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Da Ferragosto alle Olimpiadi, italiani d’agosto

15 Agosto 2016

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Da Ferragosto alle Olimpiadi, italiani d’agosto

”In barca, alle cinque del mattino, aspettavamo l’alba. Io mi appisolavo e lui mi diceva: svegliati, goditi il bello della vita, avrai tempo di dormire quando sarai morto”, cosi in una mattina di un Ferragosto lontano, Gianni Agnelli a Benno Graziani, poche parole che descrivono un personaggio inimitabile, icona dello stile italiano “che conquista”. Come inimitabili gli anni ’60 del secolo scorso. L’Italia del boom, l’Italia che guardò avanti dopo la guerra. Una Vespa, una 500, il mare ed un posto al sole. Il famigerato posto al sole, il mito di grandezza che ci trascinò in Etiopia, fu conquistato di fatto nella vita glamour della Nuova Italia, terra di “Vacanze Romane”, dal cielo “dipinto di blu” cantato da Modugno. Ferragosto apice della “bella vita” all’italiana, brand di successo del paese, che rimase un marchio di fabbrica. Ci cascarono un po’ tutti, dai politici (assai più raffinati di quelli odierni) agli intellettuali (amanti dell’otium) come Pasolini, che per l’estate, insieme ad altri comprò una casa sul mare vicino Roma, dimora adibita ad incontri dove scambiarsi versi, idee e molto altro.  Agosto è un mese particolare per l’Italia, lo è fin dall’antichità. Ci vide lunghissimo Ottaviano Augusto che s’ingegnò per dare il proprio nome ad un mese gioviale, caldo (ma non troppo). Non contento ci piazzò anche una festa, il Ferragosto per l’appunto, festa pagana “di riassunto”, in pratica accorpò tutte le feste presenti (lo poté fare in quanto pontefice massimo, che più o meno equivale al nostro Papa). I romani infatti, e gli italici tutti, associarono per i secoli avvenire il nome di Augusto e relativo mese ad un periodo di calma ragionata, di riposo lavorativo, di transizione ove mettere nero su bianco i propri progetti. In agosto le fabbriche sonnecchiano, motivo per cui Mussolini fece tornare in auge il Ferragosto. La festa calzava a pennello per il regime: evocava i fasti imperiali tanto cari al Duce, esaltava la figura di Ottaviano (ispiratore di Mussolini in molti aspetti) e soprattutto “regalava” ulteriore festa alle classi meno abbienti. Erano lontani i tempi della Vespa e della 500 e quindi Mussolini s’intentò i treni popolari, ovvero convogli a prezzi stracciati creati ad hoc. I proletari italiani quindi avevano (per la prima volta, l’Italia liberale in questo fu pessima) la possibilità di recarsi al mare, montagna o città d’arte. Esistevano due “pacchetti “: il primo prevedeva una gita di un giorno, il secondo la possibilità di star via tre giorni (dal 13 fino al 15 agosto) ed usufruire delle strutture dello stato. Il vitto non era compreso. Nacque quindi il famoso pranzo al sacco, da consumare nella gita fuori porta. Si cucinava il giorno prima e si tendeva a portarsi armi e bagagli per ricreare la” tavola domestica”. Del resto siamo italiani e la cultura del cibo è intrinseca, la domanda principe quando si viaggia infatti è spesso il seguente” Bello, ma come si mangia? “. Provincialismo, difetto? Forse sì, forse no, del resto la buona cucina è l’essenza della vita. Capita quindi che ad agosto, sgranocchiando le polpette di nonna, gli italiani s’appassionino per le gare sportive delle Olimpiadi. Un paese strano il nostro, sportivamente (i numeri parlano chiaro, anzi chiarissimo) assoluta potenza, ma ovviamente fuori dagli schemi, apparentemente disorganizzato, con l’atteggiamento di chi vive alla giornata. Un  po’ cavaliere errante, poco scintillante, ma decisivo nei momento che contano.  Cultura sportiva che tende a scimmiottare il sentimento nazionale: la mattina brocchi, la sera campioni, a mezzanotte nuovamente brocchi, a colazione fenomeni. L’altalena d’emozioni che ha sempre caratterizzato l’Italia, depressa ed esaltata anche nel giro di poche ore, anche contemporaneamente. Succede nello sport, che altri non è che una proiezione della vita, e capitò perfino in guerra. Nel 1918 si passò dalla depressione alla Vittoria in pochi mesi, uno sforzo senza precedenti. La “battaglia del solstizio” di fatto nell’estate del 1918 bloccò l’iniziativa austriaca e rilanciò l’offensiva italiana che portò a Vittorio Veneto. Offensiva che venne pianificata nell’agosto del 1918. Il mese che da millenni non smette d’intrecciarsi con il destino del nostro paese.

 

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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