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Verità per Giulio Regeni. Il Comune di Bolzano aderisce alla campagna di Amnesty International

30 Giugno 2017

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Verità per Giulio Regeni. Il Comune di Bolzano aderisce alla campagna di Amnesty International

Questa sera a Bolzano i genitori del giovane ricercatore torturato e ucciso in Egitto.   

Anche il Comune di Bolzano, con il Sindaco Renzo Caramaschi e la Giunta Comunale, ha aderito ufficialmente alla campagna promossa da Amnesty International “Verità per Giulio Regeni”; per non permettere che l’omicidio del giovane ricercatore italiano finisca per essere dimenticato, per essere catalogato tra le tante “inchieste in corso” o peggio, per essere collocato nel passato da una “versione ufficiale” del governo del Cairo.
“Verità per Giulio Regeni” è la richiesta di tanti enti locali, dei principali comuni italiani, delle università e di altri luoghi di cultura del nostro paese che espongono lo striscione (da stamane anche sulla facciata del municipio di Bolzano), o comunque un simbolo che chieda a tutti l’impegno per avere verità sulla morte di Giulio.
L’adesione del Comune di Bolzano alla campagna di Amnesty International, arriva nel giorno in cui i genitori di Giulio, i coniugi Regeni saranno in serata nel capoluogo altoatesino per un incontro pubblico nella Sala di Rappresentanza del Municipio per raccontare il mondo di Giulio. Il 3 febbraio del 2016, alla periferia del Cairo, sul ciglio della superstrada per Alessandria d’Egitto, veniva ritrovato il corpo martoriato di un ragazzo italiano: il giovane ricercatore di Fiumicello scomparso nove giorni prima, ucciso dopo terribili torture. Un caso inquietante che reclama verità e giustizia.
È passato quasi un anno e mezzo dall’omicidio di Giulio. La scomparsa del giovane in coincidenza con il quinto anniversario delle manifestazioni del 2011, che portarono alla caduta del dittatore Hosni Mubarak. Secondo le ipotesi più accreditate, le torture che ha subito prima di morire, indicano il coinvolgimento dei servizi segreti egiziani preoccupati per le ricerche che egli stava svolgendo in ambito dei sindacati indipendenti. Una vicenda oscura e inquietante, di cui ancora non c’è nemmeno l’ombra di un giustizia giusta e di una verità vera. I genitori, Paola e Claudio, le reclamano con tutta la forza che hanno, non solo per il loro figlio, ma per tutti gli scomparsi, per i torturati, per i violentati, per i calpestati nei propri diritti a causa di un sistema di potere oppressivo e distruttivo.
I coniugi Regeni sono ospiti del Centro per la pace del Comune di Bolzano questa sera  venerdì 30 giugno alle ore 20.30 nella Sala di Rappresentanza del Comune  per sollevare ancora una volta un caso fra i più oscuri della storia del nostro Paese e delle sue relazioni con l’Egitto, ma anche per raccontare il mondo di Giulio, nell’ambito del ciclo di incontri del Centro pace 2017: “La traccia dell’altro”.
Perché è sulle tracce dell’altro che il ricercatore italiano è stato barbaramente ucciso, è sulla raccolta di informazioni e dati per ricostruire i fenomeni di una società “altra” che il giovane è incappato nella spirale di una violenza strutturale.
Pochi giorni fa i genitori di Giulio sono saliti sul palco di Repubblica delle idee in piazza Maggiore a Bologna insieme a Roberto Saviano per rilanciare la loro “missione”, che è quella di dare verità all’assassinio del loro figlio ma nello stesso tempo di affrontare i risvolti inquietanti di una violenza inaudita e gratuita che sacrifica giovani vite nei sotterranei della storia: “Il 6 dicembre – ha affermato la mamma – il procuratore generale egiziano Sadeq in un incontro a Roma ci aveva fatto molte promesse, tra cui la consegna del fascicolo dell’inchiesta sulla morte di Giulio”. Ma, come ha spiegato Alessandra Ballerini, avvocato della famiglia che sarà presente all’incontro a Bolzano, “quel fascicolo non lo abbiamo ancora visto e il procuratore si rifiuta di incontrare i nostri legali”. Per questo, ha detto ancora la Ballerini, “siamo disposti ad andare a breve al Cairo e non tornare fino a quando non ci verranno date le carte”.
“Per noi – ha aggiunto la madre Paola – è una lotta costante, giornaliera e a volte anche notturna. Nonostante tutte le difficoltà noi siamo convinti che insieme si può. Per tutti i Giulio e le Giulie d’Egitto”. Centro per la pace 

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