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MARIAN AMARIEI-DOCAN, “nelle icone tutto appare assolutamente trasfigurato”

8 Settembre 2016

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MARIAN AMARIEI-DOCAN, “nelle icone tutto appare assolutamente trasfigurato”

Associazione Mozart Italia

SETTIMANA MOZARTIANA 2016

14-18 settembre

Rovereto, Ala, Borgo Valsugana, Folgaria, Isera, Nogaredo

Calendario completo:

http://www.mozartitalia.org/it/settimana-mozartiana-2016/

mercoledì 14 settembre 2016

ore 16.00 – Rovereto, Piazza Rosmini

ROVERETO MOZARTIANA (Visita guidata nella Rovereto del Settecento)

ore 18.00 – Rovereto, Sala Baldessari (via Portici)

INAUGURAZIONE MOSTRA

Saranno esposte opere ispirate a Mozart e commissionate a

MARIAN AMARIEI DOCAN e FRANCO LA SPADA

INTERVISTA di FULVIO ZANONI

AL PITTORE MARIAN AMARIEI-DOCAN

(agosto 2016)

Sorprendo Marian Amariei-Docan nel laboratorio di Rovereto, intento ad apportare l’ultimo ritocco a un cartoncino di soggetto mozartiano.

Rinomato iconografo, il Maestro è arrivato tre anni fa dalla Bucovina (Romania) con il figlio Cassian, esperto informatico in web-design, grafica digitale. Nella suggestiva bottega di via Portici n.35, esattamente nell’edificio dove i norimberghesi Ferleger inaugurarono nel 1580 il primo filatoio idraulico roveretano (le scantinato conserva alcune reminescenze), il maestro Marian crea meravigliose icone interamente dipinte a mano su foglie d’oro. Si tratta di immagini sacre care all’antica tradizione bizantina, ispirate a quelle mirabili dei monasteri ortodossi. Appresa l’arte della sua terra, Marian si sforza di introdurla in Italia. Convinto fautore del qui ed ora (tutte le mattine pratica un’ora di yoga), il maestro disdegna di raccontarci la sua biografia – ma sappiamo che è nato a Calafat nel 1952 e oltre al figlio Cassian ha due figlie adulte, Ana e Maria – professandosi unicamente interessato a “contaminare” la sua tradizione con la nostra.

La presente Mostra, per la quale il maestro Marian ha approntato poco meno di una ventina di cartoni su tema specificamente mozartiano-roveretano, è per lui una valida opportunità.

Maestro, cos’è una icona?

Icona viene dal greco Eikòm, immagine… ma l’icona vale un paradosso: è ricordo, è richiamo, è ammonimento, è incitamento. Per me è anche preghiera: difatti le mie icone io non le firmo mai.

Nella tradizione orientale il dipinto ha sempre un tema religioso.

Assolutamente. Predomina il volto di Cristo (oppure tutta la figura e col Vangelo in mano). Subito dopo viene la Natività, la Madonna col Bambino. …

Vedo rari Crocifissi. Mentre la Chiesa occidentale focalizza il dolore (la Croce, e angosciosa, appare sempre negli affreschi), la Chiesa orientale preferisce l’immagine più felice che possiamo immaginare: la Madre col Bambino. L’impero romano d’oriente, sopravvissuto mille anni a quello d’occidente, ha assicurato molta più tranquillità ai suoi sudditi.

Sì, forse è una spiegazione, ma è una cosa teorica…

Nelle icone tutto appare assolutamente trasfigurato.

Davvero. Pochi chiaroscuri, pochi spazi misurabili, niente emotività fisica, niente erotismo, nessuna animosità, nessun patetismo, nessuna accentuazione del dolore.

Ho notato che nelle icone più antiche il volto di Cristo è univoco: occhi ravvicinati, naso allungato, bocca piccola, mento prominente. Esiste forse un qualche antichissimo prototipo?

Un canone antichissimo fu stabilito non soltanto per il volto di Cristo, anche per quello della Madonna e di tutti i Santi.

Che significa quell’immancabile gesto di Cristo, il pollice della mano destra che tocca l’anulare?

Se osservi bene la mano ripiegata, leggi il nome greco di Gesù Cristo: ICXC.

Le sue opere saranno esposte in occasione della prossima Settimana Mozartiana, il 14 settembre 2016. Sono dipinti che esulano dalla tradizione sacra ma non dalla dimensione etica. Tutti i suoi Mozart, mi pare, hanno fattezze vagamente divine.

Mozart ha la dignità di un angelo. Oggi tutti lo intendiamo come tale, senza età, eterno. Così la sua musica.

Oltre allo specifico tema Mozart-Rovereto, i suoi cartoni sono ulteriormente accomunati da un’identica metodica esecutiva.

Sì, li ho realizzati con la cosiddetta tecnica Macoold, un particolare procedimento che è difficile da spiegare…

Lei è citato fra i massimi esperti mondiali di “Macoold”: questo straordinario procedimento pittorico sembra miracolosamente rigenerare all’infinito ogni minimo dettaglio (una piuma, una ciocca di capelli), anche quando lo si osserva dietro una grossa lente! Come funziona?

E’ un’abilità che possediamo in pochi ma che ci viene quasi automatica, superata una certa soglia di esperienza… di più non posso dire.

La sua strumentazione iconica, preconsumista, non americanizzata, la distanzia da un approdo artistico totalmente laico e ludico. Mi sbaglio?

L’icona, per definizione, si mantiene dentro la dimensione del sacro, qualunque soggetto si scelga. E’ vero, la mia pittura non ambisce a nulla di fumettistico o irridente. Io penso che quelli che irridono sono semplicemente dei presuntuosi. Quando disegno soggetti profani, io sento il bisogno di spostarmi fisicamente in un’altra stanza, sgombra di immagini sacre.

Per concludere, come si trova qui a Rovereto?

Conobbi questa città una prima volta nel 2004, quando fui invitato a un incontro artistico-ecclesiastico. Mi sono stabilito definitivamente a Rovereto nel settembre 2013. Qui mi sento a casa. Dopo la dolorosa morte di mia moglie appena trentacinquenne (per la puntura di una zecca!) ho vagato alcuni anni nell’altrove, in Europa; ora però sono a casa. Ecco come mi sento, a Rovereto: come uno che è arrivato a casa.

Saluto l’affabile maestro Marian facendomi ripetere la sua citazione preferita (un copyright del figlio Cassian), che mi riesce piuttosto misteriosa e però intrigante: “Degeaba ai degete opozabile daca nu stii sa le folosesti“. Che ti servono i pollici opponibili, se non li sai usare?

 

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