Editoriali Ultime Notizie

Speciale redazionale. Chi ha inventato la “Lambretta”?

4 Agosto 2016

author:

Speciale redazionale. Chi ha inventato la “Lambretta”?

Un glorioso primato industriale dell’Italia del dopoguerra

di Vito Mastrolia

Quanti tra di noi oggi ricordano il mitico scooter degli anni “50-60”, quello che per primo ha motorizzato gli italiani del dopoguerra? Sicuramente pochi, eccetto gli appassionati collezionisti sparsi in tutto il mondo associati spesso in club. Ma chi ha ideato e progettato questo scooter? Anche in questo caso significa rischiare il buio quasi totale. C’è un luogo, una città, una via, un numero civico, un nome cui far risalire il tutto? Ebbene, sì. Sono la Puglia, la città di Vieste, la Via Petrone, il civico N° 7; il nome è quello dell’Ing. Pier Luigi Torre (Vieste 1902-MI 1989), l’azienda produttrice è stata l’Innocenti.  E’ lui l’inventore del famoso scooter. Quest’ultimo ha permesso dal 1947-48 in poi a centinaia di migliaia d’italiani d’ogni età e ceto sociale, di spostarsi per le strade d’Italia, ancora disastrate dalla guerra, per lavoro, per diletto ed altro. Al suo successo segue più tardi quello della concorrente “Vespa” della Piaggio, progettata dall’ex collaboratore di Torre, l’Ing. Corradino D’Ascanio. Ma chi era Pier Luigi Torre? Un giovane studioso, dal carattere riservato, appassionato di matematica, di motori, di macchine d’ogni genere, dalla carriera scolastica ed universitaria brillantissima e fulminante: laureato in ingegneria meccanica ed elettrotecnica a Torino ad appena venti anni, subito dopo laureato anche in ingegneria aeronautica, settore questo che lo appassionerà sempre più. Negli anni, per altri suoi progetti e ricerche in campo aeronautico militare, avrà il grado prima di Colonnello e poi di Generale ad appena 45 anni d’età. Il Famoso idrovolante Savoia-Marchetti S.55 e poi il modello S.55X con cui Cesare Balbo effettuò la seconda trasvolata dell’Atlantico del 1933, infatti, erano stati da lui progettati, insieme all’Ing. Marchetti. Mariella, la seconda figlia ha coltivato da sempre la memoria del padre, partecipando anche alla cerimonia dell’apposizione di una lapide, nella Via Petrone a Vieste, a ricordo dell’insigne viestano, a cura del Comune omonimo. Purtroppo lo stesso finora non ha dedicato una via o una piazza al suo illustre concittadino. Va ricordato pure che Torre aveva progettato e brevettato per gli aerei militari del tempo un dispositivo che registrava in automatico i dati del volo, l’antesignana della “scatola nera”. Oltre a questo aveva anche fatto ricerche per la progettazione di una macchina fotografica tridimensionale. Non so quanti si ricordino anche di questo. Ma torniamo alla “Lambretta”. Tralasciamo la storia della “Innocenti”, la casa di Lambrate (Milano) produttrice dello scooter in questione. Il fondatore dell’Azienda è il sig. Ferdinando Innocenti, figlio di Dante, un fabbro proveniente da Pescia. Siamo nell’anno 1946. E’ finita la seconda guerra mondiale; l’Italia, distrutta dalle bombe degli Alleati, dilaniata dalla strisciante guerra civile, tragicamente ferita dalle stragi naziste e fasciste, miracolosamente si rimette in piedi e progredisce economicamente in modo rapido. In quell’anno Ferdinando Innocenti, a conoscenza delle grandi doti ingegneristiche del Torre, soprattutto della sua esperienza in fatto di materiali leggeri e resistenti, maturata nella progettazione di aeromobili, lo chiama a Milano, dove nei pressi del fiume Lambro egli aveva parte della sua azienda di costruzioni metalmeccaniche, tra cui i famosi “tubi Innocenti”. Egli conferisce l’incarico al Torre di progettare un mezzo motorizzato a due ruote, semplice, robusto, di piccola cilindrata, utilizzando un telaio fatto dei suoi “tubi Innocenti”. Torre si occupa di tutta la parte meccanica, mentre Daniele Oppi si occupa di “vestire” la nuova motoretta. In realtà ben pochi vestiti: una piccola pedana, un piccolo serbatoio per la miscela benzina-olio (motore a due tempi di una semplicità disarmante), un piccolissimo “bagagliaio” (serviva più che altro per metterci la colazione di un operaio che andava al lavoro); due selle, una per il guidatore ed una per un passeggero. Sulla seconda i padri di famiglia ci trasporteranno la moglie, seduta di traverso, con un figlio sulla pedana in piedi davanti al guidatore; i giovani ci trasporteranno la fidanzata verso la classica scampagnata. Gli attrezzi minimi con l’inevitabile candela di ricambio inseriti nel terminale del telaio, sotto la sella. In seguito, a causa delle frequenti bucature delle ruote, si rese necessario collocare anche una ruota di scorta, prima al centro sulla pedana, poi sul retro.

Il primo modello fu brevettato con il nome “Lambretta” Innocenti, poiché il capannone della fabbrica sorgeva sul fiume Lambro a Milano; nome e marchio sono rimasti negli anni futuri, cambiando solo le sigle in lettere e numeri per indicare i modelli successivi. Esso è presentato in anteprima a Parigi già nello stesso anno. La produzione parte dall’anno dopo con pochi esemplari, ma subito fioccano gli ordini a migliaia.

Il primo motore era un due tempi di 123,7 cc a tre marce con cambio a pedale sulla pedana, un solo cilindro raffreddato ad aria esposto a vista, impianto elettrico minimo con un volano-magnete che forniva corrente alla candela ed ai fari anteriore e posteriore. Sospensioni spartane, insufficienti per le buche delle strade di allora e perciò presto modificate e migliorate. Freni a tamburo. Messa in moto con cordino a strappo (presto modificata a pedale, poiché quella si rompeva spesso e bisognava mettere in moto “ a spinta” ).

L’Ing. Torre rimarrà con l’Innocenti fino al 1962 come Direttore tecnico.

Poi assumerà al Politecnico di Milano la cattedra di Disegno macchine e Progettazione mantenendola fin quasi alla morte. La sua seconda passione, dopo quella per i motori e gli aerei, fu quella per le rose, che egli curò per anni nella sua villa a Stresa. Sua è l’ibridazione della rosa blu, un fiore allora inesistente. La “Lambretta” dal 1948 fino al 1968 è uscita in ben quindici versioni in vari colori originali soprattutto verde oliva e beige. Dal 1957 escono i modelli “carenati”, non più nudi, con motori più potenti, più grandi di cilindrata e più veloci.

Con l’Ing. Cassola e l’Ing. Rizzi Torre progettò nel 1951 un modello da corsa carenato, detto “siluro” che segnò il record di velocità nello stesso anno. Altri record segnò negli anni successivi.

Torre dal 1957/58 ebbe anche l’incarico di studiare e progettare un modello di una piccola auto a Marchio Innocenti. Progetto poi fallito. L’Innocenti nel 1959 strinse un accordo con la britannica BMC per produrre la famosa Austin A40 di 900 C. e poi la notissima “Mini”.

Intanto la produzione della “Lambretta” nelle sue diverse versioni si espande in Cile, Brasile, India, Argentina, Spagna.

Nel 1972, dopo alterne vicende economico-imprenditoriali non proprio favorevoli, il marchio Innocenti e la catena di montaggio della “Lambretta” saranno venduti, tramite il governo Indiano, a un’Azienda indiana, appunto, la S.I.L. che la produce tuttora. Attualmente ci sono due musei della Lambretta, uno a Rodano vicino Milano, l’altro in Calabria, in provincia di Catanzaro, a Sellia Marina che risulta essere il I° Museo della Lambretta creato in Italia, opera del sacerdote don Andrea Bruno, parroco di Soveria Simeri (CZ). A migliaia sono gli appassionati cultori di questo storico scooter, persone che hanno tirato fuori da cantine e magazzini, dov’erano dimenticati, magari arrugginiti, esemplari unici, riportandoli miracolosamente in vita dopo anni di abbandono e dopo affannose ricerche dei pezzi originali presso fiere-mercato di antiquariato.

Molti esemplari di “Lambretta”, perfettamente funzionanti, sono iscritti al PRA non solo, ma anche al Registro Storico della FMI o dell’ASI, in possesso quindi del relativo certificato di autenticità. Molti sono i club in Italia, in Europa ed in tutto il mondo, persino negli USA.

Quello della “Lambretta” è uno dei tanti gloriosi primati industriali italiani di cui tutti dovremmo essere orgogliosi ed avere memoria. Analogamente tutti dovremmo ricordare il genio italiano che l’ideò e la progettò.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *