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Il proibizionismo del gioco legale incrementa quello illegale

11 Novembre 2016

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Il proibizionismo del gioco legale incrementa quello illegale

Geronimo Cardia è avvocato, commercialista e revisore contabile oltre che esperto di gaming, Da anni si batte dentro e fuori le aule di tribunale contro il proibizionismo anti-gioco inflitto dalle normative territoriali. È autore di diverse pubblicazioni e suoi scritti e interventi sono raccolti nel libro “La Questione Territoriale. Il proibizionismo inflitto al gioco legale dalla normativa territoriale”.

In un’intervista esclusiva rilasciata a buongiornosüdtirol Geronimo Cardia prende posizione circa quanto espresso dal sindaco di Bolzano in merito alle sentenze del Tar del capoluogo riguardo i due provvedimenti provinciali di decadenza dell’autorizzazione relative a sale giochi e spiega perché a risentire del proibizionismo è prima di tutto il diritto alla salute oltre che il risparmio, l’ordine pubblico ed il gettito erariale.

Gentile Avvocato, secondo il primo cittadino del capoluogo sudtirolese le sentenze del Tar del 31 ottobre riguardando due provvedimenti provinciali di decadenza dell’autorizzazione relative a sale giochi, non attengono in alcun modo alle ordinanze di rimozione delle slot dai bar a suo tempo emesse dal Comune di Bolzano. Pertanto questi provvedimenti rimangono validi a tutti gli effetti. Lei non è dello stesso avviso. Perché?

Veda, il Tar ha deciso di annullare l’ordine di chiusura delle due sale ricorrenti che ho seguito, perché ha verificato che esiste l’effetto espulsivo del gioco legale ed ha convenuto sul fatto che non può essere considerata legittima una normativa che, pur dicendo di volere regolamentare la distribuzione del gioco legale, in realtà lo proibisce sull’intero territorio. È vero che i casi trattati sono relativi a due sale e non a due bar, ma è anche vero che se andiamo a vedere bene la normativa che interessa il distanziometro dei bar anch’essa determina l’effetto espulsivo e dunque anch’essa potrà essere oggetto di censura sotto questo specifico aspetto.

È pensabile che diversi gestori di bar facciano ricorso al Tar riferendosi alle sentenze pubblicate pochi giorni fa? 

È già così. Mi risulta che siano depositati altri ricorsi aventi ad oggetto provvedimenti analoghi emessi nei confronti di altre sale. Devo dire che questo fatto lo avevo già ampiamente annunciato dal 2011 quando ho cominciato a cercare di far presente che la normativa, dando un periodo di grazia di 5 anni alle realtà all’epoca esistenti, avrebbe avuto un impatto su tutto il territorio e per tutte le realtà di lì a 5 anni. Ed eccoci qui nel 2016 con il termine scaduto, tutte le sale sfrattate ed i ricorsi degli operatori. Ma va detto che l’impatto si avrà anche a livello nazionale: non é da escludere un effetto domino delle due sentenze in commento nei confronti delle altre normative espulsive del gioco lecito, anche al di fuori dei confini dell’Alto Adige. Ho fatto uno studio raccolto nel libro “La Questione Territoriale. Il proibizionismo inflitto al gioco legale dalla normativa territoriale” in cui ho illustrato le risultanze delle perizie che nel tempo ho commissionato per dimostrare l’effetto espulsivo nelle città italiane con provvedimenti analoghi a quello giudicato dal Tar di Bolzano. Su Bolzano la percentuale di interdizione è di oltre il 99%, ed è assurdo.

Mi permetta la domanda. Non crede che sia comunque opportuno contenere la diffusione di quelle forme di gioco che possono degenerare in dipendenze?

Chi non è d’accordo con quanto dice?

Il punto però è un altro: fa bene il proibizionismo mascherato dalle norme che dicono di contenere la distribuzione del gioco legale? La risposta è no. Perché è provato da questi cinque anni su Bolzano che al gioco legale si sostituisce l’offerta illegale, che mette sul mercato prodotti di gioco fuori controllo e che per definizione fanno male più di quanto non possano fare i prodotti regolamentati e controllati dallo Stato. A risentire del proibizionismo è dunque prima di tutto il diritto alla salute oltre che il risparmio, l’ordine pubblico ed il gettito erariale. Inoltre, non va dimenticato che col proibizionismo si perdono posti di lavoro e che il comparto industriale del gioco legale viene qualificato dall’ordinamento giuridico come incaricato di un pubblico servizio.   Da sempre ritengo che ogni tempo e spazio sottratto all’offerta di gioco legale sia tempo e spazio messo a disposizione dell’illegalità per soddisfare una domanda di gioco che comunque esiste, ed il proliferare dei totem irregolari ne è la riprova.

Un ultima domanda. Pare che l’orientamento dell’Amministrazione Provinciale sia quello di appellarsi contro le sentenze del Tar presso il Consiglio di Stato. Le sembra che la Provincia abbia motivazioni sufficientemente fondate per ricorrere?

Ho qualche difficoltà ad immagine il contrattacco della Provincia in sede di Consiglio di Stato.  Lo dico soprattutto nell’interesse generale e guardando alla sostanza del problema. Il Tar di Bolzano è stato chiaro: l’effetto espulsivo è illegittimo, è stato provato e non può imporre la chiusura di una sala.  Non può mancare un’attività istruttoria qualificata, adeguata, approfondita e ragionevole volta a verificare l’effettiva incidenza delle ludopatie sul territorio. Inoltre, l’individuazione di luoghi sensibili deve essere proporzionata e sostenibile, tale da non impedire nuove ubicazioni o la disponibilità di sedi alternative in vista di possibili trasferimenti di esercizi da un locale all’altro.   In definitiva, andrebbero cercate le soluzioni giuste ed efficaci come credo si stiano impegnando a fare in sede di Conferenza Unificata, proprio nella ormai consolidata consapevolezza che il proibizionismo, per giunta mascherato, non è un rimedio ai problemi di interesse generali quali la salute, il risparmio, l’ordine pubblico, il gettito erariale, la tutela degli equilibri occupazionali e la salvaguardia di un intero comparto industriale al servizio del Paese.

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