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Bolzano. Dopo la bagarre in consiglio Comunale, parola a Guido Margheri

20 Gennaio 2017

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Bolzano. Dopo la bagarre in consiglio Comunale, parola a Guido Margheri

Bonazza con il suo discorso ha creato una bagarre con strascico lungo giorni. Dopo aver sentito e scritto le proprie motivazioni, abbiamo raggiunto l’ex consigliere comunale Guido Margheri, alle ultime elezioni candidato con Sel. Sempre in prima linea nella lotta politica attiva e scettico con gli ex compagni di consiglio, secondo lui troppo tiepidi. Margheri è agli antipodi del pensiero di Bonazza e prova a spiegarci il perché, però. Questo pensiero faccia sempre più breccia a Bolzano, argomentando anche varie soluzioni a problemi “bolzanini”.

Partiamo dall’episodio clou: “feccia”. Il Parco della stazione, pomo della discordia. Cosa fare?

Le zone intorno alle stazioni sono problematiche ovunque non solo a Bolzano. Da noi il fenomeno si è accentuato perché per fare spazio al Progetto Benko tutta una serie di interventi anche di semplice e ordinaria manutenzione sono stati colpevolmente rinviati con il pretesto di in possibile intervento della corte dei conti (SIC). Con pochi soldi e scarsi mezzi un comitato di giovani è riuscito a dimostrare con le sue iniziative come sarebbe facile intervenire! Avevamo ragione quelli che come noi dicevano che, invece, si sarebbe dovuto investire proprio nei luoghi più delicati. Il miglior controllo del territorio, lo dicono anche le forze dell’ordine, è costruire vita sociale, cultura, cura del territorio. Ora si tratta di attuare gli impegni della Giunta comunale chiamando a cooperare tutti quelli che possono contribuire ad un progetto positivo anche perché un eventuale quartiere peggiore be la situazione.

A pochi giorni dalla giornata della Memoria a Bolzano l’episodio come lo giudichi da un punto di vista prettamente intellettuale? la solita guerra fascismo/comunismo?

Nessun componente di un’istituzione può permettersi di usare un linguaggio violento ed offensivo per accusare in modo indiscriminato una categoria di persone. Se lo fa le regole dicono che deve essere richiamato e se persegue espulso. È sempre valso per tutti, vale anche per i sedicenti “fascisti del terzo millennio” ai quali mi sembra si stiamo concedendo troppi spazi per provocazioni inaccettabili. Detto questo la Memoria del passato non è un rituale da imbalsamare e va fatta vivere nella realtà di oggi dove quei valori di libertà e democrazia che si sono conquistati allora sono nuovamente messi in pericolo da vecchi e nuovi nemici che vanno sconfitti anche con risposte concrete ai problemi dei cittadini, in particolare, dei giovani. 3. Beh, come si dice, sconfitti, ma non vinti. Battute a parte, il problema di un consenso dei ceti popolari a pericolose idee di destra, anche razziste e xenofobe, non è, purtroppo, solo bolzanino o italiano. Se si rimane ancorati a difendere vecchie ridotte indifendibili si diventa irrilevanti, così come se si promuovono, come hanno fatto il PD e la maggioranza dei socialisti europei, politiche che scaricano la crisi sui ceti popolati e sui ceti medi. Allora si diffondono paura, odio, guerre tra poveri e si rischia di non essere capiti o peggio di appiattirsi sulle élite dominanti responsabili della crisi e delle gravi diseguaglianze. Segni di speranza, però, ce ne sono. La crisi permanente dimostra che non è vero che non ci sono alternative nel segno dell’equità, della solidarietà e della sostenibilità ambientale. Sono migliori non solo eticamente anche perché sono più razionali ed economiche. Una cosa è certa, o si ricomincia a dare rappresentanza e risposte alle persone. Si riconquista un’anima popolare o non si va da nessuna parte. Ce lo ha detto il referendum del 4 dicembre e ce lo dicono anche i referendum sul lavoro promossi dalla CGIL.

Riflessione. Molte persone, non necessariamente di destra hanno condannato il modo non danno torto a Bonazza. A questi “arrabbiati”, magari disoccupati cosa dire?

Non è affatto solo il modo. Se tu parli di delinquenza e violenza e la associ indiscriminatamente a tutto un gruppo di persone fai un atto ignobile perché le vuoi esporre all’ostilità della gente. Inoltre, peggiori le cose anche dal punto di vista della lotta ai veri delinquenti che vanno colpiti con controlli e iniziative mirate da parte delle forze dell’ordine. I disoccupati e le vittime della crisi ne hanno piene le scatole di parole e di appelli perciò la risposta sta nelle soluzioni. Reddito minimo garantito, investimenti e non mance a pioggia, politiche sociali contro povertà e precarietà anche sul versante della casa.

Immigrazione. Sei d’accordo con le proposte Minniti? In conferenza stampa il ministro ha parlato di saturazione e necessità di dare un freno. In pratica, rimane chi ha veramente diritto, gli altri fuori. Con gli sbarchi in aumento e la Ue che “nicchia”, che fare?

Una parte delle cose dette da Minniti finisce per rispolverare soluzioni già fallite ai tempi del Ministero Maroni e rincorrendo quelle idee non si risolve niente e si rafforza la destra “originale”. Occorre sforzarsi di dire la verità. I flussi continueranno perché dipendono da eventi epocali (guerre, fame, povertà, desertificazione…) che potranno essere modificati solo se la Comunità Internazionale muove, comunque, in un periodo non breve. Pensare che i lager turchi o gelo serbo li blocchi è oltre che inumano anche un’illusione. Nuove rotte si apriranno gestite da nuovi trafficanti. O li gestisci anche con corridoi umanitari e fai integrazione seriamente senza creare ghetti o peggio galere. Oppure avrai più sofferenze, clandestinità e degrado. Con l’Europa la voce grossa va fatta su questo. Minniti ha invece ragione sullo smantellamento dei grandi insediamenti e sul decentramento in tutte le realtà di gruppi di persone non grandi con la possibilità concreta di una vera accoglienza e di una vera integrazione. Potremmo anticipare superando la ex-Gorio come da anni si va giustamente dicendo.

Bolzano appare sempre più divisa, incattivita e arrabbiata. Ai tuoi concittadini cosa vorresti dire?

Beh, di questo anche noi ne siamo stati vittime perché evidente che in una situazione del genere i poteri forti diventano incontrollabili, aumenta la sfiducia o la rabbia, oppure per rassegnazione si sceglie il gruppo di potere che meglio ti garantisce. Il problema è che così la Città peggiora ulteriormente. Resto convinto che n tutto questo abbia avuto un grande peso la mortificazione del capoluogo che non a caso ha un disagio sociale doppio rispetto alle medie provinciali. In questo senso le burocratiche politiche sociali o la scelta di privatizzare pezzi di servizio pubblico vanno nella direzione sbagliata. Il riuso delle aree ferroviarie dismesse è un progetto strategico, ma non può essere fine a sé stesso se non porta subito ad un’idea di comunità in grado di costruire qualità urbana, vita sociale, cultura, sviluppo e aggregazione in tutte le sue parti. Delegare ai privati o al potere provinciale ha prodotto i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Per cui è necessario chiamare tutta la città ad uno sforzo comune per ripensarsi. Se realtà come Matera, Mantova, Pistoia, ecc. sono diventate capitali della cultura e della qualità e noi annegati nel “nord est” abbiamo costosamente fallito un motivo ci sarà. Cultura, innovazione e politiche sociali dunque, ma anche il coraggio di perseguire obiettivi nuovi sempre più necessari. In termini di vera e propria liberazione dal traffico per esempio. La variante alla SS 12 arriverà se va bene tra 10 anni e non risolverà il problema.

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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