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Trento. Medici contro magia un tempo, medici contro social media oggi

13 Giugno 2017

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Trento. Medici contro magia un tempo, medici contro social media oggi

Professione medica, un dibattito che parte dal Medioevo.

Del rapporto tra tradizione e innovazione nella scienza medica nel Trentino del Cinquecento e Seicento si occupa un progetto di ricerca promosso dall’Univeisità di Trento. Le recenti decisioni ministeriali in fatto di vaccini e le frequenti discussioni sui benefici della medicina alternativa hanno riacceso l’attenzione sul rapporto spesso difficile tra le posizioni della scienza medica e le opinioni che vengono alimentate attraverso internet e social media. Il dibattito sulle caratteristiche della disciplina però non è una novità: anche nel Cinquecento la Medicina era chiamata a confrontarsi in modo dialettico e spesso conflittuale con la magia, l’alchimia e i saperi tradizionali e popolari, ampiamente diffusi e alimentati da una ricca produzione di “secreta” e “remedia”. Del rapporto tra tradizione e innovazione nella scienza medica nel Trentino del Cinquecento e Seicento si occupa un progetto di ricerca biennale del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trentoche sarà presentato giovedì prossimo, 15 luglio alle 16 nella sede di via Tomaso Gar 14. Il progetto, condotto dalla ricercatrice Alessandra Quaranta sotto la supervisione del professor Giovanni Ciappelli, è stato avviato nel novembre dello scorso anno grazie al contributo finanziario della Fondazione Caritro.

Grazie alla collaborazione tra gli enti coinvolti il progetto permetterà di fare luce sulle vicende e i rapporti culturali, scientifici e professionali di alcuni medici trentini vissuti tra Cinque e Seicento di cui la storiografia finora si è poco interessata. Tra i nomi più interessanti quelli di Giulio Alessandrini, Bartolomeo Guarinoni, Francesco Partini, Ottaviano Rovereti e Andrea Gallo.

«Alcuni di loro – spiega Alessandra Quaranta – furono impiegati al servizio degli imperatori asburgici. Ripercorrere la loro vita professionale permette di ricostruire la fitta trama di relazioni che li legava ai loro colleghi di lingua tedesca. La realtà trentina viene analizzata così in una prospettiva culturale e professionale più ampia – la cosiddetta “Respublica medicorum” – caratterizzata da una vasta circolazione del sapere tecnico medico-botanico e dallo scambio tra medici di oggetti e strumenti specializzati. La collaborazione con l’Ordine dei medici consentirà, in un approccio interdisciplinare, di riflettere anche su aspetti fondamentali della professione medica odierna, come l’importanza di una formazione anche umanistica dei medici, il loro rapporto con i pazienti, la deontologia professionale o la concezione della salute e della malattia».

Il lavoro di ricerca interesserà nei prossimi anni una grande mole di fonti manoscritte, in lingua tedesca o latina, quasi del tutto inedite, conservate in varie biblioteche del Trentino, ma anche a Vienna, Basilea, Erlangen e Breslavia.

«Il progetto – aggiunge Giovanni Ciappelli – è un primo passo per dare vita a un più ampio intervento di studio e ricostruzione della storia della sanità del territorio Trentino. Un primo segnale anche in vista della possibile realizzazione in futuro di corsi di storia della medicina a livello universitario e nelle scuole superiori del nostro territorio. Da un paio di anni, infatti, organizziamo un piccolo modulo di Storia della medicina all’interno della Scuola di Formazione Specifica in Medicina generale della Provincia autonoma di Trento gestita dall’Ordine dei Medici di Trento».

Foto, Museo della Farmacia a Bressanone

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