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“Religioni – un pericoloso potenziale di violenza?”

18 Novembre 2016

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“Religioni – un pericoloso potenziale di violenza?”

Nell’ambito dell’odierno Convegno per gli insegnanti di religione presso il Centro pastorale a Bolzano, a cui hanno partecipato circa 170 insegnanti di religione la tematica sul rapporto tra religione e violenza è stata al centro delle relazioni di p. Martin Lintner e del prof. Andreas Conca.

Nell’ambito del Convegno per gli insegnanti di religione Markus Felderer, direttore dell’Ufficio Scuola e Catechesi diocesano, ha ricordato la figura di Josef Mayr-Nusser che tra quattro mesi, il 18 marzo 2017, sarà proclamato beato. In un articolo pubblicato nella rivista “Jugendwacht” del 15 gennaio 1938, Josef Mayr scrisse un articolo dal tema “Testimoni della sua gloria”, in cui si soffermò su quanto segue: “Dare testimonianza oggi è la nostra unica arma efficace. È un fatto insolito. Né la spada, né la forza, né finanze, né capacità intellettuali, niente di tutto ciò ci è posto come condizione imprescindibile per erigere il Regno di Cristo sulla terra. È una cosa ben modesta e allo stesso tempo ben più importante che il Signore ci richiede: dare testimonianza.”

Anche il vescovo Ivo Muser ha menzionato Josef Mayr-Nusser e la sua sequela a Cristo: “Ha percorso il suo cammino da cristiano convinto riconoscendo che, per motivi di coscienza, non avrebbe potuto prestare giuramento ad Adolf Hitler – ma senza mai imporlo agli altri.” In seguito il vescovo si è soffermato sul fatto che il confronto con l’atto di violenza è e rimane una sfida per tutte le religioni. Fino ad oggi molti conflitti e atti di violenza vengono legittimati in nome di Dio e della religione. “Come cristiani seguiamo Gesù Cristo che non è diventato un colpevole ma una vittima, solidale con tutte le vittime nella storia e nel presente”, ha detto mons. Muser, proseguendo: “Anche noi cristiani abbiamo usato la spada nel nome di Gesù e della sua croce. Ma non ci possiamo mai appellare ”alla sua spada” in quanto non l’aveva. L’invito rivolto a Pietro di posare la spada e l’invito di porgere l’altra guancia, rimangono per noi tutti un’esortazione scomoda e salvifica alla rinuncia della violenza nel pensiero, nella parola e nell’azione.”

P. Martin Lintner, teologo morale di Bressanone, è intervenuto durante il convegno, riflettendo sulla domanda se nelle religioni è insito necessariamente un potenziale di violenza. “La violenza fa parte della storia dell’umanità così come le religioni. La tesi secondo cui le religioni istigherebbero alla violenza oppure che la violenza sia venuta al mondo attraverso l’intolleranza delle religioni è empiricamente errato”, ha affermato p. Lintner. Nel suo intervento ha poi riflettuto sulla storia di violenza del cristianesimo indicando che, grazie alla richiesta di perdono di S. Giovanni Paolo II nell’anno 2000, la Chiesa condanna e riconosce come colpa la violenza e l’ingiustizia provocata dall’azione dei cristiani.

Menzionando il “discorso di Ratisbona” di Papa Benedetto XVI, così come il richiamo di Papa Francesco rivolto a diversi rappresentanti delle religioni di condannare la violenza in nome di Dio, il referente si è soffermato sul compito delle religioni, vale a dire quello di superare insieme la violenza. Infine, p. Lintner, riferendosi al 1700esimo giubileo della nascita di S. Martino di Tours, ha spiegato il significato di questo santo che ha rinunciato come soldato romano alla violenza ed è diventato “soldato di Cristo”.

In foto: p. Martin Lintner

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