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Riparare invece di buttare: iniziativa a Bressanone dell’oew e delle Botteghe del Mondo dell’Alto Adige.

22 Aprile 2017

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Riparare invece di buttare: iniziativa a Bressanone dell’oew e delle Botteghe del Mondo dell’Alto Adige.

Ogni anno nei Paesi industrializzati tonnellate di abiti in buono stato finiscono nei rifiuti; abiti confezionati con cura distribuiti poi nelle grandi catene di moda a prezzi stracciati. Questo e altri fenomeni simili sono stati oggetto oggi dell’iniziativa “riparare invece di buttare“ svoltasi a Bressanone sotto i Portici. In occasione della giornata mondiale Fashion Revolution Day, l’oew-Organizzazione per Un mondo solidale e la Rete delle Botteghe del Mondo dell’Alto Adige hanno presentato una sfilata di moda e una mostra sulla rete mondiale della produzione tessile. Assieme a sarte e sarti di professione e grazie a delle stazioni di riparazione mobili, sono state mostrate anche soluzioni alternative all’usa e getta.

Questa mattina sotto i Portici a Bressanone cinque tra sarti e sarte si sono cimentati in una vera e propria maratone di cucito per accorciare, riparare e modificare gli abiti portati per l’occasione da numerosi brissinesi. Un modo anche per far riflettere i cittadini su quanta importanza abbiano oggi questi pezzi di stoffa cuciti con tanta pazienza e fatica per ricavarne pantaloni, maglioni e gonne e per dimostrare che con un po’ di manualità si possono riparare piccoli danni e difetti.

Hans Haufler è un sarto di professione ora in pensione che per 20 anni ha gestito un negozio di abbigliamento. Ha seguito con preoccupazione l’evoluzione dell’industria tessile affermando che “un tempo le clienti davano molta importanza alla qualità ed alla durabilità delle stoffe, gli abiti avevano un grande valore! Poi il mercato è stato invaso da modelli sempre nuovi ed estremamente economici a discapito della qualità“. Ma ci sono anche buone notizie a detta di Haufler. Negli ultimi anni infatti si registra un’inversione di tendenza e soprattutto i più giovani e consapevoli mostrano un crescente interesse per la produzione dei tessuti di qualità e la loro valorizzazione nel tempo.

Molti degli abiti che ogni anno finiscono nel container dell’usato non necessitano di alcuna riparazione e anzi, spesso e volentieri si tratta di abiti praticamente nuovi. Ogni cittadino europeo compra in media all’anno 60 capi di abbigliamento; un quinto di questi rimane inutilizzato nei nostri armadi. In Alto Adige si calcolano 5 chilogrammi di vestiti per abitante che di anno in anno foraggiano la raccolta dell’usato. “Sono numeri da capogiro“ il commento di Venera Gschnell, collaboratrice dell’oew nel reparto consumo consapevole, “Il credo veloce-economico-in quantità è diventato ormai demodè anche per l’industria tessile e oggi i vestiti sono diventati merce usa e getta con conseguenze catastrofiche sia per l’ambiente che per le stesse aziende produttrici“. Le grandi catene di moda produco intere collezioni a ritmo settimane e attirano i consumatori con prezzi bassi e un assortimento sempre nuovo. Il vero prezzo di questo consumismo estremo ricade sui lavorati del settore nel sud del mondo.

Brigitte Gritsch, coordinatrice della Rete delle Botteghe del Mondo dell’Alto Adige, ha sottolineato che: “Abbiamo gli strumenti e le possibilità per fare qualcosa di concreto contro la moderna schiavizzazione!“ Per la Gritsch fare acquisti nei negozi dell’usato, produrre da soli i propri capi o decidere di seguire una moda ecologica e socialmente consapevole, rappresenterebbero alternative praticabile per mettere freno al consumismo di massa. Anche il contatto diretto con i produttori, come praticato dalle Botteghe del Mondo, si traduce in maggiore trasparenza. Nei negozi del commercio equo e solidale è facile infatti rispondere alla domanda “chi ha fatto i miei vestiti?“.

Il movimento Fair Trade è nato oltre mezzo secolo fa da un gruppo di persone con una forte responsabilità sociale rivolta alle fasce più deboli della catena di produzione internazionale. All’epoca la consapevolezza comune sullo sfruttamento estremo da parte dei produttori nei Paesi non industrializzati era molto ridotta.

“Oggi la situazione è cambiata”, il commento di Rudi Dalvai, presidente della World Fair Trade Organization, che ha spiegato: “Il Fair Trade ha sperimentato una storia di grande successo. Ciononostante lo sfruttamento dei lavorati nel settore tessile in molte parti del mondo continua a perpetuarsi, con una differenza: I consumatori oggi hanno la possibilità di scegliere.”

Dello stesso avviso anche Matthäus Kircher, direttore dell’oew-Organizzazione per Un Mondo solidale, che ha aggiunto: “La situazione dell’industria tessile è tuttora precaria e lontana da una sostenibilità futura. Grazie ad un comportamento di acquisto consapevole e dando valore ai propri abiti, ogni singolo consumatore può diventare attore del cambiamento nel commercio mondiale.” Kircher ha ricordato inoltre che la giornata della Fashion Revolution è dedicata ai milioni di lavoratori sfruttati nel mondo ed in particolare alle vittime della catastrofe di Rana Plaza.

Il 23 aprile 2013 la fabbrica di vestiti Rana Plaza in Bangladesh crollò. Morirono oltre 1.100 lavoratori ed oltre 2.400 rimasero feriti. Per non dimenticare il più grave incidente mondiale dell’industria tessile, venne istituito il Fashion Revolution Day. L’oew-Organizzazione per Un mondo solidale e la Rete delle Botteghe del Mondo dell’Alto Adige hanno celebrato la giornata e nei prossimi giorni proporranno ulteriori iniziative sul tema del consumo tessile. Lunedì 24 aprile alle ore 20 presso il Forum di Bressanone verrà proiettato, in collaborazione con il Filmclub, la pellicola “The True Cost – Der Preis der Mode“. Il 22 aprile alle ore 8.30 presso il Teatro Cristallo di Bolzano andrà in scena “Tutto quello che sto per dirvi è falso“, mentre il 26 aprile alle ore 20.30 sarà la volta del film “2 Girls“.

Foto/-C Georg Hofer    

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