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Bolzano. Alejandro Solalinde ricevuto dal Sindaco Caramaschi

9 Maggio 2017

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Bolzano. Alejandro Solalinde ricevuto dal Sindaco Caramaschi

Il candidato al Nobel per la Pace 2017 in municipio

Uno dei più straordinari difensori dei diritti umani nel mondo: questo è Alejandro Solalinde in visita in questi giorni a Bolzano su invito del Centro per la Pace del Comune e ricevuto nel pomeriggio in municipio dal Sindaco Renzo Caramaschi.
Solalinde è entrato nel mirino delle organizzazioni criminali in quanto con il suo impegno e la sua attività in Sudamerica salva migliaia e migliaia di vite umane (migranti clandestini), considerate “merce prelibata” per il mercato degli esseri umani in una delle zone più violente al mondo. Solalinde che porta anche a Bolzano la sua drammatica testimonianza di uomo e prete che vive sotto continua minaccia di morte da parte dei Narcos, ha ricevuto numerosi premi per i diritti umani e ora è candidato al Nobel per la Pace 2017.  Seguace di Romero, che ha conosciuto, Solalinde ha fondato il Centro di accoglienza migranti “Hermanos en el camino” che da rifugio e protezione a 20mila profughi l’anno. Il Sindaco Caramaschi ha portato il saluto ufficiale dell’amministrazione comunale e della comunità cittadina all’ilustre ospite.
Solalinde ha spiegato nel corso dell’incontro in municipio,  che inizia da Bolzano, nell’ambito del ciclo di incontri del Centro per la Pace del Comune  “La traccia dell’altro”, un suo viaggio in Italia per denunciare i crimini che si perpetrano contro i migranti nel Messico degli eccidi e dei ventimila desapercidos e per presentare il suo libro-denuncia: “I narcos mi vogliono morto” (Emi editore) con la prefazione di don Luigi Ciotti. Solalinde infatti protegge i clandestini che tentano di attraversare la frontiera messicana per andare negli USA. Ma il pericolo non viene tanto dagli americani e dalla loro idea di trincerarsi dietro a un muro, ma  dalla criminalità organizzata, ossia dai pericolosissimi cartelli del narcotraffico. I Narcos infatti lucrano sul mercato di esseri umani.  Solalinde è considerato un nemico perché tenta di difenderli e di dare loro  speranza. Per via delle continue minacce di morte il Messico gli ha fornito una scorta di otto uomini, ma spesso è costretto a lasciare il paese per qualche mese per “allegerire” la pressione sul territorio. Solaline ospita più migranti che può (circa ventimila all’anno) nel centro di accoglienza che ha fondato nel 2007 a Ixtepec nello stato di Oaxaca (“Hermanos en el camino”) dove offre loro protezione togliendoli dalle grinfie della mafia messicana che si è già presentata più volte armata davanti ai cancelli della struttura. Un milione di dollari: è questa la cifra che i narcotrafficanti sono disposti a pagare pur di vedere ucciso Solalinde,  L’impegno sociale di Solalinde ha suscitato l’interesse dei media americani: il New York Times ha lodato il suo «coraggio per aver denunciato crimini orrendi contro i migranti e la complicità delle autorità messicane». Il Los Angeles Times l’ha definito «uno dei più importanti avvocati per i migranti», mentre per Usa Today è «un combattente prete cattolico che ha sfidato i cartelli della droga e la polizia corrotta per proteggere i migranti». Per questo motivo un giorno si è fatto anche arrestare e mettere in carcere in segno di solidarietà con gli immigrati «irregolari». Sono mezzo milione gli indocumentados che ogni anno transitano in Messico dal Centroamerica (Salvador, Guatemala, Honduras, …) verso gli Stati Uniti. Il 25% di loro sono donne, il 10% minori. Da quando entrano in Messico i migranti – che fuggono dalle violenze urbane e civili del Centroamerica – possono impiegarci almeno un mese per raggiungere la frontiera statunitense, il sogno di ogni migrante alla ricerca di una vita migliore: in questo lungo viaggio sono vittime di rapimenti, violenze, torture, schiavismo a fine sessuale da parte dei narcotrafficanti, che incrementano i loro traffici: questo «commercio» di esseri umani vale 50 milioni di dollari all’anno. Ogni giorno 54 indocumentados vengono rapiti, 20 mila all’anno. I dati ufficiali della polizia messicana parlano di 71.415 migranti «salvati» dai sequestri tra il 2007 e il 2014.
Fino al 2005 di tutto questo padre Solalinde non si occupava, come racconta in “I narcos mi vogliono morto”. Era un «prete borghese», come lui stesso si definisce, faceva il parroco, il professore, l’assistente dell’Azione Cattolica, studiava psicologia; da giovane addirittura apparteneva a un’associazione parafascista. Poi nel 2005 la «scoperta» degli indocumentados: li vede per la prima volta, inizia a prenderseli a cuore, apre «Hermanos en el camino», un centro perché questi migranti possano riposarsi, mangiare, avere un posto dove stare per rifugiarsi da polizia e narcos. Viene minacciato di morte diverse volte dai narcos che gli impongono il silenzio sui rapimenti dei migranti a scopo di estorsione. Ma padre Solalinde non tace, anzi denuncia ai mass media i fatti di violenza e corruzione cui viene a conoscenza. Nel suo libro Solalinde racconta le lotte per la dignità dei migranti, le violenze da loro subite, la sua «conversione» per difendere i migranti in nome della solidarietà predicata da Gesù Cristo.
La sua è una vicenda che ha appassionato migliaia di persone in ogni parte del mondo: già dal 2012 Amnesty International ha lanciato una campagna internazionale in suo sostegno, quest’anno l’Accademia di Oslo ha accettato la sua candidatura al Premio Nobel per la pace 2017, lanciata dall’Universidad Autónoma del Estado de México.

In foto: Alejandro Solalinde e Sindaco Caramaschi

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