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Bolzano. Ricerca Apollis, il gruppo linguistico italiano si sente svantaggiato

24 Ottobre 2016

Bolzano. Ricerca Apollis, il gruppo linguistico italiano si sente svantaggiato

Si sente meno integrato e politicamente a disagio, ma non solo.

Il gruppo linguistico italiano si sente svantaggiato, non tanto dal punto di vista patrimoniale, ma soprattutto politico. Un’analisi a 360 gradi della società altoatesina che tratta tematiche rilevanti, quali l’andamento socio-demografico, la struttura delle famiglie, l’assetto territoriale tra valli e periferia sia dal punto di vista oggettivo, sia da quello della percezione soggettiva di un campione di 1700 altoatesini di cui 771 di lingua tedesca, 562 italiani, 144 ladini e 223 stranieri. Tutto questo e altro nella ricerca “Differenziazione etnica e stratificazione sociale nella società altoatesina” condotta dai ricercatori della Società di Scienza politica Michael Gaismair insieme al Centro di Ricerche sociali Apollis. “Abbiamo condotto la ricerca su due livelli, spiega Hermann Atz, il direttore di Apollis da noi interpellato. “Oltre all’aspetto oggettivo– spiega – abbiamo anche cercato di documentare la situazione dal punto di vista soggettivo. Sugli stili di vita e sulla soddisfazione soggettivamente percepita dell’uno rispetto all’altro gruppo, per documentare, concretamente chi si ritiene sia avvantaggiato o svantaggiato nella attuale situazione politico-economica.

I numeri dicono che dal punto di vista del reddito non ci sono differenze significative tra i due gruppi linguistici maggioritari. Nel gruppo italiano le persone che hanno un titolo di studio accademico è più alta (16 per cento) che in quello tedesco (11 per cento) e tuttavia gli italiani non hanno un reddito maggiore. È significativo in questo caso il fatto che non ci siano significative differenze. Per contro la percentuale degli stranieri laureati è la più alta (17 per cento) ed è in questo gruppo la maggior parte delle famiglie a rischio povertà, uno straniero su tre il doppio rispetto a italiani, tedeschi e ladini. Il dato deve tener conto però del fatto che nella scelta del campione degli stranieri sono stati tenuti in considerazione solo nuclei familiari con un telefono fisso.

Tutti, Italia e tedeschi, ritengono che il merito sia il criterio base, che prevale sull’importanza della posizione e delle relazioni sociali: questa è stata per il sociologo Hermann Atz una sorpresa, in quanto aspetto unificante in una società, quella locale, dove si è soliti sottolineare prevalentemente le caratteristiche che ci differenziano.

Differenze che si vedevano qualche decennio fa stanno scomparendo, e tuttavia il disagio italiano rimane – dice Atz – problematica sulla quale ha approfondito l’analisi il professor Günther Pallaver, docente all’Università di Innsbruck e presidente della Società Michael Gaismair. “Il fattore che emerge – spiega Atz – è che i cittadini di lingua italiana si sentono svantaggiati perché a loro è venuta a mancare una rappresentanza politica forte. Nelle elezioni del 2013 votarono il 77 per cento degli aventi diritto, di cui l’88 per cento tedeschi e il 63 per cento italiani, la rappresentanza italiana crollò da 10 a 5 consiglieri con un solo rappresentante in giunta provinciale. Un vero e proprio crollo. L’aspetto sociologico, poi, dimostra che decenni orsono la popolazione di lingua italiana era privilegiata. Il posto pubblico era quasi “riservato” agli italiani, così come le abitazioni sociali. Dopo il 1972, con il Secondo Statuto di autonomia, la situazione si è via via riequilibrata secondo uno sviluppo che gli italiani hanno vissuto come una perdita di status.” Il gruppo di lingua tedesca – conclude il sociologo – viene vissuto dall’italiano come privilegiato mentre loro non hanno questa immagine di se stessi. C’è una asimmetria nel giudizio di ciascun gruppo. 

Chiediamo poi ad Atz cosa pensano i cittadini di lingua italiana degli stranieri, il “quarto gruppo“. Temono gli italiani che portino via il lavoro ai già “svantaggiati” italiani? “Non proprio, perché fanno lavori che gli italiani preferiscono non fare alle condizioni che vengono loro offerte, benché sia vero che il cittadino italiano che non ha una formazione professionale fa più fatica a trovare lavoro che un immigrato.  Ma questa è una minoranza.  Guardiamo il settore turistico, settore che va bene economicamente, ma senza la presenza degli immigrati negli alberghi il valore aggiunto prodotto non sarebbe quello che è. “

Per concludere, chiediamo al sociologo quali sono oggi le sfide da affrontare. “Stiamo attraversando un momento cruciale nella relazione con i nuovi cittadini. O continuiamo con la logica della separazione, facendo a gara fra chi riesce a tirare i migranti dalla sua parte, oppure ci rendiamo conto che possiamo affrontare il difficile compito dell’integrazione della società nella ricerca e nella pratica di valori condivisi.”  

In foto: Hermann Atz 

Giornalista, scrittrice, editore.
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