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Reda Rouchdi, “l’arbitro è un elemento chiave, non solo per il calcio ma per qualsiasi attività sportiva”

30 Ottobre 2016

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Reda Rouchdi, “l’arbitro è un elemento chiave, non solo per il calcio ma per qualsiasi attività sportiva”

Reda Rouchdi è nato a Bolzano il a Bolzano 1 ottobre 1997. Da alcuni anni, esattamente da Maggio 2013 è arbitro di calcio. Appassionato di economia e lingue dopo il conseguimento del diploma all’ITE Cesare Battisti di Bolzano ha iniziato gli studi di lingue e traduzione presso l’Università di Innsbruck, dove intende intraprendere anche gli studi di economia. Abbiamo contattato Reda per parlare della sua vita e in particolare della sua attività di arbitro.

Signor Rouchdi, Lei è nato a Bolzano. Ha frequentato le scuole a Bolzano e ora studia a Innsbruck. Posso chiederLe cosa studia?

Attualmente risiedo ad Innsbruck e per il primo semestre ho scelto come università la facoltà di lingue/traduzione: tedesco e francese. Dal secondo semestre vorrei intraprendere la strada per la doppia laurea, sommando a quella in corso un percorso di studi presso la facoltà di economia

I Suoi genitori di dove sono?

Entrambi i miei genitori provengono dal Marocco.

Lei fa l’arbitro di calcio. Ci racconti della sua attività sportiva. Per essere un buon arbitro cosa bisogna fare? Suppongo che si tratti di un’attività che svolge nel tempo libero.

Sì, esattamente. Nel 2013 decisi di iscrivermi al corso arbitri, affascinato da quella che è la figura “dell’arbitro”, una figura elegante, seria e soprattutto dotata di un grande carisma. Un elemento chiave, non solo per il calcio ma per qualsiasi attività sportiva, il quale senza di esso non vi è modo di far rispettare le regole dei rispettivi regolamenti. Incuriosito iniziai il corso e riuscii a passarlo diventando poi un arbitro a tutti gli effetti.

Feci l’esordio il 29 settembre 2013, una data per me indimenticabile, una Giovanissimi Provinciale andata assai bene. Allora compresi cosa volesse dire essere il “Direttore”, entrai totalmente nel modo dell’arbitro.

Essere l’arbitro significa avere gli occhi a 360 gradi sul campo, avere i week end pieni, essere sempre pronti ad ogni minimo episodio ma soprattutto credere in se stessi, perché non posso io come arbitro non credere in una mia decisione. Come potrei essere credibile agli occhi di 22 giocatori senza credere in me? Non si può! Fare l’arbitro significa metterci passione e impegno, significa dare il massimo ad ogni partita che si tratti di una Giovanissimi o di un’eccellenza e soprattutto essere pronti fisicamente ai ritmi delle partite.

Un’ultima domanda. Secondo Lei a Bolzano abbiamo sufficienti strutture per praticare il calcio, oppure mancano?

In Alto Adige non ho mai riscontrato il problema della mancanza di strutture.

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