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Dorigatti: “Basta con le bugie. Questa riforma non va a toccare la nostra autonomia!”

1 Dicembre 2016

Dorigatti: “Basta con le bugie. Questa riforma non va a toccare la nostra autonomia!”

Christian Dorigatti, avvocato bolzanino, è stato recentemente intervistato per quanto riguarda il referendum di Domenica. Impegnato da anni nel sociale, afferma di essersi riavvicinato alla politica, dopo una breve esperienza in Italia dei Valori, proprio grazie al referendum. Adesso è membro del comitato Basta un Sì – Si riparte e non esclude il fatto di voler tornare ad impegnarsi a livello politico.

1) Buongiorno avv. Dorigatti. Lei è parte del comitato Basta un Sì – Si riparte. Ovviamente non ha molto senso chiederle cosa voterà, piuttosto perchè votera si.

Il mio sì è dovuto al fatto che negli ultimi 30 anni abbiamo assistito a svariati tentativi di modificare la Costituzione e superare il bicameralismo paritario e perfetto, che sono finiti tutti in un nulla di fatto. Tale anacronistica simmetria tra i due rami del Parlamento deve finalmente cedere il passo ad un più moderno ed efficiente bicameralismo asimmetrico secondo un modello di rappresentanza al centro delle istituzioni territoriali (come affermato dall’art. 1, nella parte in cui modifica l’art. 55 Cost., e ribadito dall’art. 2, di modifica dell’art. 57): questo è il pregio principale della riforma.

2) Voterà a favore della cd. Renzi-Boschi in maniera convinta oppure – come affermano alcuni – turandosi il naso?

Sarà un sì convinto. La riforma costituzionale approvata lo scorso 12 aprile va valutata per quello che è, cioè una legge: come tutte le leggi è ovviamente perfettibile, ma è sicuramente una buona legge. Purtroppo questo refendum anziché dare spazio ad un confronto di idee è stato meramente strumentalizzato e banalizzato ad un “si o no” verso Renzi. Mi stupisce il fatto come partiti del centro-destra come Forza Italia, Fratelli d’Italia & Co. vadano contro una riforma, che loro stessi avevano in mente di fare. Non a caso esponenti della destra locale, come ad esempio Donato Seppi, si sono schierati a favore..

3) La legge di riforma costituzionale ha incontrato tuttavia molte critiche. A proposito del nuovo Senato, cui lei ha prima accennato: come risponde a chi sostiene che i senatori-consiglieri regionali verrebbero eletti in via indiretta, con violazione del principio della sovranità popolare?

Il nuovo art. 57 Cost. prevede che i 95 senatori elettivi vengono eletti con metodo proporzionale dai Consigli regionali e provinciali di Trento e Bolzano tra i loro componenti e tra i Sindaci dei comuni del territorio, “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”. La formulazione potrebbe apparire non chiarissima, ma anche nella Costituzione del 1947 il modello costituzionale del Senato (che avrebbe dovuto essere eletto “su base regionale”, secondo l’originario art. 57 Cost.) trovò poi concreta definizione nelle modifiche costituzionali del 1963 e nella legge elettorale n. 29/1948, che a sua volta mutò natura più volte nel tempo, passando da maggioritaria a proporzionale, per poi virare infine in senso maggioritario a seguito del referendum del 1993.

Come è stato osservato dal prof. Beniamino Caravita, “Se le leggi elettorali rimangono nella scia delle leggi elettorali vigenti … si potrebbe ad esempio pensare che ogni lista concorrente all’elezione del Consiglio regionale presenti un listino composto dal doppio dei senatori spettanti alla Regione. L’elettore disporrebbe di tre voti, attribuibili disgiuntamente, uno per il Presidente, uno per il Consiglio e uno per il senatore regionale. I candidati senatori potrebbero essere disposti in ordine di preferenze ottenute e verrebbero successivamente eletti dal Consiglio tenendo conto dei seggi attribuiti ad ogni lista sulla base del riparto proporzionale prima dell’attribuzione del premio di maggioranza. Secondo questo schema … l’elezione assembleare di cui al secondo comma dell’art. 57 sarebbe dunque solo una conferma del voto popolare: ma vi sarebbe il vantaggio di conciliare l’elezione diretta dei senatori-consiglieri regionali con il legame con l’elezione del Consiglio”.

In una proposta Chiti-Fornaro, invece, i futuri senatori sarebbero eletti in collegi uninominali pari al numero di seggi assegnati a ciascuna regione/provincia autonoma. Gli elettori avrebbero una scheda per eleggere i consiglieri non senatori e un’altra per eleggere i consiglieri-senatori. Quanto ai sindaci il Consiglio delle autonomie locali – organo che riunisce i rappresentanti degli enti locali – proporrebbe al consiglio regionale una terna di sindaci, tra cui il consiglio sceglierà il sindaco-senatore.

Possono esserci anche altre soluzioni, ma, come si vede, meccanismi istituzionali soddisfacenti possono essere trovati. In ogni caso saranno gli elettori a scegliere i consiglieri-senatori, mentre il consiglio regionale avrà un ruolo di ratifica. Dunque, non si tratterà di fatto di un’elezione indiretta.

4) Parlavamo di regioni e province, veniamo dunque a quelle speciali come la Provincia Autonoma di Bolzano. Coloro che si oppongo alla riforma asseriscono che con la sua conferma referendaria verrebbe intaccata la nostra autonomia. Perchè?

Il comma 13 dell’art. 39 della legge costituzionale stabilisce che “le disposizioni di cui al capo IV della presente legge costituzionale (dunque i nuovi articoli 114-126 della Costituzione) non si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano fino alla revisione dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome.

Dunque le nuove norme non si applicano alle Regioni autonome e non si applicheranno loro nemmeno in futuro, dato che saranno gli statuti “revisionati” a specificare le competenze delle Regioni speciali.

Va poi rilevato che una revisione (adeguatrice) sarebbe possibile solamente col canonico strumento della legge costituzionale di approvazione dello statuto, che, con la riforma, necessita di una condizione ulteriore per essere approvata, vale a dire dell’intesa con la Regione speciale: ciò rappresenta un rafforzamento dell’autonomia speciale, poiché, come rilevato dal noto costituzionalista Antonio D’Atena, si tratta di “una intesa forte, non aggirabile, tanto che è allo studio un disegno di legge costituzionale che prevede il procedimento surrogatorio. Vale a dire, si definisce il meccanismo legislativo che scatterebbe nel caso di una mancata intesa”.

Inoltre, a mente sempre del nuovo art. 39, co. 13, Cost., le Regioni speciali possono acquisire anche senza revisione degli statuti (con apposita legge adottata a maggioranza assoluta sulla base di un’intesa tra Stato e Regione interessata) le competenze “differenziabili” attualmente previste per le sole Regioni ordinarie dall’art. 116, co. 3, Cost. con apposita legge adottata. In ipotesi di revisione degli statuti, si applicherebbe il nuovo art. 116, comma 3, potenzialmente ancora più favorevole.

Non a caso il prof. Francesco Palermo ha evidenziato che “Ne emerge insomma un quadro che rafforza le autonomie speciali e ne acuisce la distanza rispetto a quelle ordinarie”.

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