quindi delle interferenze derivanti da questi. Presente i vecchi Librogame? Il protagonista sei tu e le decisioni le prendi tu, però ci sono le variabili. Vediamo quali.  Gli “ingredienti” con cui Facebook costruisce il proprio algoritmo intanto, ecco come : rispetto a tutti i post degli amici o della pagine (Inventory) l’algoritmo verifica i segnali (Signals) come per esempio chi ha postato che cosa, fa delle predizioni (sì delle previsioni, con algoritmi simili al meteo) in base alla storia passata di altri post che sono stati commentati (Predictions) e attribuisce quindi ai singoli post un punteggio (Score). Quindi se avete dei post con tanti Like o Commenti Facebook punterà in futuro su argomenti simili per alzarvi il punteggio.

“Ogni maledetto post”, l’algoritmo del news feed di Facebook, analizza tutti i singoli dettagli (tutti, ora anche i colori degli sfondi o delle foto…filtrate comprese): chi ha postato, cosa, quando, che tipo di contenuto e quanta interazione (che a Fb piace moltissimo…) ha generato finora. Facebook quindi crea attraverso questi e altri parametri, un punteggio, che però a cosa serve?  Serve alla previsione dell’algoritmo su quanto egli “crede” che quel post possa piacere all’utente. Una previsione matematica su scala percentuale. Rispetto a quel punteggio i post vengono messi in ordine nel News Feed del singolo utente da quello più alto a quello più basso. Ogni singolo utente ha quindi un News Feed assolutamente personalizzato, quindi diverso a seconda dei propri gusti, perché deriva sostanzialmente dalla sua interazione con le altre persone sul social network e dalla sua interazione con i diversi tipi di post. In questo momento vanno per al maggiore le foto, marittime o montanare purché siano vacanziere, la stagione lo richiede. Ci sono poi variabili in caso d’eventi, un concerto o purtroppo attentati od eventi naturali. Quindi gli algoritmi funzionano per ogni persona in modo diverso, chi gestisce una Pagina Facebook deve innanzitutto porsi in un ottica il più possibile aggregata, andando quindi innanzitutto ad esaminare quali sono gli interessi più comuni dei fan legati alla Pagina che si gestisce, in modo da creare e postare contenuti che siano per la maggior parte di questi quanto più importanti ed interessanti possibili. In una pagina di cucina non va bene il cacciabombardiere insomma, anzi è dannoso, perdi punteggio. Tutto semplice, quindi? Non proprio. Conoscere “i gusti” del pubblico non è sufficiente, in quanto è importante soprattutto, completata l’analisi del “profilo tipo” dell’utente della pagina, iniziare a creare post e contenuti che possano rispondere a questi interessi, che possano quindi generare attenzione e, soprattutto, generare interazione, la vera parte fondamentale. Senza interazione? Oblio. Si dovrà considerare la creazione di contenuti che promuovano interazione e “un investimento (o perdita?) di tempo” da parte degli altri utenti. Più “starà” sul nostro postato e più  Facebook riterrà che la pagina promuova contenuti interessanti, quindi un video od una diretta ( Facc le adora…) sono lo strumento ad hoc. Rispetto al 2016 quindi sono cambiate tutte le regole del gioco e le pagine sono assai più complesse da gestire. Sapete perché? Perché a Facebook interessano le sponsorizzate. Esempio? Macron fa saltare l’accordo con Fincantieri? La pagina del colosso italiano tra interazione spontanea e sponsorizzazione può raggiungere un milione di persone. Tra questi un possibile investitore? Perché no?

Il singolo invece utilizza le pagine per  autoreclamizzarsi se famoso, crea un brand della propria immagine. I già famosi di fatto pagano per mantenere la popolarità, i non famosi diventati popolari grazie ai social idem, le aziende pure. Tutto a pagamento? In realtà no. Se possiedi 2000 amici e ci sai fare, hai un pubblico diretto di circa 1200 persone, non male, visto che ante social tramite interazioni si arrivava circa a 300 persone (ma si doveva faticare molto di più). Ogni utente è un piccolo “giornalino” che aiuta Facebook ad ingrandirsi ed attirare nuovi profili. Arriverà il giorno che tutto il mondo sarà collegato? Probabile. Un male? Nessuno può dirlo con esattezza anche se tra bot, analisi e molto altro chi è in Facebook viene catalogato, non per nulla i servizi segreti… Ma tralasciando i segreti di Stato, la catalogazione è utile alla vendita. Se cercate un prodotto su Google e poi aprite Facebook vi arriveranno pagine inerenti a quel prodotto. Se cliccate aumentate il punteggio causa interazione e a cascata anche i vostri contatti vedranno quelle pagine (se moltiplicate il tutto qualche compratore salterà fuori). Insomma come direbbe qualcuno: “La popolarità ha il suo prezzo, baby!”.

 

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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