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La lupa, il leone e gli italiani

12 Ottobre 2016

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La lupa, il leone e gli italiani

In Alto Adige/Südtirol tutto val una polemica. Nelle ultime ore a tenere banco sono gli animali “sequestrati” per restauro. Dopo smentite, note e dichiarazioni in antitesi ancora non è dato sapere se i due simpatici animaletti torneranno (anche in copia) al pennone di competenza. Per alcuni il problema è irrisorio, nelle stesse ore sembra sia in dirittura d’arrivo l’acquisizione del più letto quotidiano italiano da parte di un gruppo tedesco. Il cerchio si chiude e solo l’impaurito, strategicamente nullo e diviso gruppo italiano non coglie. La Svp infatti, essendo un partito con in testa sempre e comunque la tutela del proprio gruppo linguistico ( lo hanno nello statuto…) studia e mette in atto qualsiasi strategia per portare a casa l’obiettivo. Mentre gli italiani “pensano ad altro”, al “più importante”, sotto il loro naso succede di tutto. Dalla toponomastica alla simbologia, per giunta non fascista, la Lupa è associata a Roma, il Leone Alato a Venezia, nessun Duce a Cavallo o Fascio Littorio, motto od altro. Con una strategia sottile ma ben articolata il partito di maggioranza mette in scacco gli “alleati” (eufemismo) e nel contempo lancia il lazzo verso l’informazione italiana. Un lapalissiano disegno strategico per ridurre il peso specifico della comunità tricolore. In mezzo la melina della Convezione, zeppa di rappresentanti politici e assai distante dall’originario compito, utile per alcuni, inutile per altri, disegnata, studiata e ragionata per esser cosi. Quindi, mentre gli italiani propongono scuole uniche e plurilinguismo, dall’altra si strizza l’occhio a secessioni e quant’altro. Colpa del gruppo tedesco? Assolutamente no. Da buoni sudtirolesi pragmatici e dall’alto di ragioni capibili, l’ordine perentorio è : prendere tutto ciò che si trova alla portata , senza sconti se possibile. Gli italiani intanto s’occuperanno d’altro, di cosa non è dato sapere, comunque d’altro. La Svp, in vista del 2018 (elezioni) potrà portare la dote del “ depotenziamento monumentale” ai propri elettori, visto che ultimamente lo spostamento a destra del gruppo tedesco è evidente, la Stella Alpina tenta il recupero su certi temi, Se Lupa e Leone non torneranno al loro posto passerà questo messaggio : abbiamo smontato un relitto “fascista”, abbiamo ancora ben in mente gli obiettivi primari del partito e gli italiani nemmeno se accorgono. Tre piccioni con una fama, per star popolari. Nel contempo, un gruppo tedesco acquisisce forse il maggior quotidiano italiano. La strategia applicata è semplice : penetrazione economica condita da “frustate” politiche, che deprimono. Lo stesso paradigma applicato dagli occidentali nei paesi arabi : penetrazione economica, divi et impera politico e governi fantoccio. L’ Iraq oggi e un po’ cosi, governo fantoccio, imprese straniere in loco e assoluta confusione tribale, per la Libia lo stesso identico discorso. Il gruppo tedesco studia ed applica, quello italiano parla molto e si perde in balletti filosofici sui temi più disparati, a tratti altezzoso quanto sterile. Gli italiani altoatesini/sudtirolesi ormai rispondono a tre modelli o forme mentis : il primo è quello del filosofo dell’oltre, esiste sempre qualcosa di più importante, approccio un po’ radical, un po’ global, annoiato cittadino del mondo con sempre in bocca “ avete presente il Nicaragua?…”. Il secondo è l’intransigente (non necessariamente di destra o fascista). Qui è Italia, non si discute. La terza forma mentis è quella del timido : ovvero condivide le problematicità ma fa fatica ad esprimersi per paura di passare da intransigente. Siamo in confusione? Forse. Del resto, chi canta l’inno è fascista, chi non lo canta se ne vanta, ti senti italiano? Non va bene, sei cittadino del mondo. Ti piace il latino? Vedo fascismo. Non ti piace il latino? Ma che ignorante! Sei cittadino del mondo ma devi dichiararti italiano o non lavori…vivi e lascia vivere. La colomba al posto della lupa? Padre Pio al posto di Walther? Questa sintesi caotica ormai ci perseguita, gli altri però, nel frattempo, hanno le idee chiare e leggono manuali di strategia politica come se piovesse. Hanno giovani consiglieri comunali che s’esprimono come veterani, abilissimi nel picconare le certezze italiane, partorite da politici più navigati. Come uscirne? Intanto mettendosi in testa di fare squadra, almeno su certi temi, come la toponomastica. In seconda battuta mettendo nero su bianco una strategia politica ad ampio spettro, ma è compito delle segreterie politiche, al momento non proprio fluide, edonistiche, a tratti. Servirebbe un partito locale, trasversale, una Svp italiana. Progetto arduo, forse irrealizzabile, che di fatto cozzerebbe con il superamento etnico tanto auspicato da larghi strati di popolazione e perno della politica italiana moderata. Conditio sine qua non che appare introvabile, quindi il futuro sarà assai problematico ( per gli italiani)…e giù il cappello dinanzi alla Svp, partito che purtroppo per gli italiani ci sa fare.

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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