Cultura & Società

La parola allo psicoanalista. Natale, con il maestoso abete illuminato e la grotta sacra.

18 Dicembre 2016

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La parola allo psicoanalista. Natale, con il maestoso abete illuminato e la grotta sacra.

Quanti significati nasconde l’albero di Natale? Risponde Giuseppe Maiolo.

Il Natale è la festa dell’anno forse più ricca di elementi sia religiosi che simbolici e carica di significati psicologici. Prendiamo ad esempio l’albero, l’abete che siamo soliti addobbare per le feste natalizie. E’ il simbolo per antonomasia del Natale occidentale.

Per le sue dimensioni e per la sua maestosità, allude all’albero cosmico. Rappresenta l’ Albero della Vita che compare già nell’Apocalisse di Giovanni e appartiene ad un corpo mitologico antico. Simbolo del “centro”, ovvero il punto da cui nascono tutte le cose, rimanda all’inizio assoluto da cui emersero le energie nascoste del sacro. L’albero infatti con il suo asse verticale è, in fondo, l’asse del mondo che nel centro dell’universo occupa e attraversa tutte le zone cosmiche: il cielo, la terra e lo spazio sotterraneo.

Così quell’abete che mettiamo al centro della nostra casa o adorna i giardini e le piazze, raduna attorno a sé grandi e piccini e invita tutti a depositare alla sua base i doni, ovvero i segni visibili della ricchezza dei frutti che l’albero ciclicamente ci offre. Allude al ciclo vitale e in senso dinamico ricorda la nascita, la morte e la rinascita. La sua verticalità richiama il bisogno umano di avvicinarci al “divino”, e allo stesso tempo simbolicamente ricorda che anche il “divino” si avvicina a noi e porta luce nel nostro buio

Benché provenga dalla tradizione pagana, l’albero di natale infatti ha forti connotazioni cristiane. L’usanza ad esempio di coprire l’albero di lampadine che si accendono, è un modo per affermare l’importanza della luce dopo la lunga notte invernale, luce che viene dispensata per illuminare la conoscenza e sconfiggere le tenebre e le oscurità dell’inconscio. Il Cristo nascente è di per sé il simbolo della  luce. Non a caso il Natale si festeggia il 25 dicembre, quando da pochi giorni è passato il solstizio d’inverno che corrisponde alla comparsa sull’orizzonte del “nuovo sole”.

In effetti nelle antiche religioni “solari” si festeggiava la nascita del dio-sole che corrispondeva all’inizio di una nuova fase. Con l’incarnazione del bambinello nel mondo cristiano, si rappresenta simbolicamente la  nuova era, il nuovo corso, cioè l’epifania della coscienza.

Poi il Natale con i suoi riti antichi ci offre altri simboli. Pensiamo al presepe. E’ una tradizione antica che si rinnova ogni  anno attraverso cui l’inconscio collettivo si manifesta. Figure come il bue, l’asino, la grotta i pastori, i Magi, non solo rinarrano la storia della nascita di Gesù, ma sono metafore antiche. I due animali presenti accanto alla mangiatoia alludono non solo alle forze benefiche e malefiche che il Cristo dominerà, ma anche agli aspetti animali e istintuali che si integrano e trovano spazio nella grotta, simbolo del cosmo.

In antichità non solo la grotta ma anche gli antri e le caverne erano considerati luoghi sacri, di iniziazione e di culto dove nella ritualità cristiana si manifesta il divino. Essa rimanda al sacro che si rende visibile e alla cavità oscura e sotterranea entro la quale  però avviene la nascita. Proprio  nella grotta-caverna, come in un crogiuolo alchemico, si combinano e si compongono le forze interiori dell’inconscio, le energie telluriche che si trasformano e consentono il passaggio, la nascita e la rigenerazione. E’ il luogo, dunque, dell’identificazione, lo spazio in cui si compie il processo di interiorizzazione psicologica che libera l’individuo dalla dipendenza e lo dispone ad entrare in rapporto con il mondo esterno e la realtà circostante.

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