Cultura e società Ultime Notizie

Bolzano. Le tecniche d’amore dei falciatori della Valle Isarco

3 Agosto 2016

author:

Bolzano. Le tecniche d’amore dei falciatori della Valle Isarco

“Alle volpi si spara prima che fuggano, le donne si amano prima che invecchino”
Originale l’iniziativa del Museo civico di Bolzano. Consiste nell’esporre ogni mese con un rilievo tutto particolare un oggetto scelto per la sua originalità e quindi in grado di suscitare curiosità nei visitatori.
L’oggetto scelto per il mese di agosto è il portafalce della Val d’Isarco. Si tratta della custodia in legno nella quale veniva riposta e protetta la lama della falciatrice, quando il contadino si trasferiva sull’alpe per la fienagione. Normalmente questo lasso di tempo era la settimana di San Lorenzo, quindi la prima quindicina di agosto. Era questo un periodo di gioia e spensieratezza per i contadini, come si può leggere dalle scritte incise sui vari portafalce. Caratteristici in particolare sono quelli della bassa Val d’Isarco soprattutto della zona tra Velturno e Barbiano studiati da Karl Wohlgemuth (Bolzano 1867 – Riva del Garda 1933), maestro e collezionista di arte popolare tirolese. I portafalce (chiamati Sögnisschoade o Sögnisschloss) di questa zona, sono intagliati da un unico pezzo di legno e davanti presentano una testa di animale, serpente o drago, mentre lateralmente sono incise altre figure e scritte. Il piccolo cassetto sotto serve a contenere gli anelli, con i quali fissare la lama al suo supporto.
Nel Registro della collezione Wohlgemuth), fascicolo II, S. 3; redatto tra il 1930 e il 1932) troviamo queste descrizioni, espressioni di quel periodo felice dei ragazzi sull’alpe, lontani e liberi dalla controllata vita quotidiana di paese, costantemente sotto gli occhi di volta in volta pettegoli o severi della comunità e della chiesa. “A volpi e conigli bisogna sparare prima che fuggano nel bosco e giovani donne bisogna amare, prima che diventino vecchie” leggiamo su un portafalce falce di Lazfons firmato e datato, Franz Gebhart 1836. La lama diventa espressione simbolica di coraggio, risolutezza, grinta e spericolatezza sia all’aperto, sia nei confronti del gentil sesso.
L’usanza dei portafalce, diffusa in Val d’Isarco da Colma a Velturno, sta scomparendo; ora i tagliatori di fieno proteggono le lame solo con vecchie pezze di stoffa.
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *