Cultura & Società

Bolzano. Terra di incontri, di scambi di culture, di civiltà.

16 Febbraio 2017

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Bolzano. Terra di incontri, di scambi di culture, di civiltà.

di Flavio Schimenti

Questa nostra “Terra tra i monti” è frutto di un equilibrio secolare tra culture e civiltà.

Siamo ormai tutti d’accordo, di come si debba andare al di là dei simboli che inevitabilmente sono presenti in questa “nostra terra”, o come i nostri amici di lingua tedesca chiamerebbero “Heimat”.Purtroppo tutti questi simbolismi, vedasi monumenti o altro, li abbiamo ereditati, da precedenti generazioni che hanno cercato di prevaricare, a seconda delle epoche storiche, l’una sull’altra. Tale tempo, o mentalità, pensavamo fosse superate, non è del tutto così. I retaggi del passato sono come dei fantasmi che continuano a pervadere gli animi di qualcuno. Cosa accadrà fra due anni, quando qualcuno celebrerà il trattato di S.Germain, con il passaggio del Tirolo del Sud, all’Italia ? Qualcuno si strapperà le vesti, altri lo celebreranno in pompa magna, altri proveranno la terza via, dicendo che ormai siamo in Europa. Non tenendo conto, questi ultimi, della crescita dei nazionalismi ed egoismi territoriali che sta pervadendo, ormai purtroppo, tutti i Continenti.

La “terra tra i monti” è ricca, di una ricchezza che non è solo economica, è frutto di un equilibrio maturato nel corso dei secoli, dell’incontro fra le culture e civiltà provenienti dal Nord e quelle provenienti dal Mediterraneo. E’ stato sempre stato così, sin dalle migrazioni dei diversi popoli che hanno attraversato o si sono fermate in questo nostro territorio. Le nostre città si sono sviluppate e sono cresciute solo grazie agli scambi culturali, commerciali ed intellettuali delle diverse etnie. I nazionalismi, sono solo retaggi dell’800, in cui si è voluto mettere un cappello identitario ad un popolo che era comunque già interetnico. Si dirà che gli “italiani” erano solo una sparuta minoranza, nell’800, (il comune di Bolzano ne contava un migliaio), ma erano comunque una presenza significativa, non secondaria. Nei secoli precedenti, i fiorentini Rossi, diventati Boetsch, erano una presenza rilevante in città, tanto da farsi costruire la giottesca cappella di S.Giovanni nella chiesa di S.Domenico. La famigIia di commercianti provenienti da Rovereto Troilo, diventati Trojer, nel ‘600 costruisce il più bell’edificio del centro storico a Bolzano, fra via Portici e via Argentieri. Nel corso del ‘500-‘600-‘700 i De Lai, famiglia di maestri lapicidi provenienti dal lago di Como, diventano architetti civici di Bolzano e poi responsabili dei maggiori interventi architettonici per conto della casata d’Asburgo. Non parliamo poi del Magistrato Mercantile e dell’importanza svolta per la pacifica convivenza delle diverse etnie, sia in campo economico e sia nel campo culturale e politico. Non molti conoscono la storia della casata dei nobili sicilani Campofranco e del relativo palazzo di Bolzano, la storia sarebbe troppo lunga, rimando per conoscenza all’articolo che mio padre scrisse nel 1990 per il quotidiano “Alto Adige”. Queste sono solo alcune frammentarie citazioni, ma la Storia sarebbe molto più lunga e complessa. Non esiste più e non può esistere più “una storia dei tedeschi”, “una storia degli italiani”,una storia dei ladini“. Esiste la Storia. Essa non può essere a beneficio degli uni piuttosto che degli altri. Qualcuno secoli fa scriveva :…”non esiste più né Giudeo, né Greco, nè Schiavo, né Libero, né Uomo, né Donna…”

Una mia amica di lingua tedesca, mi diceva : “Tu guardi sempre al passato. Basta. Il passato è passato. Bisogna guardare al futuro. Non ha più senso dire “gli italiani“, “i tedeschi” ecc.” Ho fatto tesoro prezioso di quanto lei mi ha detto, noi “in questa terra“, siamo un unico popolo e non è populismo, ma è un discorso identitario, per quanto detto sopra.

Per questo ha anche senso, che la fontana di Re Laurino e Teodorico, ritorni dov’era, senza paura di pensare che possa “offendere“, “i tedeschi“, “gli italiani” o “i ladini“. Non abbiamo paura del nostro passato, se questo è debitamente compreso e valorizzato.

One Comment
  1. Stefano Eccel

    Pasolini sosteneva che la morte non consistesse nel non poter più comunicare bensì nel non poter più essere compresi. In questo senso credo che una delle cose più importanti sia proprio la conoscenza, declinazione diretta della comprensione. Oggi più che mai diventa fondamentale capire, approfondire, farsi un'idea, tornare sui propri passi, cambiare idea. Insomma, non fermarsi mai in superficie. Il dubbio gioca un ruolo fondamentale. Nel momento in cui si dubita, scatta quel meccanismo che porta a non fermarsi alla sterile diatriba politica sulla simbologia di un monumento piuttosto che sul significato du una particolare statua, e si scende, si va giù in profondità per cercare di capire e diradare quel dubbio. Viviamo assieme ma separati da un'impossibilità di comprendersi. C'è bisogno di andare oltre, abbattere il muro che cementifica le nostre idee per ritoranre nuovamente a comprendersi, capire, vivere.

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