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Sexting, ansia da prestazione giovanile, oppure cos’è?

20 Giugno 2016

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Sexting, ansia da prestazione giovanile, oppure cos’è?

di Giuseppe Maiolo
Urge la cyber education
C’è una parola che descrive un nuovo comportamento dei nativi digitali il cui significato però è ancora poco conosciuto: sexting. Il termine inglese, come i tanti vocaboli che ormai si usano per descrivere i fenomeni della rete, sta a significare l’atto di trasmettere foto, video e testo a carattere sessuale. Via Instant Message o attraverso i Social media come WhatsApp, ora si trasmette una quantità di materiale fotografico e immagini di pose intime ed erotiche scattate personalmente come selfie.  Sono le nuove abitudini in gran parte dei giovani e dei giovanissimi che, all’insaputa degli adulti, stanno influenzando il comportamento collettivo e diffondendo un nuovo modo disinibito di vivere l’intimità.

Il sexting non va confuso con la circolazione di materiale pornografico. È una pratica legata invece alla relazione che oggi hanno gli adolescenti quando iniziano un rapporto e, oltre ai contatti fisici e alla conoscenza reale, aggiungono il virtuale e l’eccitazione di inviare foto personali con pose intime e azioni sessuali al proprio partner. In alcuni casi si tratta del tentativo di superare l’inibizione tipica dei primi rapporti con l’aiuto delle nuove tecnologie di comunicazione e la diffusa interazione virtuale che ormai accompagna le nuove generazioni.  In altri potrebbe voler essere un tentativo per ridurre l’ansia di prestazione e quella reale paura che prova un giovane nel corso della sua tempesta ormonale e in prossimità dell’incontro con la sessualità reale.

Però la nuova moda del sexting, spesso ignorata dai genitori che non si accorgono di quello che fanno i loro figli con il cellulare, al di là di queste ragioni può diventare una pratica pericolosa o a fortemente a rischio. Prima di tutto perché sta anticipando in maniera incredibile l’esperienza del sesso. Virtuale o no tutto avviene ora presto, troppo presto. In secondo luogo il pericolo potrebbe essere quello di rappresentare una modalità di approccio particolarmente  eccitante ma allo stesso tempo poco corrispondente alla realtà di una sessualità matura la quale è fatta non solo di eros ed eccitazioni plurime ma anche di sentimenti ed emozioni complesse.

Se per un verso questa pratica potrebbe valere come modo per rompere il ghiaccio all’inizio di una relazione, c’è poi il reale pericolo che le foto intime e riservate alla coppia possano invece circolare in rete all’insaputa dell’interessato. Di mano in mano, o meglio di smartphone in smartphone, il materiale diffuso diventa di pubblico dominio, causando non pochi danni sul piano della reputazione.

In qualche caso c’è poi il pericolo che la pratica non sia spontanea ma avvenga sotto la pressione psicologica di uno dei due partner. Capita infatti che l’invio di materiale intimo venga sollecitato come “prova d’amore”. Il che invece va visto come molestia più che come sexting e andrebbe bloccato o addirittura denunciato. Se poi si aggiunge, in modo particolare per le femmine, che l’invio di questi selfie potrebbe essere richiesto da “amici virtuali” ovvero persone conosciute in rete, spesso adulti e non coetanei, che si sono presentati con identità false per ottenere fiducia e materiale erotico, si può comprendere quale sia il livello di pericolo.

È di vitale importanza allora educare bene i ragazzi e le ragazze fin da quando sono piccoli all’uso corretto del materiale fotografico postato in rete. Essi devono sapere quali rischi si corrono se si pubblicano foto personali “senza veli” o video a sfondo erotico. E tutti devono essere consapevoli delle responsabilità che ci sono nel diffondere immagini che ritraggono altri in contenuti sessuali più o meno espliciti. E’ compito degli adulti intervenire il prima possibile con i bambini con una vera e propria cyber education.

 

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