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Bolzano. Manutenzione e pulizia delle “pietre d’inciampo”

8 Novembre 2016

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Bolzano. Manutenzione e pulizia delle “pietre d’inciampo”

Nel triste ricordo della Notte dei cristalli del Reich, 9-10 novembre 1938.

 

Distruzione di sinagoghe e di luoghi di culto, uccisione, arresto e deportazione in campi di concentramento di migliaia di inermi cittadini perché di religione ebraica, si verificarono in Germania la notte fra il 9 e il 10 novembre 1938. Ricordata come la “Notte dei cristalli del Reich”, segnò la drammatica escalation della violenza antiebraica del regime nazista che culminò tre anni più tardi nell’olocausto.

Per iniziativa dell’Archivio Storico cittadino, a Bolzano, nel gennaio 2015 –settantesimo anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau – sono state incastrate sul marciapiede di alcune vie centrali della città quindici piastre dette “pietre d’inciampo” o “Stolpersteine”. Sono rotonde, del diametro di circa dieci centimetri, in laminato di ottone, opera dell’artista tedesco Gunter Demnig e sono state poste davanti all’ultimo domicilio o luogo di lavoro delle vittime dell’Olocausto nella nostra città. Riportano inciso nome e cognome della persona deportata. Discriminati dalle “leggi razziali” del fascismo e quindi schedati, i concittadini furono arrestati, deportati e uccisi pochi giorni dopo l’occupazione della provincia di Bolzano da parte della Wehrmacht.

Per la ricorrenza di quei tragici eventi, l’Assessore alla cultura di Bolzano Sandro Repetto, ha disposto una manutenzione straordinaria di questa memoria diffusa, posizionata nelle vie del capoluogo bolzanino. Hannes Obermair, direttore dell’Archivio storico e il suo collaboratore Gottlieb Wiedenhofer hanno pertanto curato la ripulitura delle singole pietre che di nuovo luccicano e trasmettono il loro umile e importante messaggio a chiunque si prenda il tempo di riflettere sul loro significato.

Questi i nomi delle vittime della barbarie nazifascista incise sulle pietre d’inciampo: Aldo Castelletti (1891-1943), Renzo Carpi (1887-1943), Lucia Carpi-Rimini (1900-1943), Alberto Carpi (1926-1943), Germana Carpi (1927-1943), Olimpia Carpi (1940-1943), Charlotte Landau-Neuwohner (1885-1944), Felicitas Landau (1913-1944), Adalgisa Ascoli (1887-1943), Adolf Schwarz (1871-1944), Josef Weinstein (1876-1944), Wilhelm Alexander Loew-Cadonna (1873-1944), Auguste Freund (1882-1944), Ada Tedesco (1881-1945), Bernhard Czopp (1879-1944).

La più giovane era Olimpia Carpi. Aveva appena tre anni quando fu deportata ad Auschwitz-Birkenau. Era nata a Bolzano il 27 marzo 1940. I suoi genitori, Lucia Rimini e Renzo Carpi, si erano sposati a Mantova ed erano vissuti a lungo a Innsbruck, dove erano nati tutti e due i suoi fratelli maggiori, Alberto e Germana. Nel 1933 la famiglia si era trasferita a Bolzano, dove Renzo aveva continuato ad essere attivo nel settore del commercio. Olimpia fu catturata assieme alla madre Lucia e alla sorella Germana di sedici anni nella casa in cui vivevano, la notte tra il 15 ed il 16 settembre 1943. Renzo Carpi e il diciassettenne Alberto erano stati arrestati ed incarcerati alcuni giorni prima, precisamente il 9 settembre 1943. Tutta la famiglia Carpi fu deportata e rinchiusa nel campo di “rieducazione al lavoro” di Reichenau vicino a Innsbruck e successivamente nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, da dove nessuno di loro fece ritorno.

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