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Bolzano. “Bisogna muoversi, tornare a sporcarsi le mani e prendersi a cuore il mondo”

3 Ottobre 2016

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Bolzano. “Bisogna muoversi, tornare a sporcarsi le mani e prendersi a cuore il mondo”

Questo l’appassionato appello di don Ciotti nella Tre giorni di Dobbiaco.

Basta commuoversi, bisogna muoversi!”. È stato l’appassionato appello di don Luigi Ciotti che ha chiuso idealmente domenica 2 ottobre la 27° edizione dei Colloqui di Dobbiaco. Tre giorni di incontri, confronti e dibattiti con oltre 80 relatori da tutta Europa, tra i quali don Luigi Ciotti, Dorothee Häußermann, Luigina Mortari, Christian Felber ed Elke Mack. I Colloqui nella cittadina altoatesina, nati come laboratorio d’idee per una svolta ecologica, hanno focalizzato in tutti i temi posti all’attenzione del pubblico le motivazioni dell’impegno ecologico e sociale in una società, quale la nostra,  sempre più interconnessa. “L’isolamento e il protezionismo – ha sottolineato nel suo intervento Elke Mack, teologa e economista dell’università di Erfurt (Germania) non sono più alternative fattibili in un mondo globalizzato. I popoli del mondo sono così collegati dalle tecnologie digitali, dall’informatica e dalla mobilità che realizzare un’equità estesa a tutto il Pianeta diventa l’unica opzione realisticamente possibile”.

In un contesto di crisi ecologica causata dai cambiamenti climatici, riduzione della biodiversità, desertificazione e la crisi sociale con povertà, fame, e migrazioni, la disuguaglianza deve trovare una risposta pluralista che possa ottenere il consenso di tutti gli uomini di buona volontà. “Il rispetto che abbiamo per noi lo dobbiamo anche al pianeta. La crisi ecologica si risolve con una etica della giustizia ma anche una etica della cura – ha insistito nella sua relazione Luigina Mortari, docente dell’Università di Verona – prendendosi a cuore il mondo”. C’è la necessità, in sintesi, di tornare tutti a “sporcarsi le mani” e a mettersi in gioco contro i grandi problemi che affliggono la nostra epoca, come ha concluso lo stesso don Ciotti, “dicendo no alla privatizzazione della speranza. O la speranza è di tutti o non è speranza”.

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