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La Corte d’Appello di Torino accoglie due richieste di stepchild adoption

27 Maggio 2016

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La Corte d’Appello di Torino accoglie due richieste di stepchild adoption

Le due domande erano state respinte in primo grado. In secondo grado le richieste sono state accolte. Diversi parlamentari di area del centrodestra depositano in Cassazione il quesito per il referendum abrogativo della legge sulle Unioni Civili.

La questione relativa alla stepchild adoption continua ad essere un tema importante in Italia, soprattutto dopo l’approvazione definitiva in Parlamento della legge sulle Unioni Civili. La Corte d’Appello di Torino ha accolto ben due richieste di stepchild adoption. I magistrati della Sezione minorenni, con due sentenze distinte, hanno concesso a due coppie di donne l’adozione dei figli delle rispettive partner. È interessante che entrambe le istanze, prima di ricevere il parere favorevole anche della Procura Generale, fossero state respinte in primo grado. Il primo caso esaminato e accolto dalla Corte d’Appello riguarda una donna che ha richiesto e ottenuto l’autorizzazione di adottare il figlio di cinque anni della donna con cui aveva contratto matrimonio in Islanda nel 2015. Il secondo caso riguarda due donne conviventi dal 2007 e unite in matrimonio in Danimarca nel 2014. Queste volevano adottare le rispettive figlie, nate con inseminazione artificiale che oggi hanno sette e cinque anni. Il giudice della procura generale di Torino anche in questo caso aveva espresso un parere favorevole. Secondo fonti stampa la presidente della sezione avrebbe chiarito che si sia trattato semplicemente della tutela di una situazione di fatto. Fondamentalmente i magistrati avrebbero preso atto delle condizioni positive in cui stanno crescendo i bimbi, facendo presente che in materia è applicabile la legge 184 del 1983. In una delle due sentenze i magistrati si sarebbero anche richiamati alla disciplina della Corte europea dei diritti dell’uomo, in base alla quale il concetto di vita familiare dovrebbe essere ancorato ai fatti, poiché l’esistenza di un nucleo familiare non sarebbe subordinata all’accertamento di un determinato status giuridico, ma alla effettività dei legami.

Intanto però diversi parlamentari di area del centrodestra hanno depositato in Cassazione il quesito per il referendum abrogativo della legge sulle Unioni Civili approvata da poco. Il deposito è stato firmato da diversi esponenti noti, tra cui: Roccella e Quagliariello (movimento IDeA); Molteni e Simonetti (Lega); Sacconi e Formigoni (AP); Gasparri, Malan e Palmieri (Fi); Fucci e Tarquinio (CoR), nonché Rampelli (FdL). Sembra che i depositari vogliano far abrogare la prima parte della legge Cirinnà per impedire future adozioni e rimarcare la differenza tra unioni omosessuali e matrimoni. Immediata la reazione del PD, in particolare di Monica Cirinnà, che ha fatto sapere che qualora si dovesse votare, l’abrogazione non passerà.

Ora bisogna vedere se i promotori riusciranno ad accogliere le 500mila firme necessarie, cosa non proprio facilissima. In ogni modo non tutto il centrodestra all’interno del Parlamento pare essere d’accordo con l’ipotetico referendum. Il capo di Ap e ministro degli interni, nonché alleato di Matteo Renzi avrebbe precisato che per l’Area Popolare le Unioni Civili non sarebbero materia di scontro, cosicché l’opposizione alla legge potrebbe limitarsi a pochi parlamentari. Comunque sia, nonostante l’approvazione delle Unioni Civili, la resistenza è ancora piuttosto forte.

 

 

 

 

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