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Il prezzo della popolarità

26 Agosto 2016

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Il prezzo della popolarità

Alla luce delle recenti polemiche locali tra blogger, giornalisti, rappresentanti politici e cittadini (più che altro virtuali) qualche piccola riflessione sui ruoli. Che differenze ci sono tra blogger e giornalisti? Interfacciarsi con la stampa è come giocare a poker? Oppure è un mezzo per rimanere “sul pezzo”?

Più o meno ultimamente gli attacchi al mondo della carta stampata e di quella virtuale (o genericamente ai giornalisti) sono sempre più frequenti. Tutto questo lascia perplessi e smarriti molti lettori che non sanno più a che santo votarsi per avere un quadro completo delle informazioni che circolano nel mondo. All’interno delle società democratiche deve riconoscersi alla stampa ed ai mass media il ruolo di fori privilegiati per la divulgazione extra moenia dei temi di interesse pubblico. I giornali sono i “cani da guardia” della democrazia e delle istituzioni. Fatta questa doverosa premessa è bene anche ricordare che a volte taluni giornalisti sono finiti in mezzo a questioni delicatissime, dall’attacco all’ Iraq nel 2003 alle segnalazioni (errate) in diretta tv nel 2004 a Luttwak in merito ad attività terroristiche sul suolo italiano con tanto di magra figura dell’americano in prima serata, a volte fidarsi di semplici indiscrezioni non verificate non paga, specialmente se si collabora con i servizi segreti. Davanti a ciò l’ormai localmente famoso “caso Bianchi” impallidisce. In realtà il paradigma risulta il medesimo, utilizzato a rotazione da moltissimi politici, anche di grido. Berlusconi costruì sulle proprie dichiarazioni e successive smentite vere e proprie “campagne mediatiche”. Bianchi è un martire della stampa come a suo tempo Berlusconi o ha giocato a livello strategico ottimamente le proprie carte? La risposta come sempre è nel mezzo. Capita che un personaggio politico (sono generico, non entro nella querelle locale ove preferisco sia il lettore a ragionarci) cavalchi (giustamente) il proprio elettorato ed utilizzi la stampa, tra dichiarazioni, smentite e spesso polemiche (quelle che tirano di più). Chi non parlò “delle corna del Silvio Nazionale”, anti Internazionale, visto il contesto in cui quel caso esplose. Capita anche che la stampa, visto il traino del personaggio, s’agganci a qualsiasi dichiarazione (anche innocente) e ne monti un polverone.  Succede anche a parti invertite, sia chiaro. Ne sa qualcosa il sindaco di Bolzano, Caramaschi, scivolato sulla classica “buccia di banana mediatica” a tema Monumento della Vittoria.  L’indiscrezione, la famosa indiscrezione giornalistica è a volte scintilla di casi che si gonfiano da soli o gonfiati poi dalla grande condivisione via web. Il politico di turno ad esempio nel mondo dei social deve stare attentissimo a ciò che scrive sui social. Capita a volte che un semplice post possa trasformarsi in una richiesta di dimissioni. Capita di continuo. Dagli strafalcioni sul Cern di Ginevra ad opera di qualche ministro, alle sparate populiste sui vari temi. A volte si paga anche la semplice leggerezza, una frase mal scritta, un pensiero espresso male. La rettifica può non bastare, anzi a volte amplia la triste novella, raggiungendo chi si fosse perso l’insana uscita e che ricorderà più che le scuse il fattaccio. Il prezzo della popolarità passa anche da qui, motivo per cui molti politici si dotano di consulenti vari e veri e propri social manager, oppure del classico portavoce. Ormai queste figure abbondano a tutti i livelli e in una società così liquida spesso risultano fondamentali. Risposte pronte, in un buon italiano e connesse creano fiducia nei lettori (spesso possibili elettori), viceversa frasi disconnesse e raffazzonate fanno emergere insicurezza e molto altro.

Per Menger noi viviamo costantemente in una situazione di scarsità, che è innanzitutto scarsità di informazioni: siamo inevitabilmente sempre male informati e tormentati dall’incertezza. Detto ciò occorre valutare il rapporto tra giornalismo ed informazione. Prima, però, occorre precisare che la struttura della comunicazione è caratterizzata dalla presenza di tre elementi costitutivi e fondamentali:

1) l’atto o l’azione del comunicare

2) l’informazione veicolata;

3) la comprensione del messaggio.

Blogger e dintorni

Uno dei possibili approcci a questo tema riguarda l’etica. In Italia, Paese di leggi e regolamenti, giornalisti sono tutelati da un ordine professionale e devono, o dovrebbero, attenersi a un codice etico. Si chiama Carta dei Doveri del Giornalista ed è stato redatto nel 1993 a seguito di un dibattito fra l’Ordine dei Giornalisti e la Federazione della Stampa. Mille e ottocento parole che dicono sostanzialmente cinque cose: un giornalista deve sempre verificare le fonti delle notizie che pubblica, rispettare la dignità delle persone, evitare di diffamarle arbitrariamente e senza prove concrete, rifiutare regali più o meno palesi di usare a proprio favore le informazioni di cui dispone. Nel caso commetta un errore, inoltre, un giornalista è tenuto a garantire il diritto di replica, cioè a consentire alla parte lesa di dire la sua nello stesso ambito su cui l’articolo è stato pubblicato. I giornalisti si dividono in due categorie: Il giornalista pubblicista è una figura prevista dall’albo dei giornalisti italiano ed è un giornalista che svolge l’attività giornalistica pur esercitando un’altra professione. È iscritto in un apposito elenco dell’albo dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, con sedi regionali nei capoluoghi di regione. La legge italiana distingue l’attività del giornalista pubblicista da quella del giornalista professionista: “il pubblicista svolge l’attività giornalistica pur esercitando altre professioni o impieghi“, mentre “il giornalista professionista esercita in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista“. Queste figure sono provviste di regolare tesserino, trovate gli elenchi dei suddetti sui siti dei vari albi regionali (per Bolzano basta andare su www.odgtaa.it e troverete elenchi ed informazioni varie) Per i blogger invece non esiste niente del genere. Niente regole, niente codice etico. E nemmeno niente obblighi, fatta eccezione per quelli previsti dalla Legge. La diffamazione, per esempio, è un reato e si applica a chiunque, blogger e giornalisti compresi. Non importa se blogger o giornalista, non importa che siate popolari o meno, vostro diritto sapere chi vi intervista e perché, vostro diritto sapere su quale testata il pezzo andrà pubblicato, dovete essere consapevoli che finire su un giornale equivale a parlare in pubblico. Le critiche o gli applausi che riceverete fanno parte di un gioco a cui consapevolmente avete deciso di partecipare.

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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