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Michele Oss Emer, un giovane bolzanino di ritorno dal Cammino di Santiago

28 Settembre 2016

Michele Oss Emer, un giovane bolzanino di ritorno dal Cammino di Santiago

In esclusiva su Buongiorno Südtirol Michele Oss Emer, giovane bolzanino laureando in Management delle Organizzazioni, racconta la sua esperienza fatta in solitaria lungo il Cammino di Santiago di Compostela.

Buongiorno Michele, da poco sei tornato dal cammino di Santiago. Com’è nata in te l’idea di fare questa esperienza?

Salve Giuseppe, sì sono tornato la scorsa domenica da questa avventura. Onestamente è nato tutto un po’ per caso: all’inizio di questa estate stavo cercando possibili destinazioni per le mie vacanze post ultima sessione d’esami del mio percorso accademico e mi sono imbattuto in un articolo non troppo serio, che elencava le esperienze da compiere assolutamente prima dei trent’anni. Tra le varie voci c’era appunto quella del Cammino di Santiago; io ne avevo sempre sentito parlare prima di allora, ma non avevo mai approfondito la cosa, convinto fosse inoltre molto vicino alla sfera religiosa. Da quel giorno in poi ho iniziato ad informarmi sempre più, passando dalle guide turistiche alle descrizioni personali dell’esperienza di chi quel cammino già lo aveva percorso. Più che la voglia di esplorare nuovi posti mi elettrizzava l’idea di vivere per settimane affidandomi solo alle mie forze sia fisiche che mentali, con la consapevolezza di avere tutta la propria vita in uno zaino e una destinazione da raggiungere che non prevedesse mai il guardarsi indietro.

Fare il cammino richiede preparazione e tanta flessibilità. Hai fatto una preparazione specifica prima di partire?

La preparazione è sicuramente fondamentale, ma una delle regole del “vero” pellegrino è proprio quella di percorrere il cammino secondo le proprie capacità, senza avere fretta di compierlo. Io mi sono allenato semplicemente andando a correre tre volte alla settimana per tutto il periodo estivo per allenare il fiato, più qualche escursione in montagna i fine settimana. Diciamo un minimo di prestanza fisica ovviamente ci vuole, ma soprattutto ci vuole costanza perché non si parla di percorrere venticinque chilometri in un giorno, ma ogni giorno, e li entrano in gioco tutti fattori che per quanto uno sia allenato, non riesce a prevedere.

Cosa si prova durante il percorso? Hai avuto modo di condividere questa esperienza con qualcuno?

Si tratta di una domanda difficile, perché è come se ti chiedessi “cosa hai provato negli ultimi mesi della tua vita”. Si prova tutto, dalla gioia alla rabbia, dalla stanchezza all’euforia. Rabbia quando senti che il tuo corpo inizia a cedere in certi momenti e tu mentalmente sei ancora focalizzato sull’obbiettivo di quella giornata, allora devi fermarti a riposare anche se non lo vuoi; gioia quando vedi da lontano la tua destinazione di quella giornata. Qui ti racconto un aneddoto: un giorno pioveva molto forte, ero solo e camminavo sotto la pioggia da ore, i piedi quasi non li sentivo più. Ad un certo punto supero l’ennesima collina e su una casa diroccata vedo scritto che mancano due chilometri al paese destinazione di quella giornata. Tu non ci vedrai nulla di strano fin qua, ma dopo quello che avevo passato quel giorno, ed i chilometri già percorsi, quella scritta mi ha esaltato così tanto che ho iniziato a correre per l’ultimo tratto di strada e mi sono fermato solo una volta arrivato nella piazza del paese. Nonostante la stanchezza, nonostante la pioggia. Una volta arrivato mi sono reso conto di come le piccole cose contino tantissimo quando sai apprezzarle.

L’esperienza l’ho condivisa con ogni persona con cui ho avuto modo di scambiare anche solo due parole durante questa avventura. E’ incredibile di come la gente sia cordiale, propensa al dialogo e all’aiuto reciproco lungo il Cammino. C’è chi si fermava a dare consigli, chi a chiederli, chi si sedeva assieme a te a pranzo per raccontarti uno spaccato della sua vita o chi era interessato a chi fossi, a cosa facessi e da dove provenissi. Non mi era mai successo prima d’ora, infatti non sapevo nemmeno bene come reagire, anche se ci si abitua. Il vero problema è poi ritornare alla realtà.

Raggiunta la meta, si racconta si provi un’emozione indescrivibile. Cos’è stato per te il cammino? Cosa ti ha insegnato?

Guarda, l’arrivo a Santiago per me è stata la parte peggiore del viaggio. Appena entri nella città viene a mancare quell’atmosfera che si era creata per centinaia di chilometri prima. La città è piena di negozi, turisti, ed il pellegrino si sente quasi estraniato. I pellegrini per tutti i paesi prima si scambiano saluti, o ne ricevono dagli abitanti del posto; a Santiago non succede, diventi invisibile, nascosto da chi il Cammino lo sfrutta per fini economici. Molto più gratificante è raggiungere il mare, ovvero il paese di Fisterre ed il suo faro, dove è situato il ceppo del Chilometro Zero del percorso. Il cammino per me è stato sicuramente la sfida fisica più impegnativa della mia vita, ma anche la più bella, che mi ha dato molto più di quanto uno scettico come me potesse immaginare. E’ una di quelle esperienze che racconterai sempre, che ci ripenserai in continuazione, o, come nel mio caso, che darà il via ad una lunga serie di avventure future. La lezione più grande che ho appreso è stata proprio quella di apprezzare le piccole cose: essere felice quando trovi una fontana in mezzo al deserto o gioire quando i tuoi indumenti si sono asciugati al mattino, per non parlare di poter farsi una doccia la sera o dormire in un letto caldo. La verità è che non bisogna mai dare nulla per scontato.

Una domanda non domanda. C’è qualcosa che vorresti raccontare assolutamente a tutti i nostri lettori?

Il consiglio che posso dare ai vostri lettori è quello che do a me stesso: viaggia, scopri nuove realtà e mettiti sempre alla prova. Una volta tornato mi è sembrato di essere stato via per svariati mesi, e questo perché le giornate erano intense e ricche e non vi era nemmeno il tempo di provare nostalgia per la quotidianità a cui ero abituato. Se le settimane prima della partenza passate a studiare volavano ed erano tutte uguali e ripetitive, queste ultime sono state ricche di episodi,di incontri, di personaggi, di esperienze. Avere una vita piena è l’unico modo per vivere realmente, per questo sto già organizzando la mia prossima avventura.

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