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Italia anno 0

1 Agosto 2017

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Italia anno 0

L’estate 2017 verrà ricordata come una delle estati politiche più caotiche degli ultimi anni. Il tema principale? L’eterna guerra sull’interpretazione del fascismo. A leggere commenti, articoli e riflessioni, sembra quasi il fascismo sia caduto l’altro ieri, in realtà stiamo parlando di settanta e più anni. L’ Italia non ha saputo storicizzare, ha applicato il paradigma del tifo politico, pericolosissimo in storia. O contro o a favore di tutto ciò che dal 1922 al 1943 successe (gli anni della guerra civile sono un capitolo a parte). La classe politica italiana post guerra, pur di prendere distanza ed auto convincersi d’aver metabolizzato rubò agli italiani il senso nazionale, errore grave, lasciando tale patrimonio nel limbo, fu preda delle “destre”. Destre che stanno ritornando di moda, con una certa complicità delle sinistre. Gli estremismi si combattono con il buon governo, con le proposte, con le riforme, non con altri slogan o la democrazia rischia l’implosione. In Italia esiste un problema patria. Esser patriottici in Italia è spesso scambiato con l’esser fascisti. Una brutta tegola per un popolo che ha cercato unità per secoli, ma che forse non ha mai superato le divisioni in guelfi e ghibellini, per usar una metafora. L’ Italiano medio tiene all’ Italia? Parlando per la penisola si, sembra in questo momento di crisi, attaccarsi alla nazione nel suo intimo. Bel sentimento, ma pericoloso se gestito male. Nel 1922 l’imbelle governo liberale sottovalutò e la sinistra non puntò su personaggi come Matteotti, affidandosi a massimalisti. Risultato? Bastonate tra neri e rossi, disordine e Mussolini (che dal rosso veniva) che perse il potere senza colpo ferire. Tranne il povero Gramsci, in poco tempo gli italiani s’adattarono a chi prometteva ordine e rivoluzione (nera invece che rossa). Ma cosa fu il fascismo? Cerchiamo di spiegarlo velocemente basandoci su testi come quello del De Felice, sui libri di Bertoldi e Spinosa, senza tralasciare Gramsci. Partiamo dal 1939.  L’ Italia era una potenza sicuramente, innegabile, molto rispettata e temuta a livello internazionale (aveva vinto una guerra, e che guerra), da Usa ed Inghilterra in primis (in chiave anti Urss, anche se fu l’Italia per prima a riconoscere i Soviet, forse in ricordo dell’antica amicizia tra Lenin e Mussolini in Svizzera). Le spacconate di Mussolini, in realtà, portarono ad accordi come quello di Pasqua (tra Royal Navy e Regia Marina per il Mediterraneo, non da tutti i giorni portare gli inglesi ad un tavolo, fu un bravo diplomatico come Grandi a lavorarci) Accordo che partiva dal peso specifico creato sulla vittoria della Grande Guerra. Nel 1938 Mussolini era sicuramente lo statista (dittatore) su cui le potenze occidentali (ammirato dal presidente americano democratico e perfino da Gandhi… per la modernizzazione, il quale tenterà fino all’ultimo di convincerlo a star fuori dalla guerra invitandolo alle Azzorre) puntavano, Hitler invece giocò sulla psiche (facilmente impressionabile) del Duce (folgorato dalla potenza industriale tedesca esaltata ad hoc nel viaggio in Germania). Consapevole delle magagne italiane Mussolini tornò dal viaggio con l’idea dello scellerato Patto d ‘Acciaio. Nel contempo creare l’Accademia (Pirandello entusiasta, spesso dimenticato…), riformare la scuola (ancora oggi studiamo sulla riforma Gentile, inutile negarlo…) razionalizzare il paese urbanisticamente o bonificarne alcune zone ataviche fu fatto, ma tutto a prezzo della libertà, ma gli italiani del tempo se ne accorsero a metà, il vero odio verso il Duce iniziò in Grecia, durante la campagna che in Albania dissanguò gli Alpini.  Fino a quel momento la maggioranza degli italiani credeva in molto che il Regime propinava, inebriata dal riscatto, da secoli di stranieri a comandar in Italia. Biasimare oggi e giudicare è facile, nel 1930 la realtà era assai diversa. La storia la si scrive, giudicarla è fin troppo facile. Nel complesso però, occorre essere onesti, il bilancio è negativo: leggi razziali, militari mandati a morire e pressapochismo in Africa, nel Mediterraneo ed in Grecia.  Truppa eroica, generali carrieristi (Badoglio ad esempio), solita storia. La Russia lo dimostrerà, l’Armir in primis purtroppo, i nostri caricheranno i carri pesanti con la cavalleria in pieno stile ottocentesco, all’arma bianca… Storicamente il fascismo esaltò l’italiano medio, (ma non lo convinse del tutto) Mussolini astutamente diede potere (fittizio) perfino ai capi dei caseggiati. Militarmente l’Italia aveva buona Marina (fummo traditi dai codici tedeschi, per anni siamo andati avanti a darci degli inefficienti, poi dagli archivi inglesi venne fuori Ultra). Risultati significativi anche per la Marina militare e mercantile, vedasi Rex, (ma entrammo in guerra senza portaerei, causa veto strategico del Duce) ed ottima aviazione (le imprese vi furono ma dal 1936 in poi, per mancanza fondi si calò paurosamente, ottimi piloti che fecero miracoli per i mezzi in dotazione). A queste s’uniscono gli show di Regime: grano, economia e molto altro, ma non fu tutto fumo, sarebbe da ignoranti scriverlo. Una sconfitta diplomatica liberale e poi fascista fu in Iraq. Pagammo nel 1926 l’esclusione dagli accordi sugli idrocarburi e le concessioni d’estrazione irachene, nonostante fossimo potenza vincitrice, fummo tagliati fuori da Londra e Parigi (la guerra d’ Etiopia fu una conseguenza di quella politica, non vi ricorda l’oggi?). Questo gioco ci lanciò tra le braccia della Germania, nonostante Stresa e gli accordi con francesi (che si comportarono non benissimo) ed inglesi (più onesti).  Il fascismo ereditò molto dallo stato liberale e tentò una modernizzazione del paese, poi conclusa post guerra mondiale nel boom. Storicamente la riconversione industriale creò il benessere anni ’60 e la stessa Repubblica dovette “tener” molto di ciò che il Regime creò. Gli Alleati non si opposero più di tanto, azzerare un paese è rischioso (vedasi Iraq 2003). La verità, storicamente, sta nel mezzo, questi fatti vanno studiati e non interpretati tramite “tifo politico”. Il periodo che stiamo vivendo in Italia è molto simile al 1920-22, onde evitare di ricadere negli stessi errori conviene storicizzare di più, spiegare con criterio la nazione agli italiani ed evitare gli slogan politici, che portano solo contrapposizione, ignoranza e nessun beneficio al paese. Italia anno 0? Ricominciamo.

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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