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Italiani: poeti, navigatori e….guerrieri! Lo afferma uno studio svizzero

24 Ottobre 2016

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Italiani: poeti, navigatori e….guerrieri! Lo afferma uno studio svizzero

La notizia sbalordirà, non poco, l’italiano medio, dal 1945 in poi convinto di non avere un grande peso specifico a livello militare. La credenza smentita da più dati e spesso utilizzata come ritornello nell’elenco delle pecche italiane deriva da una precisa voglia di smilitarizzare post 1945. Con le macerie della Seconda Guerra Mondiale ancora fumanti le nostre governance hanno puntato tutto su altri settori. La grande industria militare venne convertita in civile ed il ripudio della guerra infilato in costituzione pose il nostro paese in una posizione strategica sempre imposta sulla prudenza ed il dialogo. Le forze armate furono impostate sul modello “Guerra Fredda” e l’Italia, pur in realtà mantenendo un asset di livello ha sempre preferito autodefinirsi paese “diplomatico”. A partire dagli anni ’80 e ’90 però molto mutò. Vennero elevale le eccellenze militari, portando ad ottimo livello più reparti. Il fiore all’occhiello infatti sono i reparti speciali, seguiti dalla Marina. Anno dopo anni il nostro apparato bellico (in realtà mai cosi scarso come luogo comune imponeva) scalò le classifiche internazionali. Gli svizzeri, mai teneri con l’ Italia, con questo studio di Credit Suisse, la società leader di mercato mondiale dei servizi finanziari, hanno stilato una classifica sugli eserciti più forti del mondo e il risultato pone il nostro Paese niente meno al secondo posto in Europa, subito dopo la Francia e prima addirittura della Gran Bretagna, ed è settimo nel mondo davanti a nazioni d’eccellenza militare come Israele.
Se si chiedesse a qualsiasi italiano come vede il nostro esercito nel suo insieme il risultato sarebbe forse assai deludente, per non dire deprimente, nessuno di noi, siamo sinceri, si sente un popolo di guerrieri, anzi, con la nostra pratica atavica di vederci sempre ultimi non riusciamo a credere che siamo un’eccellenza, figurarsi in campo militare.
Sappiamo che le nostre missioni di peacekeeping sono state portate ad esempio presso altri eserciti, che abbiamo specialità militari di grande valore, tra cui i lagunari e i nostri carabinieri, ma secondi in Europa e settimi nel mondo non lo avremo mai creduto.
I redattori del rapporto sono svizzeri, dunque neutrali per forza di cose, e non certo grandi esperti di potenze militari, inoltre hanno dimenticato un fattore essenziale come il ruolo delle due potenze nucleari Usa e Russia, ma ciò nonostante i parametri utilizzati sono il risultato di uno studio assai scrupoloso e si riducono a sei: il personale militare in servizio, mezzi di terra come carri armati, aerei, elicotteri d’attacco, portaerei e sottomarini.
Seguendo questi criteri vediamo al primo posto gli Usa, seguiti ovviamente da Russia  e Cina, paese che ha scalato molte classiche in più settori negli ultimi vent’anni, investendo non poco in quello militare.
Al quarto posto si pone il Giappone che per la prima volta dopo la fine della seconda guerra mondiale ha dato il permesso alle proprie truppe di poter essere utilizzate anche in missioni estere, mentre in Europa l’Italia, almeno in questa classifica, è posta addirittura subito dopo la Francia, potenza nucleare, e prima della Gran Bretagna che negli ultimi anni ha ridimensionato la propria flotta.
Sorpresa per la Germania che, nonostante sia una potenza economica, si colloca in una posizione molto bassa della classifica con una scarsa flottiglia di portaerei e sottomarini, la grande gloria del Paese durante la Seconda Guerra Mondiale.
Tornando a noi siamo collocati tra i dieci eserciti più forti del mondo con un investimento nel settore della Difesa tra i più bassi di quelli Nato. In altre classifiche specifiche del settore rimaniamo comunque dal settimo al decimo posto nel mondo ed al terzo in Europa (la Gran Bretagna avanti). Inutile negare che la nostra industria navale trae parecchio profitto dalla vendita di navi militari, dall’India all’Australia, passando per Brasile e Canada. Ma il settore militare è traino per quello civile, le grandi navi da turismo italiane sono tra le più vendute al mondo e rappresentano un tonnellaggio di fabbricazione (cioè sono costruite da noi e poi battenti bandiera estera) pari ad un terzo delle navi turistiche in acqua nel mondo. Venezia, Genova, Amalfi e Pisa sembrano rivivere in chiave moderna, l’approccio al mercato del tempo fu più civile che militare del resto. Del resto siamo o no, la patria delle Repubbliche Marinare?

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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