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Parla lo psicoanalista. Vacanze scolastiche, solo per oziare e “connettersi”? Oh no

18 Giugno 2017

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Parla lo psicoanalista. Vacanze scolastiche, solo per oziare e “connettersi”? Oh no

di Giuseppe Maiolo

Si potrebbero arricchire relazioni in famiglia con giochi interessanti, fortificare intese e legami.

C’è un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttare via. Così, parafrasando un celebre passo delle Ecclesiaste, si potrebbe dire che c’è un tempo per la scuola e un tempo per la vacanza. In altre parole allo studio segue lo svago, il divertimento, la pausa rigenerante. Ci deve essere insomma il tempo dell’assenza e dell’ozio. Però puntualmente ogni anno in questo periodo si ripropone un’annosa e inquietante domanda: i compiti per le vacanze servono o sono inutili? Tre mesi di vacanza senza fare nulla non possono essere controproducenti?
Le risposte sono di diverso tipo. Quelle a favore dell’ozio estivo sostengono che anche gli studenti e gli scolari, come i lavoratori, hanno diritto a sospendere le attività. A questi ultimi nessuno si sognerebbe mai di far prolungare il lavoro durante le ferie. Quelle contrarie, invece, si basano sul fatto che l’inattività prolungata sia dannosa perché fa dimenticare tutto ciò che è stato appreso. Posizioni diverse, forse entrambe valide, ma il problema vero è un altro: la vacanza dovrebbe essere un momento utile per fare dell’altro, altre esperienze e attività che durante l’anno non si riescono a fare e, al contempo, lasciare che compiti e studi siano a carico della scuola e rimanga un’attività seguita dai docenti. Il che non vuol dire lasciare bambini e adolescenti a loro stessi, perennemente attaccati ai loro smartphone. Significa regolamentare l’uso dei dispostivi di comunicazione e dare contenimento alla “passione” collettiva dei teenager che amano stare sempre connessi. Vuol dire consentire questo tipo di contatto che appartiene al codice di comunicazione dei nativi digitali, ma al tempo stesso promuovere altre azioni come quelle a sostegno delle relazioni dirette e reali.
L’estate, che è il tempo delle giornate lunghe, lunghissime, potrebbe essere l’epoca preziosa in cui si recuperano i rapporti che durante l’anno sono stati frettolosi e nevrotici, spesso sacrificati per gli impegni lavorativi e scolastici.
A partire dalle relazioni familiari, sarebbe quindi utile che i veri “compiti” da fare fossero quelli di tutta la famiglia che, finalmente, si dedica più tempo e attenzione. La stagione adatta dove i genitori, compatibilmente con i loro impegni, si sforzano di organizzare attività insieme ai figli, momenti di gioco e tempo libero per stare insieme, condividere davvero, ascoltarsi e comunicare con più disponibilità.
Aiutare i figli a staccare dalla scuola è fondamentale, a meno che non vi siano necessità di recupero che in ogni caso dovrebbero essere pianificate bene. Di questo ne hanno necessità tutti. Serve per fortificare i legami e rendere più aperta e confidenziale la relazione. Serve in modo particolare ai genitori separati che possono in questo periodo recuperare un tempo continuato e non frammentato di convivenza, dove la vicinanza rafforza la conoscenza e l’intesa reciproca che poi sono un bene prezioso anche in inverno e nel corso dell’anno.
Infine, al di là dei quei compiti che la scuola potrebbe suggerire per mantenere l’allenamento, l’estate è un’occasione unica per stimolare soprattutto gli adolescenti alla lettura di libri visto che è un’attività sempre meno praticata o anche l’opportunità di far fare ai ragazzi esperienze lavorative o di cooperazione. Un tempo, non lontano peraltro, confrontarsi in estate con il mondo del lavoro, voleva dire cominciare a fare una reale esperienza di “bottega”, dove era realmente possibile verificare cosa si sapeva o non si sapeva fare

Foto, Giuseppe Maiolo e Giuliana Franchini

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