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Rubrica. La parola allo Psicoanalista

9 Dicembre 2016

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Rubrica. La parola allo Psicoanalista

Si parla tanto, si ascolta poco, spesso si urla, che fare?

di Giuseppe Maiolo

I conflitti di ogni tipo sono in crescita, quelli familiari ancora di più. Nonostante la rivoluzione tecnologica della comunicazione, sono aumentate le difficoltà comunicative e le incomprensioni. Si parla tanto ma si ascolta poco. Spesso si urla. Come se dovessimo continuamente «bucare» quella cortina di sordità psicologica che ormai avvolge un po’ tutti. In fondo domina un po’ ovunque autoreferenzialità e narcisismo che sembrano essere diffuse caratteristiche di questo nostro tempo.

Si tratta allora di affrontare e modificare la cultura dell’ individualismo che alimenta da una parte grandi sacche di indifferenza e dall’altra pericolose tendenze del pensiero integralista.

Educare ed educarsi all’ascolto partecipato, per esempio, può essere il primo obiettivo verso cui tendere. Perché è questione fondamentale quella di aprire il canale dell’interazione e dello scambio emotivo attraverso una comunicazione efficace che consente di trovare punti di incontro e di convergenza, intese e collaborazione. In altre parole “mediare”. I processi di mediazione avvicinano le distanze tra gli individui e consentono di integrare gli opposti o comporre le divergenze e i conflitti. si tratta di un’ attività complessa, delicata e a volte difficile, ma importante da inserire nel progetto educativo dei figli e promuoverla come attrezzatura da consegnare ai giovani per diventare “adulti”.

La “Negoziazione“ che prevede le competenze di mediazione, serve proprio nella costruzione di relazioni e per trovare cooperazione e solidarietà. Di derivazione latina la parola negoziare indica il tempo del fare e dell’agire, cioè il non-ozio. Il negozio, nel senso proprio di bottega è il luogo dove si sviluppano gli affari e dove avvengono gli scambi che, al di là dell’aspetto commerciale, hanno a che fare con l’acquisizione di aspetti nuovi e di valori che possono essere condivisi.

Così Negoziare è attività costruttiva finalizzata alla costruzione di “ponti”, ovvero, fuor di metafora, di strutture di collegamento e di integrazione. E’ un’arte perché fatta di tecnica e creatività individuale che andrebbe praticata prima di tutto nei contesti familiari e scolastici.

Per questo diciamo che educare fa rima con negoziare. Infatti, a prescindere dall’utilizzo specifico in tutte quelle situazioni di conflitto, il saper negoziare è prezioso strumento educativo nel processo di crescita.

Utilizzato con i minori serve a mostrare che per il raggiungimento di un obiettivo c’è bisogno di impegno, così come di trovare un compromesso tra quelle che sono le esigenze personali e quelle altrui. Insegna a saper attendere e pazientare, ma fa capire anche che nulla si raggiunge gratuitamente e che, viceversa, bisogna impegnare risorse fisiche e mentali per convincere l’interlocutore quando si vuole qualcosa. E’ dunque la costruzione impegnativa di una lingua condivisa che serve poi per raggiungere compromessi e formulare accordi da sottoscrivere senza sentirsi vincitori né vinti.

Per questo nella relazione tra adulto e un giovane adolescente la negoziazione potrebbe essere un vero e proprio strumento di crescita. Educare attraverso questa modalità non significa perdere di autorevolezza né rinunciare a fornire regole e limiti. Al contrario, fortifica l’autorità genitoriale che non è esercizio di potere, ma è educativa se funziona come figura di confronto, che offre ascolto attivo e consente l’esercizio del dialogo. La negoziazione richiede presenza fisica e affettiva, tempo e condivisione empatica, disponibilità e fiducia. Senza questi elementi non è possibile alcuna intesa e nessun accordo. Ma nemmeno sviluppo e autonomia.

E un adolescente che deve imparare a fare i conti con la realtà e con il principio del dovere, ha bisogno di confronto con un adulto competente che lo aiuti a bilanciare le fantasie di onnipotenza infantili con il riconoscimento dei propri limiti. Nel tempo del “tutto e subito” e nella società  dove prevalgono i bisogni indotti, i processi negoziali possono rimettere al centro l’incontro che può anche diventare anche scontro, ma che richiede pazienza e perseveranza per poter uscire dal conflitto e raggiungere i risultati attesi. Dotazioni che insieme alla capacità di attendere e di “sognare”, sono il presupposto fondamentale per la nascita del desiderio.

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