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“Suicidio: un grido di vita”: quindici anni di Sostegno al telefono della Caritas.

26 Aprile 2017

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“Suicidio: un grido di vita”: quindici anni di Sostegno al telefono della Caritas.

In Alto Adige, mediamente, una persona ogni settimana si toglie la vita e, ogni giorno, da una a tre persone tentano di suicidarsi. In occasione del quindicesimo anniversario di attività, il Sostegno al telefono della Caritas vuole richiamare l’attenzione su questo fenomeno che spesso viene visto e trattato come un tabù, organizzando il 4 maggio a Bolzano una conferenza con l’olandese Viktor Staudt che, a causa di un tentato suicidio, ha perso 17 anni fa entrambe le gambe. La scelta è dovuta al fatto che nelle 95.000 conversazioni tenute in questi anni dai collaboratori appositamente formati del servizio spesso si è toccato il labile confine tra vita e morte.

“Il Sostegno al telefono della Caritas è nato nel 2002 in collaborazione con la Diocesi e su suggerimento della Südtiroler Vinzenzgemeinschaft (Società di San Vincenzo). Erano i primi anni in cui ci si confrontava anche con le necessità psichiche e spirituali delle persone. Un anno prima la Caritas era partita con il servizio di Consulenza per uomini, con il servizio Hospice, invece, operavamo già da quattro anni”, racconta il direttore della Caritas Franz Kripp, ricordandosi gli inizi. “L’idea di partire anche in Alto Adige con il Sostegno al telefono è venuta al nostro ex presidente centrale Josef Plankensteiner. Aveva visto un servizio su ORF riguardante il tema del suicidio e l’aiuto offerto dal Sostegno al telefono austriaco. Da quel momento collaboriamo finanziariamente con la Caritas per rendere possibile anche in Alto Adige il Sostegno al telefono. Organizzare questo servizio all’interno della nostra associazione sarebbe stato per noi troppo impegnativo”, spiega Siegfried Holzer, attuale presidente centrale della Vinzenzgemeinschaft.

Il Sostegno al telefono è riuscito a far fronte a questa necessità con competenza e continuità. “Circa 95.000 chiamate ci hanno raggiunto in questi 15 anni di servizio, negli ultimi tempi circa 10.000 chiamate all’anno. In media ci arrivano 28 chiamate al giorno, compresa la notte” spiega Silvia Moser, che guida il servizio da quando è nato. Il servizio è offerto tutto l’anno, 24 ore su 24, domeniche e festività comprese. “Questo sostegno telefonico è reso possibile grazie a più di 80 volontari che si sono preparati affrontando una formazione approfondita, che partecipano regolarmente a momenti di supervisione e continuano a frequentare corsi di aggiornamento”, racconta la responsabile di servizio. Per chi chiama il Sostegno al telefono, ogni parola detta conta. “Questo vale ancora di più per le persone che chiamano annunciando di volersi togliere la vita”, dice Moser. Si tratta dell’1% delle chiamate che ci raggiungono, 94 chiamate nel 2016. “In numeri può sembrare poco, ma dietro ciascuna delle 94 chiamate c’è una donna o un uomo in una situazione estremamente delicata che si sta confrontando con il tema della vita e della morte. A queste persone se ne aggiungono altre (più della metà) che sono tendenzialmente soggette al rischio di suicidio a causa di fragilità psichiche croniche”, racconta Moser.

Che il suicidio in Alto Adige sia un tema importante lo conferma anche Roger Pycha, primario del servizio psichiatrico dell’ospedale di Brunico: “Dobbiamo partire dal presupposto che in Alto Adige ogni settimana una persona si toglie la vita e che, giornalmente, ci sono da uno a tre tentativi di suicidio. Questi numeri sono i più alti in Italia, simili però a quelli della Germania e più bassi rispetto a quelli di Austria e Svizzera. Numeri a parte, anche una sola persona morta o a rischio suicidio è già troppo”, spiega Pycha. “Le persone più a rischio sono i malati psichici o quelli che soffrono di dipendenze. Il rischio di suicidio aumenta per le persone anziane, per gli uomini, le persone rimaste sole involontariamente come divorziati e vedovi, i disoccupati, le persone che soffrono di una malattia incurabile e persone che stanno attraversando un periodo di crisi”, dice Pycha. “Oggi però sappiamo cosa può aiutare queste persone: rapporti sociali positivi e una vita piena di progetti che diano senso all’esistenza e siano importanti per il singolo”.

Silvia Moser, responsabile del Sostegno al telefono, condivide questa osservazione: “Se una persona esprime pensieri suicidi bisogna tendere le orecchie. Si tratta semplicemente di un grido di aiuto. Bisogna prestare attenzione e approfondire con lei, senza aver paura di sbagliare”, spiega. Parlare con qualcuno può essere il primo passo per uscire dalla propria solitudine e un aiuto a trovare una via d’uscita dalla disperazione. Un’altra motivazione che ha portato alla nascita del servizio di sostegno telefonico fu la voglia di offrire a chi chiamava l’opportunità di esprimersi nella propria lingua madre. “Per le persone di madrelingua italiana, il servizio nazionale chiamato “Telefono Amico” raggiungibile anche in Alto Adige per persone in situazioni di crisi esisteva già. Le due realtà di sostegno telefonico esistente non sono in concorrenza, al contrario. Ciascuno dei servizi informa chi chiama dell’esistenza dell’altro qualora fosse preferito per motivi di padronanza linguistica”, spiega Paolo Valente, Direttore della Caritas, sottolineando la buona collaborazione.

Il responsabile di area Guido Osthoff, al termine della conferenza, ha invitato i presenti alla conferenza serale che il servizio Sostegno al telefono della Caritas organizza per il suo 15esimo anniversario sul tema “Suicidio: un grido di vita”. Ospite della serata sarà l’olandese Viktor Staudt, che il 4 maggio alle ore 20 presso l’Academy della Cassa di Risparmio (via Cassa di Risparmio 16) parlerà del suo fallito tentativo di suicidio e della sua nuova vita. Staudt si è gettato sotto il treno ad Amsterdam 17 anni fa, perdendo entrambe le gambe. Solamente dopo un lungo calvario ha trovato l’aiuto necessario per convivere con la sua depressione. Per incoraggiare tutte le persone che si trovano in una situazione simile alla sua ha scritto un libro („Die Geschichte meines Selbstmords. Und wie ich das Leben wiederfand“ – “La storia del mio suicidio. E come ho ritrovato la vita“) e tiene numerose conferenze in Paesi di lingua tedesca. La serata organizzata sarà in lingua tedesca.

Numeri, dati, fatti inerenti al Sostegno al telefono:
– Inaugurazione nel 2002
– 95.000 chiamate fino ad oggi, entro la fine dell’anno saranno più di 100.000
– Da quattro anni 10.000 chiamate all’anno, in media 28 chiamate al giorno (compresa la notte)
– La metà delle persone che chiamano ha tra i 40 e i 59 anni
– Il 45 per cento delle chiamate sono effettuate da uomini
– Uno di temi più ricorrenti è la solitudine

Il Sostegno al telefono della Caritas è raggiungibile al numero verde 840 000 481 giorno e notte, anche le domeniche e i giorni festivi quando la solitudine si fa sentire con maggiore intensità.

In foto da sinistra: Paolo Valente, Roger Pycha, Franz Kripp, Guido Osthoff, Silvia Moser e Siegfried Holzer.    

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