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Incontro pubblico “Referendum costituzionale. Il No della Cgil”

18 Novembre 2016

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Incontro pubblico “Referendum costituzionale. Il No della Cgil”

La Cgil ha preso posizione contraria alla revisione costituzionale e ha dato indicazione di voto per il No. Per spiegare le ragioni di questa scelta la Cgil altoatesina ha organizzato un incontro pubblico, dal titolo “Referendum costituzionale. Il No della Cgil” a Bolzano, a cui hanno partecipato la segretaria nazionale della Cgil, Gianna Fracassi, il segretario generale della Cgil/Agb, Alfred Ebner e la presidente del Comitato direttivo Cgil/Agb, Doriana Pavanello. Sono entrati nel dettaglio di ciò che prevede la riforma l’avvocato giuslavorista Carlo Lanzinger e il responsabile del centro di formazione e studi politici Politis, attivo nel comitato provinciale per il No, Thomas Benedikter.

Nel suo intervento introduttivo il segretario Ebner ha spiegato che la posizione della Cgil è maturata dopo una lunga serie di riflessioni e confronti, dai quali è scaturita una larga maggioranza a favore del No, lasciando al singolo la piena libertà di esprimere il proprio voto. Ebner ha ribadito l’importanza della decisione della Cgil di non entrare in nessun comitato referendario. Inoltre, secondo il segretario della Cgil-Agb, a livello locale vanno valutate “con particolare attenzione le pulsazioni centraliste di questa riforma. Non a caso l’attenzione a livello politico si è spostata non tanto su temi come il bicameralismo, il Senato delle Regioni o il percorso legislativo, ma sul pericolo più o meno forte per la nostra autonomia. Questo rende la questione ancora più delicata, perché si rischia di parlare non nel merito di una riforma pasticciata, che avrà comunque qualche effetto sulla nostra realtà locale”.

Per la presidente del Comitato direttivo Pavanello, il contenuto della riforma costituzionale è lontano dal realizzare gli obiettivi che vengono propagandati. “Il bicameralismo paritario – spiega – non viene superato ma reso solo confuso, il Senato non sarà espressione dei territori, come si sostiene, ma dei partiti che li governano e non sarà più eletto dal popolo, gli strumenti della democrazia diretta vengono peggiorati e regrediscono anche gli spazi di autogoverno delle regioni. A tutto questo, per le regioni con autonomia speciale, come il Trentino Alto Adige si aggiunge l’incognita dell’effettiva capacità della cosiddetta ‘norma di salvaguardia’ di garantire anche per il futuro la specialità della nostra regione”.

Le conclusioni sono quindi state affidate a Fracassi, della segreteria nazionale Cgil, che ha affermato che il nuovo Senato, per composizione e funzioni, avrà difficoltà a svolgere l’auspicato e necessario ruolo di luogo istituzionale di coordinamento fra Regioni e Stato, essenziale a conciliare le esigenze di decentramento con quelle unitarie. “Al Senato, infatti, non è attribuita – così Fracassi – congrua facoltà legislativa in tutte le materie che hanno ricadute sulle istituzioni territoriali e la sua stessa composizione non garantisce l’adeguata rappresentanza e rappresentatività di Regioni e autonomie”.

In foto da sinistra: Pavanello, Lanzinger, Fracassi, Ebner e Benedikter.

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