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Bolzano. Insegnanti di religione in Consiglio provinciale.

10 Marzo 2017

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Bolzano. Insegnanti di religione in Consiglio provinciale.

Una delegazione della Comunità di lavoro degli insegnanti di religione dell’Alto Adige presenta la propria professione ai consiglieri provinciali.  

Alcuni rappresentanti della comunità di lavoro degli insegnanti di religione dell’Alto Adige sono stati stata accolti ieri, 9 marzo, in Consiglio provinciale per esporre ai consiglieri come si svolge oggi la lezione di religione. La necessità di avere maggiori informazioni in merito era emersa nell’ambito della discussione della legge provinciale sull’istruzione del gennaio 2015.

Ricardo da Silva, presidente della Comunità cui aderiscono 397 insegnanti di religione delle scuole tedesche e ladine, di cui la maggior parte laici, ha portato la testimonianza video di tre insegnanti degli anni ‘70, ‘80-’90 e attuali, che hanno riferito del passaggio da un insegnamento basato essenzialmente sul catechismo a un approccio più orientato all’apertura alla società e alla solidarietà, e dalla presenza in classe di soli sacerdoti all’arrivo dei laici. “Prima le convinzioni religiose si portavano da casa, oggi no”, ha chiarito Da Silva, ma si tratta sempre di dare ascolto all’essenza religiosa della persona, considerandone i bisogni nella sua completezza: “Anche i più piccoli si interrogano sul senso della vita”. A questo scopo, gli insegnanti hanno un’apposita formazione, sulla base di specifiche linee guida e con l’accompagnamento di testi aggiornati e attuali metodologie d’insegnamento, basati sulla discussione in classe.

Di seguito, Pius Leitner, Sigmar Stocker, Maria Hochgruber Kuenzer, Brigitte Foppa e Hans Heiss hanno posto alcune domande sugli esoneri e la possibile alternativa di una lezione di etica, la disciplina in classe, l’insegnamento delle preghiere, il crocifisso e ciò di cui hanno bisogno gli insegnanti stessi per svolgere al meglio la loro professione: “Appoggio e riconoscimento del nostro lavoro”, è stata la risposta a quest’ultima domanda.

Foto/Consiglio prov. di Bolzano     

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