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Un po’di Verona nel cuore di Auckland

27 Luglio 2017

Un po’di Verona nel cuore di Auckland

Marco Bernabe’, giovane veronese di 34 anni, è imprenditore nel settore della ristorazione ad Auckland, dove vive da 4 anni e dove sta riscuotendo successo con la sua attività. La sua storia di vita è legata con quella di Tito Cuciniello, il cuoco italiano intervistato qualche mese fa in esclusiva per Buongiorno Südtirol.

Marco, cosa ti ha portato ad Auckland?

Ho lasciato Verona perché ho sempre amato viaggiare. Dopo due anni di working holiday in Australia, mi sono preso un anno di vacanza in Asia dove ho incontrato Neth, la mia dolce metà. Poi ho deciso di sfruttare l’opportunità di un working holiday in Nuova Zelanda e, portando curriculum in giro, ne ho lasciato uno a Tito, di “Pane e Vino”. Il 20 Agosto 2013 sono arrivato ad Auckland ed il 29 ho subito preso servizio da Tito.

Come è stata l’esperienza da Pane e Vino?

Posso dire che è stata completamente formativa, perché ho avuto la possibilità di conoscere in maniera approfondita il settore della ristorazione neozelandese. Tito mi ha aiutato a crescere professionalmente, insegnandomi i trucchi del mestiere dell’hospitality manager. All’inizio ho fatto il cameriere, ma ho fatto carriera abbastanza in fretta, diventando gerente dopo soli 6 mesi. A quel punto ho deciso di mettermi a studiare, per consolidare le mie competenze ed avere una qualifica riconosciuta, che dimostrasse la mia professionalità nel campo della ristorazione. Una volta conseguito il diploma, Tito mi ha dato la possibilità di rimanere in Nuova Zelanda, facendo un contratto che mi permettesse un visto per restare 3 anni. A Gennaio del corrente anno finalmente ho ottenuto il permesso di soggiorno permanente.

A Marzo hai deciso di aprire Bella Verona. Come sei diventato imprenditore?

Verso Febbraio, mentre mia moglie era ancora Chef da “Pane e Vino”, Tito aveva ricevuto un’offerta di aprire un ulteriore esercizio commerciale, presso una food court a Ponsoby, quartiere centrale di Auckland. Tuttavia lui non se la sentiva di avviare da solo una terza attività e si rivolgeva a me e mia moglie Nath. Si trattava di una bella sfida per me, uno step per accrescere le mie competenze. Mentre il gerente si occupa di questioni inerenti alla gestione dell’esercizio, da imprenditore ci si deve occupare di tutto, dai rifornimenti alla parte fiscale e ci si assume totalmente il rischio imprenditoriale.

Qual è la tua filosofia imprenditoriale?

Il mio obiettivo era quello di promuovere il made in Italy, alquanto assente nel nord della Nuova Zelanda, rendendolo accessibile a tutti e offrendo l’originalità dei prodotti italiani. Infatti tutta la merce è comprata da importatori italiani. I savoiardi sono della Matilde Vincenzi, molto rinomata nello stivale, la pasta è della Voiello e la farina della Caputo. Rispetto a molti altri esercizi commerciali, da me è possibile gustare prelibatezze italiane ad un prezzo compreso fra i 10 ed i 15 dollari, ovvero fra i 6 e i 10 Euro. A pranzo il Prezzo invece si abbassa per ogni pizza ed ogni pasta a soli 10 dollari, proprio per fare in modo che chiunque possa accedere economicamente ad un prodotto genuino e veramente Italian made.

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