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L’Europa (come la conosciamo) rischia l’estinzione?

14 Aprile 2017

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L’Europa (come la conosciamo) rischia l’estinzione?

Come sappiamo, di per sé, per principio, tanto il cristianesimo quanto l’Islam sono religioni “forti”, perché monistiche e totalistiche, chiedono totale sottomissione al credente a promuovono le teocrazie. Islam e cristianesimo sono basate quindi su intolleranza.  Oltre a ciò possono essere definite invasive: devono convertire. Per un millennio questi due fortissimi poli religiosi si sono confrontati su questo piano. Nel frattempo però il cristianesimo è mutato, si è laicizzato, l’islamismo no. I cristiani si sono laicizzati combattendo guerre interne tra cattolici e protestanti. L’Islam no, sunniti e sciiti si combattono ma la proporzione non collima con quella che fu una vera e propria carneficina europea. Il cristianesimo si sovrappose alla civiltà romana, senza assumerne il diritto. Il diritto canonico infatti è interno alla Chiesa, autonomo dallo stato. Seconda questione: le crociate. Non sono paragonabili alle conquiste islamiche per moltissimi motivi. Furono combattute per interposta persona, l’obiettivo non fu mai distruggere il mondo degli infedeli ma sottrarre a loro Gerusalemme, città santa. Il potere delle armi era “prestato” a Roma e non di Roma. Il punto è fondamentale per comprendere il tutto. L’impero dell’Islam si estese da Vienna all’Indo, una vera e propria fede armata. In questo preciso confronto la chiesa romana perde. Anche l’Islam in armi però si spense, ma a differenza del “laico cristianesimo” può sempre accendersi, come pare oggi. Non esiste infatti un Nuovo Testamento che addolcisce il Vecchio nel contesto islamico. Il cristianesimo si sovrappone, dall’altra invece si sostituisce. Fu il Rinascimento italiano a farci rivivere come mente collettiva europea, ad affermare principi e visioni plurali. Rifiutammo da allora dogmi, monoliti e potere unico (temporale e terreno fusi, per intenderci). I nostri intellettuali in quel periodo sparsero i semi della moderna società europea. Fu premiato il dissenso, utile per creare concordia, fondamentale per la crescita democratica. Il modello europeo in India, Giappone o Cina ha attecchito, perché modificabile ed adattabile. Culturalmente tentacolare, la forza del pensiero europeo nasce dall’adattamento a nuove realtà, che via via si sono sgretolate dinanzi ai principi di pluralismo. Sia un bene od un male non spetta a quest’articolo affermarlo. L’Islam invece ha sempre rigettato la mentalità europea, niente flessibilità. L’Europa laica negli anni ’90 del secolo scorso si era convinta di liberale l’Islam, in Francia fior d’intellettuali parlavano di democratizzazione. Fu un fallimento. Anzi vi fu un contrattacco, fede al centro ed estremismi atti ad islamizzare l’Europa. L’Islam moderato esiste? In parte, gli intellettuali islamici occidentalizzati sono sopravvalutati, in realtà il loro peso specifico è quasi nullo, se non limitato ai musulmani europei. L’Islam detto moderato viene poi riferito a stati arabi vari, che in realtà non lo sono affatto. Egitto, Arabia Saudita, Algeria, Pakistan non sono in guerra con l’Occidente, la moderazione è tutta li. Ryad è una monarchia assoluta e teocratica, chiusa, il resto sono dittature poco illuminate che tengono a bada in qualche modo istinti d’estremismo. Il solo stato laico, democratico e pluripartitico rimane la Turchia. Per poco in realtà, il ruolo dell’esercito, garante di democrazia laicità dal 1924 è svuotato. La Turchia, con Erdogan, dimostra quando sia difficoltosa una democratizzazione dell’Islam. Il paradosso? L’Europa ha lavorato per neutralizzare i militari turchi, gli unici in grado di tenere il paese al passo con la democrazia. Poi c’è il Marocco, forse lo stato islamico a meno rischio estremismo. Il Marocco possiede un sovrano che regna e governa, che difende “la fede”, capo religioso supremo. Questa diarchia mette al riparo da derive estreme.  Il Pakistan? Moderato ma ha la sharia dal 1964, minacciato dalle proprie madrase, scuole islamiche fondamentaliste che ne minano l’equilibrio. Gli stati, detti moderati, rappresentano una salvezza per Europa ed Occidente? Non pare. Gli intellettuali francesi (per lo più di sinistra) da una decina d’anni hanno lanciato l’allarme: l’Europa rischia l’estinzione, verrà travolta dalle sue stesse regole democratiche che porteranno al potere gruppi che di fatto ne decreteranno la fine. Si ripeterà la fine dell’impero romano d’Occidente? Deposto da un barbaro, ufficialmente per restaurarlo? Il processo è irreversibile? Dipende in realtà. Gli europei non hanno ancora focalizzato il problema, sono ingenuamente convinti che il mondo che fino a ieri gestivano, lasciato libero, lavori per la pace, l’uguaglianza e quei valori rinascimentali che hanno fatto dell’Europa un faro di civiltà. Non è cosi, l’Europa si trova in guerra senza ammetterlo, stretta tra i propri ossimori culturali ed in preda a crisi di nervi continue, ovvero la convivenza di chi crede nella teocrazia e chi nella democrazia. In mezzo si è sciolto il pensiero marxista, fino a qualche tempo addietro, la cosiddetta intellighenzia di sinistra era convinta di portar dalla propria parte le masse musulmane. Niente di più ingenuo. Quel mondo rigetta dal profondo ideologie marxiste, ancor di più se annacquate da ecologia ed altro che rendono il pensiero marxista molto meno efficace. Mentalmente l’Europa appare debole, timida, insicura, ed incapace di trasmettere la propria forma mentis. Timorosa nell’affermare la propria vocazione plurale, con una classe intellettuale che guarda al globalismo senza essersi resa conto di firmare la propria condanna. Sono le prove generali per l’Estinzione dell’Europa? Sarà questa la prossima linea rossa?

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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