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Guillaume Le Gentil: Fantozzi ante litteram?

10 Aprile 2017

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Guillaume Le Gentil: Fantozzi ante litteram?

Il nome Guillaume non vi dirà nulla, in realtà questo signore fu astronomo e professore (a Parigi) ma la sua vita appare più una parodia fantozziana. Si va oltre alla “classica nuvoletta”, dicesi proprio “sfortuna nera”. Vi sentite per caso “sfigati” ti tanto in tanto? Allora non potete non leggere la storia di questo bizzarro signore. Le Genti, prima d’occuparsi d’astronomia, cercò di entrare a far parte della chiesa ma senza fortuna. Troppo eccentrico per l’ambiente ecclesiastico. Le scienze astronomiche, devono al francese  scoprì quelli che oggi conosciamo come oggetti di Messier M32, M36 e M38, come anche la nebulosa in M8, e fu il primo a catalogare la nebulosa oscura chiamata anche Le Gentil 3 (nella costellazione del Cigno). Tuttavia, nonostante le scoperte di rilievo, il povero Guillaume è ricordato prevalentemente per la sorte avversa, o banalmente volgarmente “sfiga” che lo avvolse senza pietà.  Tutto ebbe inizio quando decise di osservare il transito di Venere del 1761 a Pondicherry, una colonia francese in India. Organizzò il viaggio. Partì da Parigi nel marzo del 1760, e raggiunse Île de France (Mauritius) a luglio. Ma ci si mise di mezzo una guerra tra la Francia e l’Inghilterra, ritenne quindi troppo rischioso cercare di raggiungere Pondicherry, e così decise di dirigersi altrove. Si imbarcò su una fregata che era diretta verso la costa Coromandel dell’India, e partì nel marzo del 1761. Tutto bene? Non proprio. Quasi a destinazione, si venne a sapere che l’Inghilterra aveva occupato Pondicherry. Dietrofront! La fregata fu costretta a ritornare a Île de France. Guillaume fu arso dalla preoccupazione e dall’eccitazione, il giorno del gran transito astronomico era vicino. Venne finalmente il 6 giugno, insonne il povero francese, eccitato, il cielo era terso, quindi tutto perfetto? Non proprio, Le Gentil non poté fare osservazioni astronomiche con la nave in movimento. Siccome si era recato all’estero per osservare il transito solare di Venere, sapeva che nell’arco di otto anni ce ne sarebbe stato un altro, decise di restare e non ripartire dopo tante peripezie. (I transiti solari di Venere si verificano in coppie, a distanza di otto anni l’uno dall’altro, ma più di un secolo intercorre tra ognuna di queste coppie.) Trascorse parte del tempo a disegnare una mappa della costa orientale del Madagascar, a studiare, inviando tutto in patria (non arrivò ovviamente nulla…). Decise inoltre d’osservare il transito solare del 1769 da Manila, nelle Filippine. Che fosse la volta buona? Non proprio. Incontrò l’ostilità da parte delle autorità spagnole del luogo, e così si diresse di nuovo verso Pondicherry, dove arrivò nel marzo del 1768. Nel frattempo era ritornata alla Francia in seguito al trattato di pace del 1763? Apparente colpo di fortuna. Apparente però. Guillaume, felice e contento, costruì un piccolo osservatorio e aspettò pazientemente. Finalmente, il giorno dell’evento arrivò (3 giugno 1769). Giubilo! A quelle latitudini le nuvole sono rare. Sicuri? Nonostante le altre mattinate di quel mese fossero state tutte (ma proprio tutte) serene, quel giorno il cielo divenne coperto, e Le Gentil non poté osservare nulla di nulla. Rasentò la pazzia, ma alla fine riuscì a recuperare le forze per poter ritornare in Francia, aveva famiglia ed un buon lavoro in fin dei conti. Il viaggio di ritorno fu attardato prima dalla malattia. Superata anche questa, la nave su cui viaggiava fu travolta da una tempesta (poteva forse mancare?), che lo costrinse a sbarcare a Île Bourbon (Réunion). Dovette però aspettare una nave spagnola che lo riportò a casa. Finalmente la Francia. Finalmente Parigi. Finalmente a casa, era ottobre del 1771. Odissea terminata? Assolutamente no! Scoprì che le autorità avevano decretato la sua morte presunta (a quel tempo poteva capitare dopo lunghi periodi d’assenza). Qualcuno aveva preso il suo posto nell’Accademia Reale delle Scienze, sua moglie si era risposata (con un collega), inoltre tutti i suoi averi erano stati divisi tra gli eredi, ovviamente avidi e rapaci, “parenti serpenti “insomma, il detto non fu più azzeccato. Per risolvere quest’ultimo problema ci vollero molti processi, ma l’intervento del re gli restituì immediatamente un posto in Accademia; si risposò e visse (apparentemente) felice per altri 21 anni. Quando guardate un bel cielo stellato, un pensiero dedicatelo all’astronomo Le Gentil, che per amor di scienza, sfidò flutti, guerre, parenti avidi e tenete a mente una raccomandazione: in caso d’assenze prolungate non dimenticate d’ avvisar parenti, amici e soprattutto moglie (o chi per lei)!

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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