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Brexit. Dopo tre mesi dal voto il bilancio del divorzio tra Londra e Bruxelles. Poche certezze e tanti punti oscuri

23 Settembre 2016

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Brexit. Dopo tre mesi dal voto il bilancio del divorzio tra Londra e Bruxelles. Poche certezze e tanti punti oscuri

Poche le certezze, tanti i punti oscuri. Questo il bilancio del divorzio tra Londra e Bruxelles a tre mesi dal referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Europa. Il processo si articola su due piani, quello della separazione di Londra dal resto dell’Ue, e quello della costruzione delle relazioni future Ue-Gran Bretagna. Una sfida complessa, che tocca vari temi, passati in rassegna da Le Figaro.      

Il tipo di accordo, innanzitutto. Londra è intenzionata a negoziare un trattato “su misura”, diverso dai modelli che esistono per Stati quali Norvegia, Svizzera e Canada. “Non cercheremo di restare nell’Ue in sordina”, ha dichiarato il ministro su Brexit, David Davis, “ciò significa che non ci accontenteremo di una soluzione standard e che miriamo ad ottenere il miglior accordo per la Gran Bretagna”.

C’è poi la questione della data di inizio dei negoziati, che potranno essere avviati solo dopo che Londra ne avrà fatto richiesta. Ed è su questo punto che si è consumato in questi mesi un braccio di ferro tra Ue e Regno Unito. “Non prima della fine dell’anno” è stato il mantra del primo ministro britannico Theresa May, che di recente ha fatto intendere che Londra sta pensando a un ulteriore slittamento dei negoziati a gennaio-febbraio 2017. Nemmeno in casa Europa c’è consenso, con Berlino a promuovere una linea più attendista, e Parigi che preme per accelerare la fuoriuscita di Londra.

Venendo alla sostanza dell’accordo, continua a tenere banco il tema dell’immigrazione dei cittadini europei in Gran Bretagna, argomento centrale della campagna referendaria. Il Regno Unito conta circa 3,3 milioni di cittadini europei, di cui 800mila di nazionalità polacca. In proposito Theresa May ha proposto un sistema di permessi di soggiorno che non consente ai cittadini europei di recarsi in Gran Bretagna se non quando hanno già un lavoro.

Quanto ai cittadini europei che vivono già nel Regno Unito, il premier britannico ha assicurato che verranno adottate delle misure per garantirne lo status, a condizione che venga fatto altrettanto con i cittadini britannici che vivono nell’Ue.

Fine della libera circolazione dei cittadini europei, fine del mercato unico. Questa la replica di Bruxelles, decisa a negare la permanenza del Regno unito nel mercato unico, se Londra non garantirà la libera circolazione dei cittadini europei nel regno. Sul punto il governo May è apparso spaccato, con la premier che vorrebbe il regno all’interno del mercato unico, e il ministro Davis pronto a lasciarlo senza troppi rimpianti.

Anche la politica commerciale è divenuta oggetto di scontro tra Londra e Bruxelles. La premier britannica non ha perso tempo e ha intavolato discussioni con Australia, India, Messico, Singapore e Corea del Sud, circostanza che ha fatto infuriare il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, che ha ricordato come il Reno Unito non avesse alcun diritto di negoziare tali accordi, essendo ancora parte dell’Ue.

Brexit si collega indirettamente anche alla questione dell’indipendenza della Scozia, che lo scorso 23 giugno ha visto il prevalere dei remainers con il 62% dei voti. La premier scozzese, Nicola Sturgeon, ha rilanciato la proposta di un nuovo referendum sull’indipendenza della Scozia, dopo quello del 2014, nonostante le rassicurazioni di May riguardo al coinvolgimento di Edimburgo in fase negoziale.

Dal punto di vista economico, poi, il cataclisma economico preconizzato prima del voto, non ha avuto luogo, almeno per il momento – si legge ancora nell’articolo de Le Figaro – grazie anche alle misure varate dalla Banca d’Inghilterra e dalla Banca centrale europea che hanno avuto l’effetto di limitare l’impatto di Brexit sui mercati. Al contrario, la svalutazione della sterlina ha ridato fiato alle esportazioni: servizi, mercato automobilistico e turismo, i settori che hanno beneficiato maggiormente del voto su Brexit.

D’altra parte, i dati a disposizione sono indice di una certa schizofrenia negli investitori riguardo il rischio Brexit: emblematici al riguardo sono il crollo dell’1.7% delle transazioni immobiliari rispetto a luglio 2015 (-1,7%) e la battuta d’arresto nelle attività di fusioni e acquisizioni.

Secondo l’Institute of Public Policy Research (Ippr) nel post-Brexit si è ridotta la domanda di lavoro soprattutto nel settore finanziario, dove si registra un calo del 10% di nuovi assunti. Tutte le stime di crescita, poi, sono state riviste al ribasso. Da ultimo l’Ocse nel suo annuale Economic Outlook ha previsto una contrazione dell’economia britannica dell’1% nel 2017, previsione che ha costretto il Cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, ad ammettere che ci saranno ”alcune difficoltà in futuro”. Lo scenario resta quindi frammentario e gli effetti a lungo termine legati alla Brexit devono ancora mostrarsi.

Fonte: http://www.tribunapoliticaweb.it/2016/09/23/brexit-tre-mesi-dal-voto-bilancio-del-divorzio-londra-bruxelles-poche-certezze-tanti-punti-oscuri/

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